Una valigia riempita di sogni e di speranze

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Agrigento, a Villa Aurea la mostra dell’artista israelania Orna Beni Ami  “Entire Life In Package”. La recensione di Antonio Liotta

“Alla stazione ferroviaria”

Orna Ben Ami, artista israeliana, presenta a Villa Aura, nella Valle dei Templi, ad Agrigento, una mostra di rilevante interesse ed attualità.

Interesse, perché ci troviamo di fronte ad una commistione di foto della Reuters rielaborate su pannelli che includono sculture in ferro e filo che si innestano su particolari elementi delle stesse foto dando all’insieme una speciale tridimensionalità e rendendo più drammatiche le scene documentate dalle foto.  Sono presenti anche vere sculture come ‘Nascosto’, ‘Sei anni’, ‘Panchina umana’, ‘Zaino’ e ‘Né qui, né là (letto con materasso)’ che si evidenziano per la loro esemplare essenzialità. In particolare ‘Sei anni’ è uno scatolo metallico aperto alla base da cui emergono due piedi che fanno pensare -nel loro insieme- ad un tragico gioco al nascondino ma anche alla fine di un ragazzo che cerca di sfuggire ad un massacro.

Attualità, perché il tema trattato è la migrazione con tutte le sue varianti e complessità che richiama la fuga dal nazifascismo per salvare la vita dai massacri dei campi di concentramento e la fuga dalle guerre per conquistare libertà e lavoro in questo nostro tempo.

E cosa, allora, può essere protagonista? Orna Ben Ami non ha dubbi: la valigia, lo zaino, la saccoccia, gli effetti personali, tutto ciò che si può portare dietro sino all’arrivo se questo avverrà..

“Pesante”

I titoli dei lavori sono emblematici: ‘Alla stazione ferroviaria’, ‘Nuovi arrivati’, ‘Nel fango’, ‘Pesante’, ‘Trascinare’, ‘Tristezza’, ‘Lei ricorda’, ‘Solitaria’, ‘La rifugiata e la bambola’, ‘In fila’, ecc.

E qui entra in gioco il tema forte che caratterizza il progetto ENTIRE LIFE IN A PACKAGE: l’identità. Identità personale, individuale, che trova uno sradicamento dalle proprie radici e che cerca di affermarsi -attraverso la fuga- in una ricerca di rifugio, aiuto, solidarietà, lavoro, sbocco sociale e civile in terra diversa dalla propria come può essere l’Italia e l’intera Europa. Migrazione per trovare una nuova IDENTITÀ.

Scrive Ermanno Tedeschi nella presentazione della mostra: “Le migrazioni continueranno sempre ad esistere, ma l’identità di un essere umano non può e non deve rimanere imprigionata dentro una valigia”.

“Panchina umana”

Orna Ben Ami ha sviluppato un progetto e prodotto una mole di materiali che testimoniano i vari volti della migrazione.. Avere presentato questi lavori ad Agrigento, nella Valle dei Templi, ai piedi del tempio della Concordia, assume un valore culturale immenso perché siamo nella terra della solidarietà, dell’accoglienza, della multinazionalita’, della pace. Ed in questa fase storica, in cui, purtroppo, trionfano razzismo ed esclusione, vedere affermare i valori di una sana civiltà attraverso l’arte è quanto di meglio si possa esprimere con documenti che solitamente restano carta straccia.

Ha scritto su questa artista nata nel 1953 il premio Nobel Shimon Peres: “Orna, tu hai dimostrato che non c’è nulla di più morbido del ferro, e nulla di più forte di una donna”.

In conclusione, evidenzio che la visita alla mostra ha suscitato  in me grandi emozioni che hanno portato a creare in pochi attimi la poesia che è qui a corredo e che ho dedicato all’arte di questa grande Artista.

La mostra è visitabile sino al 18 marzo 2018.

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2 Responses to Una valigia riempita di sogni e di speranze

  1. Salvatore Indelicato Rispondi

    12 febbraio 2018 a 12:11

    Ho conosciuto Orna Ben-Ami, un’artista di grande sensibilità e aperta ai problemi del mondo, da lei stessa vissuti. La recensione di Antonio Liotta centra il significato e i motivi della mostra e conclude con una poesia di pari sensibilità e bellezza.

  2. Cristina Marchione Rispondi

    12 febbraio 2018 a 16:52

    Un tema molto toccante che suscita emozioni forti, una realtà che non può essere nascosta assolutamente.

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