Verso le elezioni. Maria Iacono: “In Parlamento c’è un posto anche per me”

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Ostenta sicurezza l’ex sindaco di Caltabellotta, candidata nelle liste del PD, rispetto alla sua elezione: “La battaglia delle donne alle Primarie ha rappresentato un evento estremamente innovativo”

altMaria Iacono, 50 anni, due figlie, è candidata alle prossime “politiche” nella lista del Pd. Nella Fgci da quando aveva 16 anni, ha fatto parte degli organismi provinciali e della segreteria regionale della Federazione giovanile dei comunisti italiani. Ad Agrigento è stata responsabile femminile del Pci. Dal ’94 al ’98 è stata sindaco di Caltabellotta. Ha seguito tutte le fasi evolutive del partito fino al Pd. Oggi è capogruppo del Pd in Consiglio comunale a Caltabellotta e fa parte dell’esecutivo provinciale del partito democratico, nonché dell’assemblea regionale del partito.
Quante chance ha di essere eletta?
“Credo di averne abbastanza. Il mio partito vincerà le elezioni e con il premio di maggioranza credo che ci possa essere un posto anche per me in Parlamento”.

La legge elettorale, il cosiddetto “porcellum”, ha garantito i più forti e continuerà a favorire le grandi coalizioni; per puntare ad un consistente cambiamento delle compagini all’interno del Parlamento, si doveva cambiare questa legge? Perché non si è riusciti a cambiarla secondo lei?
“Non si è riusciti a cambiarla perché il Pdl si è messo di traverso. Noi abbiamo fatto la nostra battaglia, perché riteniamo che questa legge rappresenti un elemento disgregante che allontana sempre più i cittadini dalla politica. Abbiamo cercato di ricucire il rapporto con gli elettori attraverso le primarie ed abbiamo ottenuto il sostegno di tanta gente, che ha capito l’importanza di questa nostra scelta. Cambiare la legge elettorale deve essere uno degli obiettivi della prossima legislatura”.

Le primarie, un grande esempio di democrazia: a parte qualche eccezione, però, sono stati riproposti alcuni degli esponenti storici della Sinistra. Anche lei invero non è un volto nuovo, anche se per la prima volta candidata al Parlamento. Quali i caratteri di novità determinati dalle primarie?

“La vera novità sta nella stessa proposizione delle primarie nella politica italiana; credo che non ce ne siano esempi in tutta Europa. Quindi una straordinaria novità per il nostro Paese, che la gente ha colto positivamente. Ci siamo sottoposti al giudizio dell’elettorato più vasto di Centrosinistra, in modo democratico. È stata la scelta di un percorso che è stato caratterizzato dalla presenza di tante donne. Credo che la novità consista in questa ampia partecipazione. Gli elettori sono stati in grado di cogliere anche l’esperienza che si è portata avanti negli anni, che si è sempre caratterizzata in direzione di un rinnovamento della politica. Io sono stata la prima delle elette in provincia: penso che abbiano pesato le mie azioni da sindaco, nell’aver saputo promuovere il territorio, nell’aver caratterizzato Caltabellotta come “città presepe”, o l’iniziativa dei monumenti aperti: una serie di attività avviate allo scopo di promuovere il territorio da un punto di vista turistico, che sono state prese ad esempio in altre parti d’Italia. L’avere fatto incontrare una donna israeliana con una palestinese fu un evento eccezionale, interpretato come un una lezione di politica internazionale partita da un piccolo comune di provincia. Un’impronta di rinnovamento è stata data anche durante la mia precedente attività di responsabile femminile del partito, ad esempio con la creazione dei Centri donna, primo fra tutti il centro George Sand a Favara, divenuto il primo consultorio. A dare un segno di rinnovamento non sono le parole, ma le scelte che si riesce a portare avanti realmente, cercando di dare risposte ai cittadini”.

La decisione di Bersani di non scendere a patti con altre forze di centrosinistra al Senato, quanto peserà sull’esito di queste Politiche per il Pd e quanto sulla governabilità del Paese?
“Al Senato c’è una difficoltà oggettiva, che dipende dalla formazione dei collegi e dalla composizione delle liste. In alcune regioni, come la Sicilia, il Lazio, la Lombardia, il Veneto, si gioca una battaglia fondamentale. Ci sono liste, che prendono voti a Sinistra, che non aiutano certo il Pd e fanno il gioco di Berlusconi e del centrodestra. Bersani lo ha ribadito più volte: è necessario che gli elettori capiscano che bisogna dare un voto utile per il Paese”.

Perché non si è riusciti a coagulare le forze di Sinistra?
“Non si è riusciti perché non c’è un comune sentire su alcuni temi. Siamo consapevoli che questo potrebbe determinare un risultato non soddisfacente, ma stiamo facendo di tutto perché si abbia anche in Senato un esito positivo”.

Le donne e le primarie: una vittoria schiacciante per molte rappresentanti del mondo femminile, eppure il segretario Bersani ha blindato a maggioranza (il 60%) la presenza degli uomini nelle liste. Perché la decisione di non rispettare la volontà popolare e consentire alle donne di andare avanti comunque?
“La doppia preferenza di genere è stata una scelta fondamentale, che è stata premiata. Tantissime donne sono in lista e in ottima posizione per essere elette e questo ci distingue fortemente dagli altri partiti. Pensavamo di arrivare al 33%, invece siamo arrivate a circa il 40%. La soglia raggiunta rappresenta in sé un risultato straordinario. È stata una battaglia di tante donne che si sono date anima e corpo alle primarie, donne che ci hanno creduto e che continuano a credere che ciò abbia rappresentato un evento estremamente innovativo. In tanti hanno dato fiducia alle donne, perché siano più presenti in parlamento e perché trovino la forza di essere rappresentate anche ad altri livelli istituzionali, perfino in questa provincia. Noi per Statuto e per regolamento abbiamo stabilito una cosa che altri partiti non hanno fatto: abbiamo dato un’ottima prova di democrazia paritaria: le donne hanno conquistato i primi posti e non è un fatto scontato”.

