Una domenica d’estate al Castelluccio

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Una suggestiva serata, ieri, a Racalmuto, nel luogo simbolo di un passato e di tradizioni che meritano di essere restituiti alla memoria

Un momento della manifestazione di domenicaUn tuffo nel passato del XIII secolo, tra melodie e ricordi, suggestioni e testimonianze. È quanto è avvenuto ieri al Castelluccio, che ha eccezionalmente riaperto al pubblico per una serata dedicata all’arte, alla poesia, alla storia, al valore della memoria, con esposizioni, conferenze e momenti musicali. Dopo aver percorso la strada, purtroppo dissestata, che collega Racalmuto a Montedoro, arrivare al Castelluccio, che svetta maestoso sulla collina, è come approdare nel Medioevo. Poco distante alla costruzione ci sono ancora i resti della cappella, a testimonianza di un vissuto che rischia di andare perduto per sempre.

Il castello era punto di riferimento di un sistema di controllo militare, quando le segnalazioni alle altre torri del circondario avvenivano di giorno con gli specchietti e di notte con il fuoco, ma era anche centro di gestione del feudo, con i suoi grandi magazzini di grano. Fu anche sede di un appartamento signorile, completo di quattro bagni, in epoca chiaramontana. Seguirono secoli di abbandono, finché negli anni Novanta non si avanzò l’idea di un progetto di recupero, che purtroppoL'intervento dell'Ing. Cutaia fu dopo tempo abbandonato al suo destino, senza alcun finanziamento. Ma l’ingegnere Angelo Cutaia, colti ormai il rammarico e la costernazione dei proprietari, decise di acquistarlo e di avviare a sue spese il consolidamento, per evitarne il crollo. Il Castelluccio – come ha spiegato ieri lo stesso Cutaia nel corso della sua conferenza sui castelli di Racalmuto nell’ambito dell’architettura militare sveva – rappresenta un unicum, giacché altre costruzioni gemelle, in Sicilia, sono ormai rase al suolo o diroccate. Ritrovarsi in questo luogo, che domina il panorama ed è punto di riferimento costante per gli abitanti di Racalmuto, di Montedoro e di Canicattì, è stato come lanciare un segnale di speranza che si possa un giorno completare il restauro e far diventare il Castelluccio un Centro culturale permanente.
Ad aprire la serata è stato proprio Cutaia, sottolineando che questo incontro ha inteso “celebrare il riappropriarsi della gente di Racalmuto (e non solo) del proprio territorio e della propria identità”. Piero Carbone, poeta e saggista, con Cutaia coordinatore e ideatore della serata, ha rammentato ai presenti l’importanza del Castelluccio nella vita degli abitanti della zona, i quali lo osservano al primo risveglio e alla sera prima di andare a dormire, quasi come un rito propiziatorio, e ne fanno una sorta di emblema: “Il Castelluccio ci dona un panorama meraviglioso – ha affermato Carbone -, noi lo contraccambiamo con altre visioni, attraverso diverse forme artistiche”.
Ad immergere subito i presenti in un clima di rievocazioni storiche è stato il Coro Filarmonico “Terzo Millennio”, diretto dal maestro Domenico Mannella, che ha fatto rivivere lo spirito antico del Castelluccio con un primo emozionante brano dei Carmina Burana. È stata invitata, quindi ad intervenire Anne Chadwick, che con la collaborazione di Gabriella Testa ha tradotto dall’originale, conservato in una biblioteca di Manchester, un brano di “Sicilian ways and days”, di Louise Hamilton Caico, vissuta tra il 1861 e il 1927, la quale descrisse luoghi e usanze dei siciliani di fine Ottocento. Anne Chadwick, prima di leggere in inglese il brano, che tratta proprio dei luoghi del Castelluccio, ha affermato di aver letto con entusiasmo e L'esibizione del coro interesse questo libro, sentendosi vicina all’autrice, piombata, come lei stessa nel 1957, in una realtà profondamente diversa, a tratti dura, eppure ricca di fascino. Ha anche precisato di non aver letto le cronache di una donna sofisticata e con la “puzza sotto il naso”, ma di una persona molto evoluta, curiosa e appassionata, alla ricerca di esperienze che potessero distrarla dalla monotonia quotidiana.
È seguito l’intervento di Calogero Messana, di Montedoro, che ha collezionato da raccolte pubbliche e private oltre 600 fotografie scattate da Louise in quegli anni e dalla stessa sviluppate nella sua camera oscura: foto piccolissime, come si usava allora, ma ad altissima definizione. L’intera collezione offre uno spaccato straordinario della vita di quel periodo e rappresenta, come ha sottolineato lo stesso Messana, “una documentazione unica della vita quotidiana popolare di quegli anni”.
È stata quindi la volta di un intermezzo poetico con Piero Carbone, il quale ha declamato alcuni versi dedicati al Castelluccio e ai sentimenti che ispira in lui, contagiando di sensazioni anche i numerosi racalmutesi presenti. “…Ancora, bieddru miu, ca n capu a stari/comu n’aquila cu l’uocchji grifagni/chi accuvacciata n capu l’ova av’a cuvari”…. È seguita l’esecuzione di altri brani dei Carmina Burana, ed è quindi intervenuto anche il maestro Mannella, il quale ha spiegato ai presenti l’emozione di eseguire i canti contemporanei all’epoca del Castelluccio, proprio all’interno di questo luogo che visse chissà quali e quanti eventi, utilizzandone l’acustica straordinaria. In chiusura, Piero Carbone ha invitato i presenti a visitare le mostre, al piano inferiore, non prima di aver ringraziato gli artisti, qualificandoli come figli della stessa “Scuola di Racalmuto”: lo scultore Giuseppe Agnello, reduce dall’inaugurazione, appena sabato scorso, di una mostra alla Torre Carlo V di Porto Empedocle, nonché Sergio Amato, Nicolò Rizzo, Dimitri Agnello, Alfonso Rizzo e Simone Stuto.

Anna Maria Scicolone

 

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