Zaccaria: “Wojtyla? Uno splendido rivoluzionario”

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“Nessuno immaginava quel forte messaggio a Piano San Gregorio”

Stelio ZaccariaSono trascorsi vent’anni dalla storica visita di Papa Giovanni Paolo II ad Agrigento. Era l’8 e 9 maggio del 1993. È passato il tempo ma in molti quel ricordo è rimasto indelebile, sia tra quanti furono in qualche modo tra i protagonisti di quelle due straordinarie giornate, sia tra chi assistette in piazza Vittorio Emanuele, in piazza Don Minzoni, e infine nella Valle dei Templi. Tra coloro che vissero attivamente la visita del Papa c’è Stelio Zaccaria, segretario provinciale dell’Assostampa.

 Quali i ricordi di quello storico avvenimento?
“La notizia della visita ad Agrigento dell’allora Papa Giovanni Paolo II venne fatta molti mesi prima dall’arcivescovo Carmelo Ferraro. Da quel momento si susseguirono tutta una serie di iniziative e interventi propedeutici che seguii per il giornale La Sicilia. Io mi occupavo di cronaca bianca per cui raccontavo i preparativi: gli interventi alle strade, alla città e l’intera organizzazione della visita. Per il giorno dell’arrivo le strade erano bloccate, per cui ci dividemmo i compiti in modo che ognuno potesse seguire un singolo evento. Io andai nell’ufficio stampa, che era stato predisposto al primo piano del Genio civile. Da quella postazione potevo seguire tutti i comunicati stampa e le notizie ufficiali che giungevano; quindi le comunicavo alla redazione. Il Papa arrivò in elicottero nell’eliporto di San Leone e da lì con la papamobile raggiunse il Viale della Vittoria e poi piazza Vittorio Emanuele. Davanti al cinema Astor era stato allestito un palco per un primo discorso alla città e alle autorità. Io ero affacciato al balcone del palazzo del Genio civile e da lì vidi l’arrivo e ascoltati il discorso di saluto; lo vidi poi andare via per raggiungere l’arcivescovado dove avrebbe cenato e dormito. Ancora oggi la stanza è stata lasciata com’era, a perenne memoria di quella visita. Con un articolo si concluse la mia prima giornata al seguito del papa. L’indomani andai in piazza Don Minzoni, dove il Papa tenne il discorso dal balcone principale e nel pomeriggio seguii la messa e il celebre anatema contro la mafia pronunciato davanti al tempio della Concordia”.
Quali furono le impressioni di quella seconda giornata?
Giovanni Paolo II ad Agrigento“Che fosse un evento storico lo capimmo subito, appena giunta la notizia della visita del papa ad Agrigento, ma nessuno immaginava quel forte messaggio a Piano San Gregorio, pronunciato a labbra strette e pugni chiusi. Ci sconvolse subito. Ho impiegato qualche momento prima di realizzare ciò che stavo vedendo. Poco dopo capii subito che si trattava di un evento. Da giornalista sono abituato all’antimafia, alle lezioni a scuola, ai professionisti dell’antimafia. Ma quella volta le parole mi entrarono dentro come mai mi era accaduto. Avvertii subito la redazione. Si capì che era un fatto importantissimo. Tutto il Mondo lo riprese e quel messaggio scosse veramente molte coscienze”.
Qual è, in sintesi, da cattolico e da giornalista, il suo giudizio sull’operato di Karol Wojtyla nel corso del suo pontificato e la sua opinione rispetto all’ammirazione dei cattolici, e non solo, per questo pontefice, che è stato voluto santo subito?
“Karol Wojtyla era uno splendido rivoluzionario. Il primo uomo buono e coraggioso che aveva anche un potere immenso. Lo esercitò dentro e fuori la Chiesa, e lasciò un segno indelebile in tutto il mondo. Insegno l’amore, la generosità ma anche ad avere coraggio. A ribellarsi ai torti. Come giornalista ho notato la sua capacità di comunicare in un momento di evoluzione dei mezzi di comunicazione. Raggiungeva con facilità i potenti del mondo e gli emarginati. Ha tracciato la strada per i suoi successori. Papa Benedetto XVI non è stato un suo discepolo. Ma Papa Francesco pare che lo sarà”.

Anna Maria Scicolone

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