Unione Grotte-Racalmuto. “Cosa ne pensano i due sindaci?”

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La recente decisione dei Consigli comunali di Cammarata e San Giovanni Gemini di indire un referendum per la fusione dei due Comuni, riapre il dibattito su una proposta che, circa tre anni fa, il nostro giornale aveva lanciato e che riguardava l’unione tra Grotte e Racalmuto. Ecco in quella occasione cosa scrisse Lillo Bongiorno, esponente della maggioranza che a Racalmuto sostiene il sindaco Emilio Messana.

Lillo Bongiorno

Lillo Bongiorno

Caro Direttore, non mi sottraggo all’interessante dibattito  da Malgrado Tutto sulla possibile fusione tra i comuni di Grotte e Racalmuto. La discussione si è arricchita di numerosi contributi, che al netto di polemiche e battute (qualcuna, per la verità, anche divertente), sono stati pertinenti e di ragguardevole livello.

La questione della fusione di comuni  è,  storicamente, dibattuta da decenni ed ha ricevuto un  impulso con l’art. 26 della Legge n. 142/90 – Ordinamento delle autonomie locali – il quale prevedeva la Unione di Comuni, quale fase prodromica alla successiva fusione. L’Unione dei comuni, successivamente, con la legge n. 265/1999 ha avuto un’alternativa con l’introduzione  degli istituti della convenzione e dei consorzi.

L’art.15 del D. Lgs. n. 267/2000 –T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali-, richiamando gli artt. 117 e 133 della Costituzione, come rinnovati dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, regola le modifiche territoriali e le fusioni dei comuni, affidando la competenza alle regioni “sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale”.

La legge  regionale siciliana n. 30 del 2000 – Norme sull’ordinamento degli enti locali- agli artt.da 8 a 11, regola le modalità di variazione territoriale e di denominazione dei comuni, il potere di iniziativa delle procedure di variazione, il procedimento istruttorio e la sistemazione dei rapporti finanziari e patrimoniali. Alle variazioni dei comuni, si provvede, quindi, con legge regionale, previo referendum delle popolazioni interessate (opportunamente richiamato da Lillo Sardo nel suo intervento).

Le suddette norme, volutamente citate, non per sterile esercizio di erudizione, ma al fine di consentire agli interessati gli opportuni approfondimenti, regolano l’iter formale delle variazioni territoriali e delle fusioni tra comuni.

Un approccio empirico all’argomento, tuttavia, non può non partire dalla storia, dalla cultura, dalle tradizioni e dal tessuto socio-economico delle comunità interessate. I piccoli comuni, tuttavia, pur depositari di specifiche tradizioni, sono il frutto di una sedimentazione culturale sviluppatasi nei secoli, ma che devono fare i conti con lo svuotamento demografico e con una endemica crisi economica che appalesa la necessità di ripensare alla riorganizzazione dei territori.

La situazione dei piccoli comuni si è aggravata in seguito alla riforma costituzionale del 2001, con la nuova formulazione dell’art. 119, il quale impone ai comuni di assicurare le funzioni loro attribuite, integralmente con risorse proprie (salvo l’intervento del fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante). Ma pur riconoscendo tale particolare situazione, la fusione dei comuni, e di Grotte e Racalmuto, in particolare, non può avvenire a freddo, senza una fase preparatoria e senza un coinvolgimento preliminare dei cittadini; sarebbe un drammatico errore.

Occorre una fase costituente con un ampio processo partecipativo dei cittadini, delle categorie economiche e sociali, dei commercianti, degli artigiani, degli imprenditori dei professionisti e delle associazioni presenti nei territori.

E’ indispensabile un preliminare studio di fattibilità economico-gestionale, che evidenzi il percorso e, soprattutto, i vantaggi e gli svantaggi, i rischi e le opportunità; un piano “industriale”  che contempli le risorse disponibili (economiche, umane, organizzative), la modalità e la tempistica, l’armonizzazione degli statuti, dei regolamenti, dell’organizzazione degli uffici, dei dipendenti,delle politiche fiscali e tariffarie, dei bilanci, della gestione del territorio, dei servi ai cittadini, insomma un serio ed impegnativo percorso che non può essere affidato, solamente, al dibattito sugli organi di informazione, per quanto qualificato.

I Sindaci di Grotte, Paolo Fantauzzo e Racalmuto, Emilio Messana

I Sindaci di Grotte, Paolo Fantauzzo e Racalmuto, Emilio Messana

Ed allora è necessario il coinvolgimento delle istituzioni locali, sindaci in testa, con l’attiva partecipazione dei consiglieri comunali dei due comuni (anche perché l’iniziativa sulla fusione, ai sensi dell’art. 9 della l.r. n. 30/2000, compete ai consigli comunali con proprie deliberazioni da adottarsi con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri in carica).

Aspettiamo, quindi, gli autorevoli interventi di Paolino Fantuzzo e di Emilio Messana e, soprattutto, proponiamo l’organizzazione di tre assemblee cittadine sull’argomento, una a Grotte, una a Racalmuto ed una comune.

 

 

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One Response to Unione Grotte-Racalmuto. “Cosa ne pensano i due sindaci?”

  1. Angelo Sardo Rispondi

    5 dicembre 2017 a 8:56

    A Racalmuto si dice : ” un c’e cchiu’ surdu di cu nun voli sintiri “. A distanza di quasi tre anni ne i due Sindaci ne qualche Consigliere dei due Comuni hanno sentito il bisogno di dire qualcosa.Quindi vuol dire che il problema non interessa…..Aspettiamo momenti migliori. Angelo Sardo

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