Un’isola le diede la luce, l’altra la spense per sempre

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Emanuela Loi faceva parte della scorta del Giudice Paolo Borsellino. Era nata in Sardegna. La sua giovane vita finì a Palermo nell’”inferno” di Via D’Amelio.

Emanuela Loi

Un’isola, la Sardegna, le diede la luce. Un’altra isola, la Sicilia, la spense per sempre.

Emanuela Loi vanta un triste primato: è la prima poliziotta, agente di scorta del giudice Paolo Borsellino, uccisa dalla mafia nel 1992.

Era nata a Sestu, in provincia di Cagliari, il 9 ottobre 1967, da  mamma Alberta e papà Virgilio. Dopo aver conseguito il diploma all’Istituto magistrale, iniziò a cercare lavoro e tra i vari concorsi fece anche quello per Agente di Polizia. Lo vinse nel 1989 e per due anni frequentò il  119°corso di formazione presso la Scuola Allievi Agenti di Trieste.

Dal nord Italia, fu inviata al Sud, a Palermo e l’assegnazione al nucleo scorte dopo un corso di addestramento. Si ritrova in un altissimo clima di tensione ma nasconde ai familiari, per evitare di procurare loro troppa ansia, il suo incarico preciso. Prima le fu affidato il piantonamento a Villa Pajno a casa dell’allora onorevole Sergio Mattarella, poi fu agente di scorta della senatrice Maisano, moglie di Libero Grassi ucciso dalla mafia.

I suoi ritorni in Sardegna si diradano, il lavoro non le permette di assentarsi ma nel luglio del 1992, dopo l’uccisione del giudice Falcone e della sua scorta, riesce a raggiungere i familiari e il fidanzato Andrea per alcuni giorni. Riparte il 16, nascondendo alla madre che faceva parte della scorta del giudice Borsellino, forse confidando che sarebbe rientrata presto nella sua isola per convolare a nozze e forse, chissà, avrebbe ottenuto il trasferimento.

Tre giorni dopo, insieme ai colleghi Walter Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina l’efferato attentato passato alla storia come” la strage di via D’Amelio”. Emanuela era appena scesa dall’auto di scorta quando scoppiò “l’inferno”: Decine di auto distrutte dalle fiamme, altre che continuano a bruciare, proiettili che a causa del calore esplodono da soli, gente che urla chiedendo aiuto, nonché alcuni corpi orrendamente dilaniati”: queste le prime testimonianze.

Anche la vita di Emanuela finì in quell’inferno, bruciato e smembrato il suo corpo, distrutti per sempre pensieri e sogni.

In Italia molte scuole sono a lei intitolate, in Sicilia, a Palermo, Cefalù e Bagheria. Tante le vie e le piazze che portano il suo nome,anche un parco a Sassari la ricorda. Un vialetto della Villa Comunale di Licata è stato a lei intitolato.

Il fratello Marcello ha dato il nome di Emanuela a sua figlia: per non voler spegnere definitivamente quel sorriso.

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