Una cartolina dalle Eolie

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Capperi, malvasia e un mare da cinema

La casa de Ora che un tantino abbiamo scoperto le Eolie, in questi giorni di fuoco, l’unico consiglio che possiamo dare è venire. Perchè davvero bisogna scoprire queste isole nell’isola, palmo per palmo, una per una. Lipari, Vulcano, Salina, Panarea… basta un motorino per scoprirne gli angoli più suggestivi, negli attimi dove senti soltanto cicale e mare e fuoco. E quel mare azzurrissimo che incantò la Magnani e Philippe Noiret e Massimo Troisi.

Poi se a darti i giusti consigli sono amici come Felice Cavallaro e Marcello Sorgi e allora sai che nemmeno un attimo andrà perso (i due giornalisti assieme ospiti del Centro studi Eoliano per la presentazione del libro del Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso).
A Lipari quindi scopri le cave di Pomice (da pochi anni dismesse, bloccate dall’Unesco), gli angoli di Canneto e Acquacalda. Mare e montagna insieme per quest’isola che, secondo Francesco Longo che ha scritto per Laterza un bel libro sulle Eolie, “affiora come un coccodrillo“.
Suggestivo il centro storico, tipico di un centro di pescatori. Ma qui, tra queste viuzze, scoppiò nel 1711 la controversia liparitana. Per un pugno di ceci. E fa senso attraversare la lunga scalinata del duomo, per chi ha letto la Recitazione di Leonardo Sciascia. Del resto in quest’isola tutto dovrebbe avere senso: capperi e malvasia la fanno da padrone in ogni piatto, in ogni desser. E poi le granite, straordinarie se gustate nella piazza di San Bartolomeo, patrono di questi posti che sembrano così lontani dalle piazze di paesi e città della Sicilia.Lipari

A Salina invece scopri i sogni del cinema. Laggiù, in fondo al quel cratere spento che ospita le casette di Pollara, intravedi la casa rossiccia dove Troisi girò le scene de Il Postino con un Pablo Neruda interpretato da Noiret. Nessuna indicazione, ma solo un cancello aperto. Ci intrufoliamo. Poco prima una signora ci dice che il proprietario, un pittore, non ama le visite. Sarà, ma la tentazione di vedere quel posto è fortissima. Raggiungiamo la casa e immaginiamo Noiret che fissa il mare e Troisi che sbuca con la sua bici. Fantasmi del cinema, sogni di un pomeriggio nell’isola dei due vulcani gemelli. Ancora una foto alla casa e poi via. Non c’è nulla da fare qui se non dare ancora uno sguardo alle pareti, agli angoli, alle imposte chiuse, alle cicche di sigarette lasciate su un posacenere.

Rinella, sempre a Salina, è invece una vera scoperta. Un angolo di paradiso perduto. Qui bisogna starci almeno un pomeriggio per assaporarne la delizia di un mare bandiera blu e un piatto di spaghetti alle vongole nella locanda della signora Pina.

Vulcano invece ti riporta allo zolfo dei nostri centri. Lo zolfo giallo che attira turisti da ogni angolo della terra. Da tutto il mondo vengono qui a spalmarsi di fango, pur respirando aria maleodorante. Ma il bello è, anche qui, scoprire l’isola, gli angoli del cratere che sembrano paesaggi lunari e fitti boschi che si aprono al mare. Da qui s’intravede la Sicilia, l’Etna… e sembra così di essere ancora più vicini a ciò che per un attimo sembrava lontano lontano.
Le Eolie sono tutte da scoprire… c’è ancora Stromboli, Filicudi e Alicudi.
In queste notti di mezza estate tutto ci appare diverso, più vero. E non si è poi così lontani dalla terra che fa discutere oggi di autonomia si o no, di conti da risanare, di lettere spedite da Roma; e di anniversari di uomini dello Stato da non dimenticare.
Forse ancora una volta si può guardare la Sicilia da una delle sue stesse isole scoprendone vizi e virtù, amandola e odiandola, chiedendosi sempre “come si può essere siciliani”?

Giusi Mulè e Salvatore Picone

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