Veronica

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Il racconto di Nadia Levato finalista al nostro concorso “La strada lunga”.

La strada è stretta e tortuosa, una distesa indolente avvolta da rovi e sterpaglia che ne graffiano i confini. Abbraccio con lo sguardo quel paesaggio estraneo, eppure dal sapore familiare, e mi lascio cullare dal rumore del mare, che dallo strapiombo lancia spruzzi di acqua e sale. Oscillo come un’onda offesa dalle correnti, ferita da emozioni e pensieri che affogano nei miei occhi.

scogliera

oscillo come un’onda offesa dalle correnti

Alle mie spalle il dirupo di sassi ed erba che si tuffa nell’acqua e dinnanzi a me la strada lunga e sinuosa che mi parla di te. Indugio sul selciato con quell’indolenza del corpo e del cuore che da tempo accompagna le mie giornate.

Una folata di vento fa ondeggiare gli alberi di liriodendro che campeggiano ai lati, apro la bocca inspirando aria. La salsedine riempie i miei polmoni. Richiudo la bocca. Dall’altro lato della strada due passanti mi osservano divertiti. Inspiro ancora aria, e dopo un tempo che non so definire comincio la salita, mentre rivoli di sudore lavano la salsedine che mi solletica il viso.

Il sole è a picco sopra di me.

Nadia Levato

Nadia Levato

La strada è lunga e minacciosa. Ogni passo è pesante e cupo, quasi stessi spostando un corpo ricoperto da massi. Il caldo è asfissiante, ma non mi fermo.

Destra..sinistra..destra..sinistra. I miei occhi sono chini e concentrati al

ritmo dei miei passi che anestetizzano, per qualche attimo, i ricordi, che come spine si sono conficcati al centro del cuore.

Destra..sinistra, ancora destra e poi sinistra.

Un lieve cedimento mi fa perdere l’equilibrio, il ritmo si spezza e la perfezione del coordinamento diventa una nota stonata. Una nota che mi rimbomba nel cervello e mi costringe a voltare sguardo e pensieri altrove. Una nota che si incrina e fa precipitare i ricordi.

La terra è infuocata e io infastidita. Mi domando cosa ci facessi tu in un posto così. Perché qui e non altrove. E non posso fare a meno di pensare che se in quelle ore tu fossi stata a leggere, pigra, un libro sul divano a quest’ora saresti ancora con me. Ma no.. tu non eri tipo da libro sfogliato in casa in un tiepido sabato pomeriggio. C’erano alberi da osservare, vita da respirare, fiori da annusare, natura da ascoltare. C’eri tu e c’era tutto questo. Ed anche un libro, si sa, si legge meglio nella sacralità di un posto così.

Destra..sinistra, ancora destra e poi sinistra.

I miei passi riportano gli occhi a terra. La strada è lunga e devo continuare.

sole-tramonto

La terra è infuocata

Destra.. sinistra.. ancora destra e poi sinistr…il ronzio di una vespa mi frulla in un orecchio. Nel tentativo di mandare via l’insetto finisco in terra. Tra il dirupo che porta al mare e la distesa di alberi e piante ci sono io e ci sei anche tu. Mi siedi accanto leggera, impalpabile e mi guardi con quegli occhi leali e profondi, spruzzi di cielo e pagliuzze dorate. Ci sono io e ci sei anche tu.

Allungo la mano per afferrare la tua, protesa in mio aiuto, ma la brezza che sale dal mare soffia via il tuo viso facendoti scomparire. Tra il dirupo del mare e la distesa di alberi e piante resto sola.

La rabbia ridà vigore alle mia gambe. La strada è lunga e io devo arrivare in cima. Ricomincio la salita.

Destra..sinistra, ancora destra e poi sinistra.

Piego il corpo sulle mie ginocchia per ridare fiato a muscoli e polmoni. Un bruco striscia ai miei piedi avviluppando una foglia dalle striature rosse. Tenta la traversata e goffo arranca. Cade e si rialza. Avanza, arranca, cade e ci riprova. E tra la rabbia, la paura, la tristezza, questo attimo mi sorprende in una risata. Mi fa ridere quel bruco, simile ad un tuo ricciolo, quello ribelle che franava sui tuoi occhi e che tu, innervosita, riportavi sul capo. Mi fa ridere quel suo incedere pigro eppure sicuro, simile ai tuoi passi ed ai tuoi percorsi. Traguardi prefissati e raggiunti. Mi fa ridere quel bruco così diverso da tutto quello che ha attorno, diverso e cupo su una foglia dalle striature rosse. Mi fa ridere quel bruco che si ferma e si inarca ricordandomi quel sorriso che, improvviso, ti illuminava e allargava i lati della tua bocca.

