Da Zingonia a Favara… Se fossero i bambini a governare l’Italia

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Luca Mori ha girato in lungo e in largo l’Italia andando per scuole elementari a vedere come i bambini costruiscono un’utopia. E i bambini si sono attivati immaginando strade, palazzi, forme di governo, rapporto con gli stranieri.

A sinistra è tutto un fiorire di discorsi e di polemiche su alleanze, leggi, procedure. Spesso si dicono e si fanno cose giuste e condivisibili. Tuttavia qualcosa non va. Vi è un eccesso di identificazione tra parlamentari e dirigenti politici. E’ una cosa che riguarda tutti i partiti. Non ci sono differenze tra le forze a sinistra del PD, il PD stesso, il M5Stelle, i partiti di destra.

Per i partiti di sinistra, che dovrebbero avere una funzione critica e che dovrebbero puntare a un cambiamento, ciò costituisce un grave handicap di cui quasi nessuno si accorge. Il fatto che senatori, deputati, consiglieri siano quasi i soli dirigenti politici crea confusione perché tutto alla fine si risolve nei processi di legislazione e o nei dibattiti parlamentari e poiché il parlamento è in questa fase storica assai lontano dai cittadini, diventa assai difficile uscire da una certa autoreferenzialità della politica, di destra o di sinistra che sia e a cui si contrappongono i cosiddetti populismi, che, al di là di ogni esorcismo possibile, sono, inutile negarlo, sia di destra che di sinistra.

E una delle ragioni è sicuramente nel fatto che, al di là della collocazione politica (sinistra, centro, destra), il distacco tra politica e cittadini è talmente forte che assomiglia a un teatro dove la distanza tra gli attori e gli spettatori è così grande che, dal palcoscenico, si sente in platea soltanto un indistinto vociare di personaggi stereotipati, fissi nel loro ruolo, intenti a recitare la stessa ripetitiva, noiosa parte. Tutto si svolge nel presente o in un futuro immediato senza troppa immaginazione. Può darsi che la famosa frase del ’68 parigino, l’immaginazione al potere, fosse eccessiva, anche se non ne sono così sicuro, ma certo oggi il potere soffre del difetto opposto, privo di immaginazione com’è.

Immaginazione significa per la politica futuro. E vi sono delle meravigliose persone che nel nostro presente rappresentano il futuro: i bambini. Non votano e perciò non interessano. Ma essi sono capaci di costruire insieme con l’immaginazione mondi sociali e politici. Essi vivono in questa terra, non nell’Elysium, nei Campi Elisi del parlamento.

Luca Mori ha girato in lungo e in largo l’Italia andando per scuole elementari a vedere come i bambini costruiscono un’utopia, cioè un mondo così come lo possono immaginare collettivamente. Ha pubblicato i risultati di questi viaggi (L. Mori, Utopie di bambini. Il mondo rifatto dall’infanzia, ETS, Pisa, 2017), che ho prefatto con gioia e che desidero qui condividere. Da Bergamo a Scampia, da Zingonia a Favara, da Riva del Garda a Pisa, da Molfetta a Mazara del Vallo i bambini si sono attivati immaginando strade, palazzi, forme di governo, rapporto con gli stranieri. Hanno escluso i videogiochi dalle loro isole immaginarie e i più grandicelli hanno messo fuori gli adulti. Ciascuno a modo loro, ciascuna classe a modo suo, ma tutti insieme si sono messi a percorrere una strada che si apriva man mano che veniva costruita.

I bambini giocano in spiagge infinite, scrive Tagore in una meravigliosa poesia. I bambini costruiscono mondi, imitando quelli degli adulti, ma trasformandoli con l’immaginazione e la fantasia. Dai bambini non emergono mondi impossibili, al contrario essi fanno nascere nuove possibilità che noi adulti, presi come siamo da noi stessi, non riusciamo a vedere. Ma la politica non è anche questo? Non è il sapere immaginare mondi possibili in base ai quali commisurare quelli esistenti? Tutto ciò l’abbiamo perso e non sappiamo più impararlo dai bambini, i quali giocano, ma giocando ci insegnano a guardare il mondo con altri occhi. Non dovrebbe la politica saper guardare il mondo con altri occhi per poter modificare quello esistente? Ma come fa se si rinchiude in un sistema chiuso quale è diventato quello istituzionale?

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