Vincenzo Consolo, un anno dopo

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Ricordiamo lo scrittore siciliano, ad un anno dalla scomparsa, riproponendo parte di un’intervista che lo scrittore ci ha rilasciato nel 2006, in occasione della sua ultima visita a Racalmuto. Sciascia e il mondo delle zolfare, l’impegno civile e il ruolo degli intellettuali, i giovani e la speranza per il futuro

Vincenzo ConsoloE’ già passato un anno dalla scomparsa dello scrittore Vincenzo Consolo. Era il 21 gennaio quando a Milano si spegne una delle ultime “voci” di quella Sicilia raccontata da Sciascia, da Bufalino, dallo stesso Consolo. Consolo era uno dei tanti amici di Malgrado tutto. Non ci fece mai mancare il suo contributo, soprattutto quando gli chiedevamo di ricordare l’amico Leonardo Sciascia. Recentemente la vedova dello scrittore, la signora Caterina, riordinando le carte del marito, ha trovato un faldone con i numeri del nostro giornale. Li aveva tutti conservati. Tante le interviste che ci ha rilasciato negli incontri a Grotte, dove per anni ha guidato la giuria del premio “Racalmare” o a Racalmuto, in qualche iniziativa della Fondazione Sciascia. L’ultima volta venne nel 2006, al teatro Regina Margherita. Ad un anno dalla scomparsa, anche noi vogliamo ricordarlo. Pubblichiamo uno stralcio di una lunga intervista realizzata da Salvatore Picone. Consolo parla del suo rapporto con Sciascia e con la Sicilia delle zolfare. Nelle sue parole l’amarezza di non aver potuto raccontare il dramma dei giovani disorientati e senza valori.

Maestro, un piacevole ritorno in questi luoghi sciasciani…
“Avevo letto di questi luoghi – racconta Consolo – sin dai primi libri di Leonardo, da Le parrocchie di Regalpetra in poi. Nel ’63, quando ho pubblicato il mio primo libro, La ferita dell’aprile, l’ho mandato a Sciascia, che allora abitava a Caltanissetta, con una lettera in cui dichiaravo il mio debito nei suoi confronti. E lui mi ha scritto invitandomi di andarlo a trovare a Caltanissetta e poi da lì c’erano le nostre ricognizioni nei luoghi della sua memoria e quindi a Racalmuto e dintorni. E ho scoperto la Sicilia che non conoscevo, in compagnia di Sciascia e con la guida dei suoi libri: la realtà degli zolfatari, dei salinari. Io venivo da una Sicilia assolutamente diversa di questa occidentale. La mia era una Sicilia di realtà contadina dove non c’erano miniere. E quindi scoprii una realtà nuova e per me piena di interesse. Sciascia è stato una sorta di Virgilio per me, perché mi ha fatto scoprire la realtà più alta della Sicilia. Una Sicilia di quei lavoratori che avevano preso coscienza della propria condizione, ed erano proprio zolfatari e salinai che per primi reclamarono i loro diritti e il rispetto della propria dignità”.

Qual è il libro di Sciascia che le piace di più?
“Sono tanti. Due che preferisco sono Morte dell’Inquisitore e Todo modo. Sono i libri altiConsolo con Sciascia e Bufalino alla Noce di Leonardo Sciascia, per diversi motivi. Morte dell’Inquisitore affronta il tema illuministico, del coraggio di un uomo, frà Diego La Matina di Racalmuto. L’altro, Todo modo, affronta il tema del potere politico-mafioso in Italia. In questo libro Sciascia va al cuore della matrice metafisica a cui questo potere si riferiva nel momento degli esercizi spirituali. Sciascia analizza con sapienza e profondità il nucleo terribile del legame tra politica e mafia”.

Gli intellettuali, come Sciascia e Pasolini, oggi non sono più ascoltati?
“La cavea è vuota, non ci sono più spettatori… Sull’esempio di Emile Zola a proposito dell’Affaire Dreyfus: se oggi succedesse in Europa, nel nostro Paese, come succede tutti i giorni, cioè un caso di ingiustizia, e se un intellettuale scrivesse sui giornali per denunziare un fatto di ingiustizia, non sarebbe più ascoltato…”.

Attraverso le colonne di “Malgrado tutto” Gesualdo Bufalino affidò ai giovani la speranza della Sicilia…
“Non voglio apparire come l’uomo anziano che rimpiange il tempo passato. Però obiettivamente in Sicilia, come in tutto il Paese, viviamo una situazione di regressione politica, etica, morale e culturale… Io spero che ci sia, da parte dei giovani soprattutto, una sorta di rigetto di questo nostro degrado. Che ci sia una riconquista dei veri valori della civiltà e della cultura. E della vita”.

Salvatore Picone

“Non ci sono più luoghi come la Noce”. Intervista a Vincenzo Consolo – Salvatore Picone, Malgrado tutto, Aprile 2006

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