Ricomincio la salita.

Arrivo nel punto più alto, quello in cui forse c’è stato l’impatto. Di fuoco e acqua sono i miei vestiti. Le gambe cedono e mi accascio a terra. Con rabbia stringo tra le mani la terra rossa e arsa e comincio a pensare al tutto e al niente, ai se e ai ma. Cerco spiegazioni e risposte che non riesco a trovare. Intorno a me il tutto ed il niente che a te piaceva tanto. Il verde delle piante, il blu del mare, i rumori di un luogo per te magico, lontano dal traffico, dal cemento, dalle macchine e dalle brutture cittadine.

campagna

intorno a me il tutto e il niente

Ripenso alle telefonate mancate, agli appuntamenti rimandati, agli abbracci che non ti potrò più dare, alle confidenze che non ci potremo scambiare, alle parole che non ti ho detto e a quelle che non ti potrò mai più dire. Ripenso a te e ripenso a noi. Le avventure passate, i minuti spesi a consumare trepidazioni. Ripenso ai progetti che riempivano le nostre giornate, il cuore nel presente e la mente in quel futuro che sembrava scontato. Perché un futuro ci sarebbe stato. Così pensavamo.

Lentamente mi sdraio ai bordi di questa strada. Voglio restare ferma così. Un odore pungente di lavanda invade le mie narici. Di fuoco e acqua sono zuppi i miei vestiti. Il mio sguardo rivolto in alto. Ti cerco tra le stelle che piano hanno cominciato ad incendiarsi nel cielo. E tra la terra, che bruciante cede il suo calore, ed il mare che sprofonda nella quiete, ci sono io e ci sei anche tu.

Tante volte, in questi mesi, mi sono domandata dove fossi finita, dove fossero andati i nostri sogni, le nostre battaglie, e ti ho cercata come un naufrago cerca il suo lembo di terra, ti ho cercata come un bambino cerca il calore dell’abbraccio di mamma. Ti ho cercata e, non trovandoti, affogavo in un mare di lacrime, rabbia e ricordi. Ti ho cercata e non trovandoti soffocavo tra i singhiozzi il suono della tua voce, quel suono generoso che, su questa strada, torno a sentire. Tra le stelle e il profumo di mare ci sono io e ci sei anche tu. Ti ritrovo in tutto quello che ho attorno. Sei nel vento che mi punge la pelle, sei tra gli alberi che si gonfiano pieni, sei nel rumore delle onde che si inseguono qui sotto il dirupo. Sei nel tutto di questa terra e sei nel tutto di ogni altrove. Sei nel mio cuore, nella mia vita, nell’odore di lavanda che mi solletica le narici. Sei sul cerchio giallo che avvolge il mio anulare sinistro ed in quel “sì” di cui sei testimone. Sei nel mio presente e nel mio futuro..quello che oggi non è più così scontato.

Un rumore di passi tra le foglie della sterpaglia mi costringe a rialzarmi.

-C’è qualcuno?- domando. Nessuna risposta.

Nel buio, rischiarato solo da milioni di stelle, stringo i miei occhi nel tentativo di scorgere qualcuno o qualcosa. Avanzo piano, ma un rumore sordo simile ad una esplosione mi fa trasecolare, un piede cede maldestro ed il mio corpo comincia a precipitare nel dirupo. Tra erba, acqua di mare e sassi rotolo veloce. Ci sono io e ci sei anche tu che accompagni il mio volo e mi afferri salda.

Mi sveglio sudata tra lenzuola di cotone che profumano di lavanda. Di acqua e fuoco sono i miei vestiti. Una strada lunga e faticosa mi ha riportata da te. Ti ho ritrovata lungo un percorso disseminato di spine dove la tua assenza si è mutata in presenza. Ti ho ritrovata alla fine di una salita, li nel punto più alto della vetta, dove l’anima pare sfiorare l’infinito. Ti ho ritrovata tra le soffici nuvole dove la tua testa era solita stare, e ti ho respirata tra le stelle e il cielo che ci sovrastano lievi.

Guardo fuori dalla finestra e mentre il mio cuore si riempie di te il sole piano si incendia di rosso e colora d’arancio un cielo immacolato.

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