Che cosa possono fare le donne all’interno della politica del Pd? Quale ventata di novità e di cambiamento possono portare all’interno del Pd?
“Credo che possano portare una ventata di rinnovamento. Uno dei motivi principali è che storicamente non sono mai state presenti a livello istituzionale, laddove si decidono le sorti del Paese. Questo costituirà la prima novità: le donne hanno un legame più strettamente connesso con i problemi e con le possibili soluzioni in tema di sfida sociale, di economia, di crisi, di democrazia. Avranno modo di dimostrare le loro capacità, visto che sono state finora sostanzialmente escluse dal decidere la vita del Paese.”.

Il ruolo di un parlamentare oggi, dinanzi ad una crescente sfiducia dei cittadini nei confronti della politica: quale può essere? Quale l’impegno per la Sicilia e per la nostra provincia?
“Ogni parlamentare deve essere quanto più possibile un rappresentante del territorio a cui appartiene per portare le istanze di quel territorio in Parlamento. Se non ci riesce, ha fallito il compito che gli è stato affidato dagli elettori. Da cittadini purtroppo siamo stati abituati a non vedere spesso un legame forte tra un rappresentante istituzionale e il suo territorio. Questo ventennio ha segnato negativamente la politica, i partiti, le istituzioni e il loro ruolo. Bisogna cambiare rotta”.

Che cosa pensa della riduzione dei parlamentari e della diminuzione delle indennità? E del finanziamento pubblico ai partiti?
“Lotta agli sprechi nel senso più ampio del termine. Occorre andare a colpire tutti i settori, in primis i privilegi della cosiddetta casta. Va dimezzato il numero dei parlamentari, occorre una riforma istituzionale, senza demagogia, senza proposte populistiche, ma in modo serio, in allineamento tra noi e l’Europa”.

Che idea si è fatta di Ingroia?
“Ingroia? Una parte della Sinistra che dice cose giuste e condivisibili, mentre ne dice altre che andrebbero affrontate in modo diverso. Siamo concordi ad esempio sulla lotta alla mafia, sulla legalità. Ma non su come risolvere alcuni problemi”.

E di Grillo, che cosa ne pensa?
“Di Grillo non penso bene. Condivido le proteste di molti grillini, perché esprimono un malessere che è anche il mio. Ma capisco anche che si tratta di una protesta che ha assunto aspetti populistici e ideologici che non fanno parte del mio modo di affrontare i problemi e di impostare un ragionamento politico”.

I cittadini comuni stanno pagando il prezzo della crisi. Quali sono, secondo lei, che è stata anche sindaco, e quindi conosce bene il territorio e i suoi reali problemi, le linee programmatiche che andrebbero potenziate o riviste sulle imposte, per sostenere la produttività, il lavoro giovanile e femminile?
“Bisogna fare di tutto perché questa tendenza negativa si possa invertire, a partire dal lavoro e dall’occupazione, ripensando il modo di vivere il nostro territorio: ad esempio, valorizzando i nostri beni artistici, monumentali, naturalistici e in un’ottica che crei posti di lavoro. Occorrono delle norme che siano a vantaggio dell’occupazione dei giovani e delle donne. Per quanto riguarda il fronte delle tasse, va ribadito che noi abbiamo appoggiato lealmente il governo Monti, ma il rigore senza equità non risponde alle esigenze del Paese. Occorrono politiche che diano soluzione ai problemi: per quanto riguarda il fisco le imposte vanno riviste con un’ottica di gradualità e sancendo il principio che debba pagare di più chi ha di più. Per quel che riguarda la Sicilia e la provincia di Agrigento, qui la crisi ha determinato una situazione più pesante. Da un nostro forte risultato nella politica nazionale potrà partire un processo di rilancio di questa provincia”.

Qual è il coinvolgimento e la presenza dei giovanissimi all’interno del partito?
“Il coinvolgimento dei giovani è un aspetto preponderante del prossimo parlamento. Credo che rappresenteranno le scelte del futuro. Anche in questa provincia c’è un rinnovamento in atto in tal senso”.

Emigrazione, un fenomeno costante: si partiva con la valigia di cartone e senza un titolo di studio, ora i giovani vanno via con il trolley, e sono diplomati e laureati …
“Credo che il problema dei giovani che vanno via dalla Sicilia e dall’Italia sia un problema legato alla globalizzazione: viviamo in un mondo più piccolo che richiede professionalità da ogni dove. Ma bisogna fare in modo che le nostre migliori energie non vadano disperse, che possano rimanere o ritornare in Italia, e che il nostro Paese possa attirare professionalità di alto livello anche da fuori. Questo fenomeno è il termometro di errori commessi in passato: un Paese che non ha investito nella Ricerca, nell’Università, nella Scuola. Bisogna invece destinare risorse per prima cosa in questa direzione, perché è proprio da qui che si comincia”.

Anna Maria Scicolone

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