Verso le elezioni. Sciangula: “Avevamo creduto alle primarie. Così non è avvenuto”

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Non nasconde la sua delusione Anna Sciangula, giovane candidata del Pdl, per la mancata occasione di rinnovamento del suo partito, sottolineando che la sua presenza in lista è la naturale continuità di un impegno politico che dura da anni. Di Berlusconi dice: “Le donne immagine che ha messo in politica mi danno fastidio…Ma la vera novità di questa tornata elettorale è lui”

altAnna Sciangula, 38 anni, è candidata alla Camera dei deputati nella lista del Pdl. Sposata, due bambine, vive a Realmonte. Laureanda in Ingegneria Aerospaziale è formatore professionale, dipendente dell’Anfe. È stata componente della Consulta Nazionale del Turismo di An, responsabile provinciale del Dipartimento Pari Opportunità di An ad Agrigento ed ha poi ricoperto la carica di Coordinatrice Regionale delle Donne di AN in Sicilia. Ha prestato collaborazione al Commissario delegato per l’emergenza idrica, allora Totò Cuffaro. Ha collaborato alla stesura di disegni di legge ed ha all’attivo due pubblicazioni: “Quando la politica è donna: uno sguardo da Destra”; “InformaImpresa – Legislazione europea, nazionale e regionale per l’imprenditoria femminile, giovanile e non solo”.

