Vittime innocenti del degrado morale

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Libere riflessioni sull’Italia delle efferatezze, dove spesso le regole sono latitanti.

Yara Gambirasio

Yara Gambirasio

Le notizie si sono quasi accavallate lasciando tutti attoniti; un marito e padre, reo confesso di aver ucciso moglie e due figlioletti per un’infatuazione non corrisposta. Un marito e padre di tre figli presunto assassino di Yara, una ragazzina di un paese della bergamasca. Due storie distinte che hanno forse un unico filo conduttore, il degrado morale, l’assenza di regole e una quotidianità dove vigono, oramai, gli egoismi. Dovremmo risalire a cause ben più profonde e chiederci cosa abbia potuto produrre tali mostri in un paese che, certo, non sta offrendo il meglio di se stesso in tutti i campi. Restiamo tutti sbigottiti, impauriti, e ci ergiamo a investigatori, giudici o moralisti, dimenticando forse, senza nulla togliere all’efferatezza dei gesti, la nostra compartecipazione a una vita che ormai è sempre più proiettata verso gli individualismi, gli arrivismi. Un assassino e un presunto tale che meritano il massimo della pena e che rappresentino il monito da cui fuggire anche nei momenti di lucida follia che ognuno di noi rischia di attraversare nell’arco della propria vita, ma che certo non giustificherebbe, in nessun modo, simili efferatezze.

L’Italia dei moralisti, la definirei, una nazione dove ci scandalizziamo per le azioni di altri e, scendendo in ben più miseri e quasi insignificanti episodi, trascuriamo i nostri comportamenti o siamo solo disposti a concedere giustificazioni a nostra misura. Parafrasando, con tutto il rispetto e la delicatezza possibili, il nostro disappunto emerge anche nei piccoli arrivismi che si trasformano in contrasti e in giustificazioni per mancati successi o protagonismi negati. Siamo concentrati su noi stessi, su nostri successi, sulle nostre aspirazioni tralasciando di vivere una vita fatta di regole e di dialogo con gli altri evitando, a volte, l’abbandono e il degrado di una società che avrebbe sempre più bisogno di un impegno globale, per far crescere i nostri figli, con i sani principi, una vita scandita anche dalle regole, che non siano oppio per le nostre intraprendenze o le nostre sane ambizioni, ma rappresentino la negazione di devianze, di illeciti e di prevaricazioni.

Adesso ci concentreremo tutti sugli eventi calcistici. Siamo in periodo di mondiali di calcio, uno sport che in Italia ha sempre rappresentato una sorta di panacea per dimenticare in fretta qualunque triste episodio. Non meravigliamoci, quindi se in occasione dello svolgimento delle partite dimenticheremo tutte le brutture che si sono succedute in questo periodo, se per un mese circa, nessuno penserà più di tanto alla crisi, ai disastri, alle guerre. Ma tutti guarderemo il campo, tifando per una squadra o l’altra accostando a questa o quella competizione le rivalse della nostra vita, come una sorta di muta vendetta o bisbigliata contrarietà, associando episodi fantacalcistici che, immaginiamo, possano svolgersi paradossalmente in campo.

Ricordiamo però che anche una competizione calcistica deve avere le sue regole, e che una partita, viene svolta con ventidue giocatori e un arbitro in campo, garanzia di regolarità dello svolgimento, rispetto dell’avversario, di imparzialità e di giudizio non di parte. Allora abbasso l’Italia delle non regole, delle efferatezze, dei finti buonisti e dei moralisti dell’occasione e viva l’Italia del pallone, dove le regole possano per una volta essere accostate alla vita e dove, da un calcio ad un pallone si possa imparare che si può anche perdere, perché il nostro avversario è più bravo, ma che poi non si cerchino scuse di sorta e si mantenga, piuttosto, un comportamento dignitoso.

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