Addio ad Aldo Scimè, l’amico fraterno di Sciascia

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Lutto nel mondo della Cultura. Un grande vuoto alla Fondazione e in Contrada Noce. Una vita fra Rai e Assemblea regionale, cominciando dalla buona politica di Mattarella.

Aldo Scimè alla Noce (Foto Pietro Tulumello)

Se ne va l’amico fraterno di Sciascia, dallo scrittore indicato come guida della Fondazione a lui intitolata. Se ne va un sincero amico di Sergio Mattarella. Se ne va il giornalista che, partito da Racalmuto, fondò a Palermo il primo nucleo della Rai in Sicilia conducendone per molto tempo programmi e notiziari. E mancherà l’intellettuale che pensò e animò il Premio Pirandello, il colto presidente della Fondazione Whitaker che rilanciò l’isola di Mothia, il direttore della rivista Kalòs, il burocrate che al vertice dell’Assemblea regionale, da segretario generale, aprì i portoni di Palazzo dei Normanni alla cultura, a scrittori e registi, editori ed artisti.

Se ne va Aldo Scimè, un siciliano nato a Racalmuto 93 anni fa, cuore e radici salde nel suo buen retiro di Contrada Noce, la casa fra pini e vigneti a due passi da quella di Leonardo Sciascia, l’amico di infanzia poi presentato ad Elvira Sellerio quando a Palermo cominciò l’avventura della casa editrice. E per raccontare la vita di Scimè da quell’angolo amato della campagna fra Racalmuto e Favara bisogna cominciare. Dalla casa in pietra dove Sciascia leggeva i manoscritti del “Giorno della civetta” o di “A Ciascuno il suo” seduto sui gradini della soglia d’ingresso a una minuta platea di amici come Carmelo Rizzo, Salvatore Restivo o Emanuele Cavallaro, il cugino che convinse a seguirlo nell’avventura della Rai come primo cineoperatore. E insieme, partendo da Racalmuto, cominciarono a raccontare la Sicilia al Paese, calandosi perfino nelle miniere di zolfo dove cavatori e “carusi” delle “Parrocchie di Regalpetra” picconavano a 35 gradi sotto terra, nudi.

Inchieste e denunce per scuotere e accendere i riflettori sul profondo Sud. Temi propri di quel circolo che alla Noce vedeva prolificare gli amici, da Renato Guttuso a Ferdinando Scianna e Matteo Collura, da Vincenzo Consolo a Gesualdo Bufalino e Andrea Camilleri.

Tutti passati dalla Fondazione Sciascia che, dopo la morte dello scrittore, Scimè amministrò trasformandola in un vero e proprio museo con una pinacoteca arricchita da una copiosa corrispondenza di eccezionale valore. Lettere di Pasolini, Calvino, Montanelli, tanto per citare alcuni dei protagonisti della vita culturale in contatto con Sciascia, a sua volta sempre pronto a confidarsi e chiedere consiglio a Scimè.

Componente del Parco Regalpetra, membro della giuria del Premio Sciascia-Racalmare, negli ultimi tempi Aldo Scimè sostenne il progetto della “Strada degli scrittori” ed è una fortuna avere festeggiato con lui i suoi 90 anni nel settembre 2014 nella piazza di Racalmuto proiettando le immagini tratte dalle teche Rai. Occasione di una manifestazione di grande richiamo sugli autori di un territorio che ha Racalmuto come perno. Avvio quella sera di un progetto innestato nella vita della Fondazione Sciascia e di un paese del quale Aldo Scimè amava la voce critica di “Malgrado Tutto”, il giornalino nato trent’anni fa per volontà di alcuni ragazzi destinati a eccellere nella scrittura e nel mondo culturale, da Gaetano Savatteri a Giancarlo Macaluso, da Egidio Terrana a Salvatore Picone.

Sempre pronto a non far mancare il suo diretto intervento, a concedere una intervista, un ricordo, a far rivivere la memoria, anche ad accennare un rimprovero critico, come accadeva per il Teatro di Racalmuto, un gioiello dell’Ottocento ancora chiuso, nonostante con Sciascia proprio Scimè si fosse speso per la ricostruzione scuotendo il sonno dei potenti.