– Una scelta convinta, quella di sostenere il Pdl, dettata da un personale percorso politico o da precise condivisioni programmatiche?
“Ho cominciato a fare politica in modo consapevole sin dai tempi dell’Università. A Roma fui selezionata assieme ad altri 17 giovani per il I Master di formazione politica di Alleanza nazionale. Eravamo stati scelti in base ad una selezione rigorosissima. Poi è proseguito il mio impegno sul territorio, come candidata al Consiglio Provinciale, candidata a sindaco nel comune di Realmonte, e persi per un soffio; nel 2006 candidata alla Camera in posizione utile non entrai per un pelo. Alla Regione sono stata la donna più votata di An in Sicilia. Nominata nella Giunta provinciale Fontana, come assessore all’Innovazione, SIT e Pari Opportunità, mi sono occupata dell’informatizzazione dell’ente, dell’apertura della prima ludoteca della Provincia, ritenuta tra le migliori strutture di Sicilia e chiusa alcuni anni dopo dal presidente D’Orsi. All’apice del mio momento politico, si è chiusa l’esperienza di Alleanza nazionale e per coerenza sono confluita nel Pdl. Sono rimasta da sempre legata a Domenico Nania, già vice presidente del Senato. Nel Pdl mi sono trovata sempre bene, anche per un rapporto di stima con Angelino Alfano, ma la sua lontananza, determinata dai suoi impegni da ministro, prima, e da segretario, poi, mi ha costretto ad un periodo di panchina. Non ho mai scalciato: il mio è un servizio, non un’aspirazione personale. Sorda alle lusinghe di altri partiti, ho mantenuto la coerenza. Questo silenzio consapevole nei confronti di Alfano è stato da lui molto apprezzato . Mi ha voluto in lista per sottolineare una sua stima nei miei confronti e per rimettermi in campo per il prossimo futuro. Ne sono stata lusingata perché ne ho colto questo significato. D’altra parte non sono più una ragazza; né sono stata messa in lista perché si doveva scegliere una donna, ma si è trattato di dare continuità ad un impegno politico. Non sono io del resto a dovermi realizzare ma i valori e gli ideali della destra in cui credo per le ricadute in tema di politica economica, di welfare, di giustizia sociale e per la capacità di tradurre questi valori in programmi”.
– Come giustifica la reazione dell’elettorato che, dopo le riapparizioni del leader Berlusconi in televisione continua a premiarlo con una crescita percentuale nei sondaggi?
“La gente si è resa conto che il modo di pensare della Sinistra italiana non ha avuto una vera capacità di evolversi culturalmente e politicamente, come in Europa e nel mondo, dove si fronteggiano in genere due blocchi contrapposti. L’innovazione sarebbe stata rappresentata da un ‘Renzi contro Alfano’. Ma il Pd ha rimesso in campo il dinosauro. Monti è un’anomalia: soltanto in Italia c’è un Centro che per alzare il prezzo vuol far pesare i propri voti e determinare una maggioranza, che non è quella scelta dagli elettori. Renzi sarebbe stata la vera novità”.
– Se i sondaggi dovessero essere confermati, quale sarebbe lo scenario di Governo, secondo il suo punto di vista?
“Sono realista. C’è una disaffezione per la politica. La gente sta veramente male. Non credo nella rimonta. Se i sondaggi saranno vicini alla realtà, non sarà un Governo stabile. Si profila una vittoria del Centrodestra al Senato nelle ‘regioni chiave’ e una vittoria alla Camera del Centrosinistra. L’obiettivo più saggio, se questa ipotesi dovesse realizzarsi, potrebbe essere una fase di transizione, di circa due anni, per andare verso una politica più sana, più matura, come quelle d’Europa e del mondo, che vede la contrapposizione di due schieramenti e non la scelta tra il ‘meno peggio’. Immagino due poli, un ‘Alfano contro Renzi’: se finalmente la democrazia italiana eliminasse l’anomalia centrista sarebbe più bello. Come nel ’47 con il partito dell’Uomo Qualunque, che nella crisi esprimeva un malessere sociale, senza alcuna soluzione di Governo, così è anche Grillo. Ma quando verrà fuori la politica sana e, tolti i truffatori e tutta la gentaglia che ha avuto ruoli di primo piano, si potrà tornare a votare ed allora si potrà avere un buon Governo e un buon politico. A quel punto l’Italia non avrà più bisogno di fenomeni che raccolgono il malcontento, come Grillo e i suoi”.
– Angelino Alfano, coordinatore nazionale del Pdl, è stato vicino ad essere messo a capo di una politica di rinnovamento di Centrodestra. A che cosa deve secondo lei questo passo indietro a vantaggio dell’immagine del leader Berlusconi?
“Intanto, come ha indicato Berlusconi, se il Pdl dovesse vincere, Alfano sarebbe il nuovo premier. Certo, non è questo il percorso con cui volevamo arrivare alla scelta di Alfano presidente del Consiglio. Avevamo creduto alle primarie, per un’istanza di rinnovamento che veniva dalla base. Così non è avvenuto. È stato Berlusconi a scegliere, perché è cambiato il quadro politico: il competitor non era più Renzi, ma Bersani. Ha prevalso una ragione interna: Berlusconi ha ripreso le redini in mano. Così come non erano maturi i tempi per la Sinistra per un reale cambiamento, allo stesso modo una parte della classe dirigente del Centrodestra non ha voluto questo cambiamento”
– Berlusconi, le sue vicende giudiziarie, la sua immagine a livello internazionale, i pettegolezzi e non solo sulla sua vita privata, sulle sue abitudini e su feste e festini: da cittadina e da donna non si è mai sentita in imbarazzo nel sostenerlo? Per lei è ancora il leader indiscusso?
“Intanto il giudizio fondamentale va al politico e non all’uomo. Quello che fa nella vita privata, se non sfocia in aspetti legalmente perseguibili non m’interessa. Piuttosto, da soggetto politico e da donna mi ha dato più fastidio che abbia messo in politica donne-immagine, piuttosto che donne con una forte esperienza politica. Certo, il fatto che in questo momento di crisi economica mondiale abbia arginato la deriva del sistema Italia, mi fa perdonare alcune sue derive personali. La congiuntura internazionale e le democrazie non mature non gli hanno consentito di realizzare il sogno italiano delle riforme, il progresso, l’innovazione, l’europeizzazione, le infrastrutture. Tante sono le cose che sono state fatte dal suo Governo, ma si punta il dito su quello che non è riuscito a fare. La vera novità di questa tornata elettorale è proprio lui: Berlusconi, la sua positività, con i suoi punti programmatici, volti a ridare fiducia ai cittadini, spiegando che non è con le tasse che si risolleva un Paese, ma rimettendo in moto le politiche economiche, con la detassazione del lavoro, con il sostegno alle imprese nelle assunzioni, togliendo alle famiglie l’aggravio dell’Imu, con una politica per il lavoro, per la casa, per la famiglia. Se fossi stata in posizione utile in lista, avrei puntato il dito sulla giustizia sociale, sulla traduzione dei valori in cui credo, sulle condizioni di lavoro delle forze dell’ordine, sulle infrastrutture bloccate, sui servizi sociali che non funzionano, sugli asili nido, sulle banche del tempo, su tutta una serie di programmi di cui, siccome siamo in emergenza, nessuno parla, ed invece sono proprio questi i temi da affrontare”.
