Una “burnia” per stare nella storia di oggi

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Su Malgrado tutto la nuova rubrica di Antonio Liotta. L’autore, partendo dal titolo, spiega le ragioni della sua scelta

Antonio LiottaQuando con Egidio Terrana e Gaetano Savatteri (presente anche Giuseppe Piscopo) è nata la possibile (ora realizzata) collaborazione con Malgrado tutto, l’indicazione data è stata la seguente: la rubrica si titolerà burnìa (dall’arabo burniva). Ho letto negli occhi di Egidio un senso di sorpresa che è stato ancora più significativo nelle parole espresse. Sicuramente una titolazione ‘particolare’, ‘strana’: burnìa, contenitore cilindrico di terracotta smaltata e spesso dipinta come la migliore ceramica. In quel momento ho evidenziato quanto da tempo mi frullava tra i circuiti cerebrali.. conservare, trasmettere, liberare idee, pensieri, analisi che in una lunga stagione di crisi e degrado come quella attuale hanno bisogno di emergere con diffusione appropriata. E quale mezzo, oggi, si presenta più idoneo ed adeguato? Sicuramente il web che nelle pagine di Malgrado tutto diventa qualificato e qualificante.

Perché burnìa. Pranzando, più di tante altre volte, gli occhi si erano fermati sulle tre burnìe che coronano un mobile antico.. colorate, vitali, quasi pronte a contenere ancora quell’astrattu o strattu che con tanta perizia, attenzione, cura si preparava nei mesi estivi, in campagna. Operazione quasi maniacale che iniziava con la scelta del pomodoro giusto che veniva selezionato e poi schiacciato, spremuto al passatutto e versato su ampi piatti contenitori di legno… maidda (con i quattro lati protetti da supporti ) e scanaturi (senza protezione laterale ed utilizzato per impastare la farina)… per essere esposti all’intenso bagno di sole che lentamente avrebbe asciugato la salsa per ridurre il tutto ad un forte profumato concentrato rosso porpora... La seconda parte di questo speciale accurato lavoro consisteva nella conservazione. Guai a sbagliare. Da un lato le burnìe da riempire, dall’altro l’astrattu a forma di montagna e poi olio purissimo d’oliva e tante foglie di basilico. Nessun contatto con acqua al fine di evitare inquinamenti. E così olio nella burnìa e cucchiaiate di astrattu e a strati foglie di basilico… l’olio che unge le pareti sino al riempimento del contenitore… olio finale di protezione totale, copertura con speciale carta oleata, coperchio sempre di terracotta…


L’astrattu è stato il sistema più naturale di conservare il pomodoro che così concentrato permette di preparare il migliore ragù che palato fine può gustare. Rappresenta, oggi, una metodologia di studio, analisi ed operatività per raggiungere obiettivi condivisi.
Burnìa porta al concetto pratico del conservare (cum servare o serbare, lasciare allo stato originario, restare anche dopo lungo tempo nelle condizioni di qualità), proteggere, trasmettere cose buone. La storia è piena di esempi che vanno in questa direzione. Contenitori che hanno viaggiato per mare aperto per portare informazioni, messaggi ritrovati anche dopo tanti anni in terre diverse. E’ dai contenitori di terracotta sigillati e ritrovati a Qumran che sono venute fuori (a partire dal 1947) le pergamene con la più antica stesura dei libri biblici redatti dai ‘figli della luce’: ciò ha permesso di avere certezza della vita di Gesù e di avere, oggi, una riscrittura critica e veritiera dei Vangeli.
Cosa possiamo conservare, diffondere, trasmettere oggi con le nostre burnìe?
Penso al recupero delle analisi sociali/culturali, alla riappropriazione delle parole “per un loro giusto uso, per ridare l’uomo alla storia e la storia all’uomo, per annullare ogni forma di mistificazione” (Liotta in Token, 1976) che, in atto domina la nostra società. Penso alla necessità della ricerca del vero, all’edificazione del giusto, alla formazione di una coscienza critica, alla fortificazione del concetto del confronto, alla responsabilizzazione di ognuno di noi in tutte le questioni sociali di comune interesse.
Non è pensabile, né accettabile che oggi è diventato rivoluzionario fare il proprio dovere.
Per tutto ciò, nella rubrica burnìa, si cercherà di stare nella storia di oggi per contribuire, al di là di ogni presunzione o suggestione, alla crescita sociale consapevole.

Antonio Liotta

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One Response to Una “burnia” per stare nella storia di oggi

  1. filomena cutaia Rispondi

    23 aprile 2014 a 0:04

    L’argomento che è stato trattato è di mio gradimento e penso che l’autore di tale articolo non abbia pienamente raggiunto l’obbiettivo e che avrebbe potuto inserire di più al riguardo

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