Una vita di grandi incontri, a cominciare da quello con Piersanti Mattarella quando, alla fine degli anni Settanta, il presidente poi ucciso dalla mafia cominciò a pensare a “una Sicilia con le carte in regola”, lavorando in un centro studi, una vera fucina di intelligenze animate da Scimè, dal suo successore a segretario generale dell’Assemblea, Nonò Salamone, da un intellettuale esperto di economia come Salvatore Butera. Affonda in quella Palermo perbene, in quelle radici la frequentazione con il futuro Capo dello Stato che trovò sempre in Scimè un saldo punto di riferimento.

Se ne va lasciando il ricordo di una somma di incontri, di riflessioni e di preziosi documenti che adesso sarà compito di chi lo ha amato raccogliere e conservare per chi vorrà studiarli.

 A cominciare dagli amati figli. Rosanna, primario di Ematologia, assistente devota durante la lunga malattia insieme con l’insostituibile marito, Ennio Giardina. Salvatore, il cronista Rai che ha seguito le orme paterne nella professione prediletta. E Fabrizio, oggi alla guida dell’Assemblea regionale dallo stesso ufficio del padre. Tutti vicini alla mamma, Nina Lo Presti, donna che mise da parte la sua laurea in lettere per seguire ogni passo di una vita vissuta insieme, fra Palermo e la Noce.

 

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La piccola famiglia di Malgrado tutto non dimenticherà mai il grande affetto che il Dott. Aldo Scimè nutriva verso questo giornale, l’attenzione che ci riservava, i preziosissimi consigli che nel tempo ci ha sempre dato. Grazie Aldo,  per tutto quello che hai fatto e per il meraviglioso ricordo che lasci in tutti noi.

Alla moglie e ai figli il nostro sentito cordoglio.

Malgrado tutto

I funerali si svolgeranno a Palermo, mercoledì 2 agosto alle ore 9, nella Chiesa Madonna di Fatima, in via Terrasanta.

 

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2 Responses to Addio ad Aldo Scimè, l’amico fraterno di Sciascia

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    Ignazio Marchese Rispondi

    01/08/2017 a 11:36

    Se ne va, dalla vita terrena, un amico, un grande amico, Aldo Scimè. Intelligente, tenace, di enorme spessore culturale e sociale, mite caparbio, generoso, gentiluomo. Condivido il pensiero che dice che i morti non sono degli assenti, ma solo degli invisibili, che tengono lo sguardo dei loro occhi pieni di luce nei nostri pieni di lacrime, e per Aldo quel pensiero vale ancora di più, enormemente di più. Ho avuto il privilegio di averti amico, anche se ci siamo frequentati poco, ma ho sempre colto nello sguardo di quei tuoi piccoli occhi, pieni di intelligenza viva appunto, la sete di ascoltare e di comunicare, di accogliere e di trasmettere, in punta di piedi, con quella antica signorilità che ti è sempre appartenuta. Ciao Aldo, ci mancherai; Mancheranno i tuoi racconti e i tuoi consigli, così come la tua presenza anche quando eri lontano da Racalmuto, ma non ci mancherà tutto quello che, con la tua grande umiltà, ci hai trasmesso. Ciao Aldo.
    Ignazio Marchese

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    Angelo Sardo Rispondi

    02/08/2017 a 10:19

    Oggi il paese di Racalmuto e soprattutto la Contrada Noce perde uno dei suoi figli migliori. Mi piace ricordare il Dr. Aldo Scimè, non solo come uomo delle Istituzioni e della Cultura ma come uomo della campagna della Noce, appassionato di Viticoltura,di Olivicoltura in mezzo ai giovani operai a raccogliere uva e preparare vini. Mi auguro che gli eredi continuino a manifestare questo suo impegno ed interesse per le terre della Noce. Con affetto. Angelo Sardo.

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