– La presenza delle donne in lista: come giudica la partecipazione delle cosiddette quote rosa?
“Ho fatto una lunga lotta sulle quote rosa, in passato, ma come start up per poter operare il cambiamento. All’inizio, quando cominciai a fare politica, gli uomini mi ridevano dietro. Adesso io non credo che sia importante essere uomo o donna, ma ciò che conta è il valore aggiunto che si è in grado di dare alla politica. Intendo dire che le donne non devono entrare in politica in quanto tali, ma come persone capaci di portare quel valore aggiunto. Il numero di quante donne poco importa. Certo, con questa legge elettorale non può emergere il soggetto politico forte. Quando si potrà scegliere, o quando si potrà dare più di una preferenza, garantendo almeno un voto ad una donna, allora sarà diverso”.
– Ha destato scalpore la promessa shock di Berlusconi. La gente ha bisogno di speranza? Quanto conta la sostanza dei fatti in politica, alla luce anche del fatto che per lunghi anni è stato alla guida del Paese?
“Dare prospettive di soluzione dei problemi è quello che si deve alla gente. È importante rimettere in moto il sistema Italia, farlo ripartire dai cittadini, non dall’imposizione dello Stato. Bisogna ripartire dall’identità della persona, da un sistema che sappia valorizzarla. Ai numeri di Monti io non c’ho mai creduto. Toccando le corde più intime di questo popolo, rimettendolo su moralmente si potrà ripartire, con una ripresa emotiva e morale di uno Stato con le sue fondamenta”.
– Ma il dramma del debito pubblico non era già un’emergenza quando Berlusconi era ancora in carica?
“Il debito pubblico si è accumulato in decenni e decenni, andando indietro fino ai tempi della Democrazia Cristiana. Si è continuato a spendere senza rendersi conto di porre sul groppone delle generazioni successive uno zaino di piombo. Su un ripianamento del debito pubblico si è abbattuta la congiuntura economica internazionale. A tutto questo si aggiunga il grande problema dell’euro, quando Romano Prodi ha svenduto la lira con un cambio a nostro sfavore. Tutto questo ha portato al disastro. Gli italiani stanno male. Non è lo spread, che può essere manipolato da poteri finanziari e bancari a preoccuparmi davvero, ma il dramma che vivono le famiglie”.
– Monti, con l’appoggio anche del Pdl, ha affermato di aver salvato l’Italia dal baratro. Condivide?
“Non ho mai accettato il Governo Monti. La sovranità di uno Stato è nelle mani del popolo ed è il popolo che deve scegliere da chi essere governato. Io avrei preferito che si andasse alle elezioni. Avremmo avuto un Governo legittimato dal popolo ad assumersi le responsabilità di necessarie riforme. I partiti invece si sono nascosti dietro questo Governo tecnico, lasciando che facesse le scelte più difficili. Sono convinta che nessun partito politico, di qualunque schieramento, si sarebbe fatto carico di scelte come quelle del Governo Monti. Qualcuno sosteneva: lo sostengo, ma lo subisco. Io, invece, non l’avrei sostenuto”.
– Che cosa pensa di Monti candidato?
“Penso che rappresenti dei poteri forti, che ha avuto questo momento di visibilità e che miri a mantenere un posto di vertice, a livello europeo. Non ha ragionato da tecnico, ma da politico. Non condivido questa sua scelta: ha tradito lo spirito con cui aveva assunto l’impegno di formare un Governo tecnico per salvare l’Italia. Penso che alla fine non raggiungerà una percentuale utile per avere una rappresentanza in Parlamento. Non condivido la sua strategia personale, né quella politica”.
– E di Bersani che idea si è fatta?
“La Sinistra italiana ha cambiato molte volte nome, ma mai il suo modo di pensare. Aveva in mano un gioiello, che rappresentava una Sinistra moderna, innovativa, progressista, che avrebbe messo in difficoltà anche parte dell’elettorato dei moderati: non un leader di apparato, ma un leader carismatico. Il Pd non ha colto l’opportunità. Non vedo una capacità politica, un’idea di welfare nel Pd che sia in grado di far uscire l’Italia dallo stallo. Dicono che Destra e Sinistra oggi si equivalgono e non è vero. Tra l’altro, chi ha nella coalizione Vendola (Sel) non potrà operare le stesse politiche sociali di una coalizione moderata, che si basa sui principi fondamentali della Costituzione dell’Unione Europea, sulla dottrina cristiana, sull’identità dello Stato e della famiglia. Lungi da me essere omofoba: una cosa sono i diritti della persona, altra cosa è la famiglia intesa in maniera classica”.
– Che cosa pensa di Ingroia?
“Una grande anomalia italiana. Non è plausibile che magistrati, che tra l’altro hanno avuto in mano processi dagli inevitabili risvolti politici, facciano politica e che possano continuare a farla. La magistratura possiede l’ago della bilancia di cui la Giustizia è il simbolo. Che facciano politica, ma almeno in modo irreversibile e non tornino più a fare i magistrati”
– E dei trasformisti della politica?
“Condanno il trasformismo. Penso ad un disegno di legge che imponga il vincolo di mandato. Non è soltanto una questione morale. Quando un esponente politico si sposta da un partito all’altro, tradisce la volontà dell’elettore. Abbiamo assistito ad un abbassamento del livello culturale e politico di certa classe dirigente anche nella nostra provincia. La politica è diventata mera strategia. Vorrei che la persona eletta rimanesse fedele alla sua maggioranza, o si dimettesse per andare di nuovo ad elezioni, lasciando all’elettorato il compito di scegliere”.
– I privilegi dei politici, i vitalizi dei parlamentari, le spese pazze dei partiti, non avranno allontanato ancora di più i cittadini dalla politica?
“È necessaria la riduzione di ogni privilegio. Ma è pur vero che l’Italia ha bisogno di tagliare le spese di sottogoverni inutili, di enti che non servono a nulla e ce ne sono ancora anche in Sicilia. Penso al carrozzone della gestione dei rifiuti, le cui conseguenze sono la spazzatura in mezzo alle strade e i lavoratori senza stipendio da mesi. La politica torni a fare politica, anche con una riduzione delle indennità, e si taglino queste spese: si utilizzino i fondi per rimettere in modo la catena dell’economia facendo ripartire le imprese e creando lavoro. Si creino al posto di questi enti strutture più leggere e i fondi si spendano sul territorio per servizi e infrastrutture”.

Anna Maria Scicolone

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