Agostino Porretto, l’editore che racconta la bellezza della Sicilia

di | 17 Mar 21

“Con la mia rivista Sicilia. L’Isola del tesoro ho il presuntuoso obiettivo di riuscire a far prevalere nell’immaginario collettivo il concetto di cultura, bellezza e, soprattutto, unicità della nostra terra”

Agostino Porretto

Ho conosciuto Agostino Porretto alla presentazione di un libro di Lino Buscemi in una libreria di Palermo. Non siamo coetanei ma fra noi è nata immediatamente un’intesa. Porretto mi ha regalato una copia della rivista Sicilia l’isola del tesoro, di cui è editore. Sono rimasto affascinato dalla copertina, dagli argomenti trattati, dai collaboratori che vi scrivono e soprattutto dalla ricerca della bellezza e delle curiosità della nostra terra. .

Quanto è faticoso realizzare una rivista che va a scandagliare bellezza, cultura e curiosità delle provincie siciliane?

Più che di fatica, parlerei di impegno nel ricercare autori e argomenti, ogni volta nuovi e antichi nello stesso tempo. Un lavoro che non potrei portare a termine se non fossi coadiuvato da amici, studiosi e personaggi appassionati della Sicilia come me. Certamente non posso negare le difficoltà quotidiane di carattere economico che oggi incidono su tutta la produzione di carta stampata di un certo tipo, tali che spesso sono costretto a supplire con il mio personale sacrificio. Questo, nonostante la rivista sia apprezzata non solo in Italia, ma anche all’estero, da cui la necessità della doppia lingua. Fin tanto che posso, non verrò meno alla qualità di questo prodotto che spero nel tempo la sensibilità dei lettori possa garantirne la continuità.

A quale tipo di pubblico si rivolge L’isola del tesoro  e in quali paesi viene diffusa?

La particolare materia trattata dalla rivista potrebbe fare ritenere che si rivolga essenzialmente ad un target medio-alto, ma invece, abbiamo avuto modo di constatare che certamente provoca la curiosità della scoperta in tutti. Essenzialmente viene letta in Europa, Germania Francia, Austria, Spagna, ma ha un certo mercato anche negli Stati Uniti.

Come viene vissuta la sicilianità all’estero?

Ancora oggi al termine “sicilianità” viene immancabilmente affiancato il fenomeno “mafia”. Con la mia rivista ho il presuntuoso obiettivo di riuscire a fare prevalere nell’immaginario collettivo il concetto di cultura, bellezza e, soprattutto, unicità.

Quali sono ancora i tesori da scoprire nell’isola?

Mi auguro – e sono convinto – che questa domanda non avrà mai una risposta definitiva. D’altronde sono già quindici anni che viene pubblicata la rivista e il problema non è “di cosa scriveremo”, ma piuttosto “di quale pezzo dovremo fare a meno?”

La rivista vuole raccontare gli aspetti positivi della Sicilia abbracciando turismo, cultura, archeologia, enogastronomia, musica, arti visive, cinematografia…

In realtà trattiamo molti altri argomenti, alcuni di carattere generale, altri più specifici, secondo il caso. Una delle caratteristiche della rivista è, infatti, di non avere cliché prestabiliti, ma di formarsi ogni volta in modo diverso. Tuttavia, dal numero prossimo numero, che dovrebbe essere disponibile dai primi di marzo, – pandemia permettendo – oltre il mio editoriale, abbiamo avviato una attività di informazione, rivolta soprattutto ai giovani siciliani. Anche in questo caso è tutto da scoprire, nella certezza che creerà stimoli e nuove passioni.

La Sicilia rappresenta  ancora una parte del sale del mondo?

Indubbiamente. Senza nulla volere togliere alle civiltà orientali, la Cultura, quella con la “C” maiuscola, quella che ha improntato il mondo occidentale, è nata sulle rive del Mediterraneo e La Sicilia, trovandosi al centro di questo sistema non poteva e non può che continuare ad essere culla di civiltà.

In un’intervista lei ha detto che la Sicilia è stata ridotta l’isola del deserto e che la burocrazia è il più grande nemico dell’isola. Cosa intendeva dire esattamente?

Non ricordo a che proposito ebbi ad affermare le parole da lei citate. Oggi vorrei dire che mi piacerebbe che anche la burocrazia siciliana possa diventare un tesoro, da scoprire e da esportare, quale anticipazione di sistemi nuovi ed adeguati alla realtà del mercato globale. In tutto ciò, se il riferimento è al settore turistico, assume particolare importanza, non solo l’analisi della domanda che dovrebbero fare i burocrati, ma in modo moderno ed esclusivo costoro dovrebbero costruire un progetto dell’offerta del turismo basandola principalmente sui suoi tesori che costituiscono invero il punto di forza della nostra “unicità” turistica.

I grandi eventi attraggono i turisti, ma come si  organizzano?

Con i soldi! I soldi significano scelta di professionalità di alta qualità, grandi scenografi e soprattutto il meglio che il mercato dello spettacolo e dei singoli settori offre. Sono gli attori che determinano il successo di un evento, garantendo la certezza del risultato, la sicurezza ambientale, favorendo i collegamenti e le infrastrutture idonee alla mobilità ed alla ospitalità e la presenza dei media. In poche parole, il grande evento diventa tale quando sono grandi i protagonisti che lo pensano e lo costruiscono.

Lei ha detto:  “I siciliani non sono seduti sul petrolio ma sulla cultura di grandi civiltà…”

L’ho detto e lo ripeto ancora adesso. Sono assolutamente convinto che la Sicilia è il risultato dei popoli che l’hanno abitata nelle varie epoche, ma l’sola con la sua natura e la sua essenza ha contribuito a trasformare la loro civiltà migliorandone contenuti, forme e spessore. Ma il petrolio è una ricchezza che termina con l’esaurirsi del giacimento, la cultura potrebbe essere eterna se i popoli che la posseggono sono capaci di custodirla, coltivarla e difenderla.

Agostino Porretto

Quali sono le sofferenze della cultura in Sicilia?

Mi verrebbe spontaneo rispondere: “i siciliani”.  É una provocazione e nello stesso tempo una constatazione. Infatti, in molti di noi manca la consapevolezza di questo tesoro.

Quali errori sono stati fatti sul tema del turismo?

Non sono convinto che “errore” sia il termine esatto, piuttosto, parlerei di scelte sbagliate, di idee non condivise, che purtroppo  è un concetto dalla caratura molto più pesante e drammatica. Infatti, agli errori si può rimediare, ma certe scelte non hanno via di ritorno. Nell’ultimo numero della rivista c’è un servizio sulla battaglia che avvenne sotto le mura di Himera, sulla sabbia di una bellissima spiaggia che ha restituito importanti testimonianze storiche. Cosa dire che a pochi passi di distanza, sulla stessa spiaggia sorgono gli scheletri di un polo industriale mai decollato?

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Non ci penso, perché sono troppo impegnato nel vivere il presente.

3 Commenti

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    Orgoglioso di essere tuo amico- avanti tutta con questa speciale rivista – grazie Agostino

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    Bellissima e veritiera intervista. Il turismo è il bene più prezioso per noi siciliani e l’editore Agostino Porretto con la splendida rivista Sicila – L’Isola del tesoro valorizza costantemente le bellezze naturali, ed artistiche che possediamo, facendole conoscere ad un pubblico sempre più vasto.

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    Ciao Agostino, sei il migliore

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