Vent’anni e una notte a Racalmuto

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L’analisi di Ignazio Scimè: “Se mi chiedessero di definire l’ultimo ventennio  del mio paese direi: un tramonto lungo vent’anni e una notte”

Notte a Racalmuto“Più buia è la notte, più vicina è l’alba” (Daisaku Ikeda “maestro buddista”). “Dalle nostre parte non si tocca mai il fondo è come un continuo precipitare” (Leonardo Sciascia). Di fronte a due riflessioni così assolutamente vere, una relativa alla speranza spirituale l’altra allo scetticismo reale, la mia mente di racalmutese del 2013 si confonde, si sbaratta. La qualità della vita è ormai ridotta al “minimo sindacale”, le condizioni del dialogo inesistenti, le relazioni sociali e politiche regredite alla regola del taglione “occhio per occhio dente per dente”.

 

Le persone di sani principi che appartengono a questo corpo sociale ammalato hanno paura di restare contagiati, non osano nemmeno toccare la campanella di allarme per chiamare il medico anzi diffidano anche dei medici, alcuni dei quali sospettati di contagio, e se ne stanno in una sorta di “civica quarantena”.

Racalmuto, un paese che dovrà convivere con il paradosso perenne di essere stato il paese della ragione e della mafia, un popolo che dovrà portarsi dietro l’infamia di aver avuto il Municipio sciolto per mafia e un popolo che è stato disciolto maciullato mortificato sul fronte mafia-Antimafia in una sorta di espiazione infinita. Parafrasando Dante nel definire Racalmuto, con rispetto parlando, mi scappa da dire: “Non più una bella donna di provincia ma di bordello”.

A Racalmuto ho la sensazione che molti politici non si sono ancora resi conto che in primavera si andrà a votare. La vita di Racalmuto avrà per forza un prima e un dopo, i riflettori non saranno puntati solo su Sciascia e il Teatro, ma saranno principalmente puntati sul Municipio già sciolto per mafia.

Racalmuto, finita la pena Straordinaria, consistita nella sospensione delle leggi ordinarie che regolano la vita politica democratica dei comuni, sarà considerato come un “Sorvegliato Speciale” fine pena mai. Nella Repubblica Italiana dove, una cosa è sciogliere Bardonecchia, l’altra cosa è sciogliere Platì, l’altra cosa ancora è sciogliere Racalmuto, nel senso che altrove si scioglie e subito dopo si creano le premesse per un nuovo e civile percorso, Racalmuto è stato sciolto ma di nuovi percorsi non ne vedo anzi mi sento buttato in mezzo a una strada.

E a proposito di strade, la Madonna del Serrone ci deve pensare e oggi e sempre sia lodata.

Dopo la disfatta di un ceto politico, riusciranno sempre gli stessi partiti di prima Pdl- Udc- Pd a cogliere il grave scollamento tra popolo ed istituzioni? C’è sempre il rischio che errori politici possano avere nuovamente sbocchi antipolitici: commissariamento; colonizzazione; anarchia….?

Giochi d'artificio a RacalmutoPer non incorrere in tali errori i partiti dovrebbero selezionare la propria classe dirigente in base ad affinità politiche, culturali, di mentalità e di stile. Attraverso i loro curricula e la loro motivazione: che significa capire cos’hanno fatto nella vita oltre a candidarsi, che mestiere avevano prima di far politica e cosa hanno effettivamente realizzato in politica.

E capire quale molla li spinge a far politica. Perché, non si può pensare che la politica sia solo prassi e abilità, capacità di gestire o di conquistare il consenso. Qualcuno ritiene che la politica è solo dedizione con profitto alle cose concrete e che si può praticare senza passione civili e idee. Non capiscono, invece, che l’assenza dell’uno ne determina l’assenza dell’altro.

Oggi la politica non offre né pane né sogni. La politica è il coraggio di sposare le proprie idee ed ancora meglio trovare un momento di sintesi con le idee degli altri. Mi fermo. Forse chiedo troppo in un paese dove tutti i reverendi politici elogiano le patate calde nella speranza di avere tutto per se il piccolo pollo al centro del vassoio, speriamo che alla fine non si inverta la questione.

Mi sforzo in queste riflessioni per accorciare i tempi di attesa, perché aspetto ormai invano da vent’anni che ritorni la DEMOCRAZIA, me la sogno pure di notte questa bella ragazza leggiadra che mi viene all’incontro mentre corre sui prati in fiori di una nuova primavera.

Invece mi sveglio di soprassalto: la realtà mi mostra una Racalmuto triste, come un nobildonna decaduta ridotta alla povertà con la faccia rovinata dalle rughe, i costumi unti e strappati, nessuno la vuole più avvicinare e la si vede accompagnata solo da cani senza padrone e dall’aspetto vorace.

Venti anni sono passati e questa lunga notte. Cosa è cambiato? Nulla, ho solo scritto, scusate ma altro non posso, facciano meglio quelli che possono o quelli che potranno.

Ignazio Scimè

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