Una nuova antimafia è già nata. Ma cosa vuol fare da grande?

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LA RIVINCITA DI SCIASCIA. Da Pietrangelo Buttafuoco a Gioacchino Lanza Tomasi, da Giovanni Fiandaca a Costantino Visconti. La sinistra, e non solo, riflette sul modo di fare antimafia, ripartendo dalla lezione dello scrittore di Racalmuto. Ci sono voluti ventisette anni: un tempo di riflessione un po’ troppo lungo.

Rottamare l’antimafia. Sembra questo il nuovo slogan di una parte della sinistra, e non solo della sinistra. Rottamare l’antimafia per come l’abbiamo vista e conosciuta negli ultimi ventisette  anni. Una data scelta non a caso, perché nei discorsi che si fanno, in privato e anche in pubblico, molti toni e moltissime parole si richiamo all’articolo del gennaio 1987 di Leonardo Sciascia, pubblicato sul Corriere della Sera con il titolo, poi diventato formula comune, dei “professionisti dell’antimafia”.

Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia

Bisogna ripartire da lì, da quell’articolo e da quei giorni a Palermo per ricostruire il percorso di parte del Pd, di commentatori di sinistra, di professori di diritto a lungo vicini alla procura di Palermo, insomma, quell’area che sostiene la candidatura alle Europee di Giovanni Fiandaca nelle liste del Partito democratico.

Basta prendere a esempio la traiettoria del professor Costantino Visconti, allievo di Fiandaca e ordinario di diritto penale al Dems di Palermo. Visconti nel 1987 era  giovanissimo e  faceva parte del Coordinamento antimafia, il gruppo che, dopo l’articolo di Sciascia, attaccò lo scrittore di Racalmuto mettendolo “ai margini della società civile” al pari di un “quaquaraquà”.

Costantino Visconti

Costantino Visconti

Già alcuni anni dopo, Visconti aveva costituito un’associazione intestata a Leonardo Sciascia e, con qualche altro ex componente del Coordinamento antimafia, aveva incontrato la vedova di Leonardo Sciascia, pur rimanendo nella convinzione che l’articolo dello scrittore fosse sbagliato, quantomeno nel portare ad esempio Paolo Borsellino.

Ebbene, recentemente  Visconti ha rilasciato un’intervista durissima al Giornale di Sicilia, a margine del convegno “Ripensare l’antimafia”, organizzato dall’Università di Palermo, in cui diceva basta “con gli anatemi e le associazioni a delinquere di stampo antimafioso”. Dichiarazione forte, soprattutto se detta da uno dei massimi esperti del reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”, figura di reato messa a punto proprio nelle aule di diritto penale di Palermo e applicata a lungo dalla procura di Palermo.

La posizione di Visconti non è isolata. Anche al di fuori della sinistra.  C’è quella di Pietrangelo Buttafuoco, outsider della destra intellettuale italiana, pronto a dire: “Due sono i tipi di mafia: la mafia e la mafia dell’antimafia”. Parole che sembrano riprendere quelle di Visconti, con l’aggiunta delle definizioni di “babilonia” e di “teatrino dell’antimafia”. Ma Buttafuoco, si potrebbe dire, fa storia a sé.

Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco

Ha invece una storia tutta a sinistra Gioacchino Lanza Tomasi. Il musicologo, su Repubblica Palermo, ha criticato ferocemente la scelta del governo di Rosario Crocetta di nominare l’imprenditrice antiracket Valeria Grasso alla guida dell’Orchestra sinfonica siciliana. E torna ancora Leonardo Sciascia, con l’inversione dei termini del suo articolo. “La sinfonica affidata all’antimafia senza professionisti”, titolava Repubblica Palermo. La decisione di Crocetta “scavalca con un triplo alto mortale quanto Leonardo Sciascia aveva indicato come i vantaggi occulti dell’antimafia”, scriveva Lanza Tomasi.

La rivincita di Sciascia, si potrebbe dire. Al punto che Giovanna Fiandaca, intervistato da Live Sicilia, si definisce “sciasciano”. Ora bisogna capire se la rottamazione dell’antimafia, per come l’abbiamo vista e conosciuta, è un passo avanti o un salto indietro. Perché se alla sinistra sono stati necessari  ventisette anni per riconnettere a sé l’autore de Il giorno della civetta, dopo la lacerazione consumata proprio sull’articolo dei “professionisti dell’antimafia”, è evidente che il tempo del ripensamento è stato lungo, troppo lungo.

Se la sinistra vuole rottamare l’antimafia “degli anatemi”, “irriflessiva, retorica, prevalentemente ritualistica e simbolica”,  perché non c’è “antimafia senza garanzie e pluralismo” – come spiegano Fiandaca e  Visconti – è proprio necessario ripartire da un punto così lontano?

Giovanni Fiandaca

Giovanni Fiandaca

E’ stato contestato il principio dell’antimafia del no: quella che ha sempre  individuato un nemico, quella che alzava il ditino per dire che la legalità consisteva nel non fare questo e non fare quello (e nelle scuole si finiva col dire ai ragazzi che non si doveva andare in moto senza casco, principio che sinceramente mi sembra più da codice stradale che da codice morale). Un eccesso di retorica, spesso unito a un eccesso di furbizia.

Ma di cosa è fatta la nuova antimafia? Le parole d’ordine rischiano di dire poco: chi non sottoscriverebbe principi come legalità, pluralismo, diritto, garanzie, verità e giustizia? Sono concetti che, sulla carta, mettono d’accordo tutti: dall’avvocato dei mafiosi al pm fondamentalista.  Al momento la nuova antimafia si sta definendo in opposizione alla vecchia, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Bisognerà capire cosa vuole diventare da grande.

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