“Un tempo dicevo con orgoglio di essere un’insegnante”

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Incontriamo Francesca Maccani, scrittrice e insegnante. “Non è cattiva la Scuola, è cattivo ciò che la scuola è diventata negli ultimi anni… Non sono una scrittrice professionista, non ho seguito un percorso di studi professionalizzante in tal senso, però scrivere mi piace da sempre..”.

Francesca Maccani

Francesca Maccani, originaria di Trento, vive a Palermo dal 2010. Docente di lettere nella scuola secondaria, ha insegnato sia in Trentino che in Sicilia. Ha pubblicato un libro di poesie, Fili d’erba, nel 2007, e il saggio La cattiva scuola, edizioni Tlon, scritto con Stefania Auci nel 2017, saggio che ha vinto il premio Donna del Mediterraneo, l’8 marzo 2018. A Settembre 2018 è uscito con Aulino editore il suo racconto Il buio a Palermo, sempre a settembre 2018, sul numero 3 della rivista “Ammatula” pubblica il racconto Ape regina. Gestisce una pagina Facebook – Francesca leggo veloce – in cui recensisce testi di narrativa e commenta i principali avvenimenti del mondo dell’editoria. Sul blog “Giudittalegge” di Giuditta Casale, mensilmente consiglia una lettura nella rubrica “La recensora della domenica

Ti senti più una scrittrice o una professoressa?

Senza dubbio una professoressa anche se devo dire che in realtà, rispetto a qualche anno fa, tendo a non identificarmi più nel mio lavoro. Un tempo dicevo con orgoglio di essere un’insegnante, oggi purtroppo il nostro ruolo sociale è troppo bistrattato per farne motivo di vanto. Non sono una scrittrice professionista, non ho seguito un percorso di studi professionalizzante in tal senso, però scrivere mi piace da sempre. Superati i quarant’anni ho vinto la mia ritrosia e mi sono decisa a provare a pubblicare qualcosa. Per soddisfazione personale più che altro.

Come si diventa una scrittrice?

Premetto che io non mi sento una scrittrice, piuttosto una persona che coltiva una passione da molti anni. La scrittura è sempre stata il mio mezzo espressivo privilegiato. Da piccola tenevo un diario e ho scritto ad amiche e fidanzati lunghissimi papiri che qualcuno di loro conserva ancora come ricordo. Ritengo comunque che leggere molto sia un presupposto fondamentale per poter scrivere. Seguire qualche corso non guasta, scegliendo con oculatezza fra il mare magnum delle proposte. Scrivere richiede comunque una certa disciplina e tanta pazienza soprattutto.

Che libri hai letto da bambina?

Che bellissima domanda. Ho letto di tutto e di più. Fra i miei libri del cuore ci sono La storia infinita e Momo di Michael Ende, La collina dei conigli di Adams, Il Barone rampante di Calvino, i libri di Jules Verne, di Dickens, i classici per ragazzi, da Piccole Donne a Pattini d’argento. Sono sempre stata una lettrice vorace e appassionata fin da piccolissima. Ricordo che leggevo fino a che mi bruciavano gli occhi. Avevo la tessera della biblioteca cartacea e ogni 6 mesi ne completavo una. Fortunatamente entrambi i miei genitori amavano molto leggere quindi i libri in casa mia non sono mai mancati.

Come vive una ragazza di Trento città pulita, quasi perfetta e organizzata in una città caotica come Palermo?

In realtà io non sono di Trento ma di Storo, un comune di 4000 anime a sud del Trentino sul confine con la Lombardia. A Trento però ho vissuto durante gli anni dell’università. Vedere la mia città d’adozione maltrattata mi ferisce moltissimo. La considero una delle città più belle d’Italia ma abbiamo ancora molto da imparare qui sul rispetto degli spazi pubblici. Da noi in Trentino, ciò che è di tutti è di ciascuno, qui ciò che è di tutti è di nessuno. Spero tanto che le nuove generazioni possano imprimere una svolta positiva grazie ad una migliore educazione civile.

Parliamo del del tuo libro, La cattiva scuola, che ha vinto il Premio Mediterraneo?

Si tratta di un saggio scritto a 4 mani con la collega e amica Stefania Auci , uscito con Tlon, per muovere una critica alla legge 107, la cosiddetta Buona Scuola. In questo libro Stefania e io, oltre ad analizzare la legge, raccontiamo le rispettive esperienze in quartieri difficili della città e, in conclusione, parliamo di cosa vorremmo nella scuola dei nostri sogni.

Francesca Maccani

Ma è veramente cattiva la scuola vista dai tuoi occhi?

No certo che no, non è cattiva la Scuola, è cattivo ciò che la scuola è diventata negli ultimi anni. Non più l’agenzia educativa per eccellenza, bensì un contenitore nel quale pare non contino più nè il merito nè la fatica e il sacrificio, parole ormai quasi sconosciute per le nuove generazioni. Tutto sta andando verso la semplificazione e di contro verso la burocratizzazione di ogni cosa. Ahi serva scuola…per parafrasare Dante.

Quali sono i problemi dei ragazzi di oggi?

Qui ci vorrebbe un libro per rispondere. Brevemente secondo me, in primis la scomparsa di figure genitoriali autorevoli, di educatori di riferimento motivati e appassionati, un uso poco consapevole dei mezzi tecnologici, la mancanza di educazione emotiva. Non mi addentro nello specifico perchè ogni punto dovrebbe essere analizzato minuziosamente ma, in generale, a mio dire, le problematiche comuni risiedono principalmente nelle disfunzionalità familiari e poi a catena, subentra tutto il resto.

Come nasce Il buio a Palermo?

Si tratta di un racconto che avevo scritto anni fa e che era rimasto nel cassetto, è totalmente autobiografico e parla di me, che guidando di notte all’uscita del ristorante che gestisce mio marito, incontro i miei fantasmi (ricordi e malinconie) e, con una certa insofferenza, mi appresto a tornare verso casa nel traffico delirante.

Il buio a Palermo è uno stato mentale, una sensazione o la disperazione del traffico e del rumore che ci tormenta pure la notte?

In realtà è tutte e tre le cose, è soprattutto la mia sensazione di impotenza nel vedere troppe cose brutte e nello stare male per questo, non sapendo bene come poter dare aiuto.Il mio è un racconto denso di rabbia per le troppe ingiustizie cui mi è capitato di assistere, per le persone che sono costrette a fare lavori degradanti ed è anche uno scritto nostalgico dato che queste realtà stridono molto con i luoghi in cui sono cresciuta.

Come nasce il tuo blog: Leggo veloce?

La mia pagina Facebook Francesca leggo veloce era prima un blog su WordPress che stentava a decollare. Poi una sera chiacchierando a cena con la scrittrice Chiara Rapaccini, in arte Rap, è nata l’idea di trasferire tutto sui social, scelta azzeccatissima in quanto ho raggiunto più di 1000 followers reali in pochi mesi. Gli editori mi contattano spesso e mi inviano le loro uscite che leggo sempre con enorme piacere. Molte persone mi seguono e si fidano dei miei consigli. Non dico di essere una influencer però diciamo che la mia passione mi regala grandi soddisfazioni.

Qual è lo scrittore siciliano che ami maggiormente?

Senza ombra di dubbio Verga, lui è il mio scrittore del cuore da sempre, il fatto poi che sia siciliano me lo fa amare ancor più. Avevo odiato i Malavoglia quando me li fecero leggere in seconda liceo. Li ho riletti poi a 19 anni, dopo un bruttissimo incidente nel quale avevo perso la milza. Ricordo che su quel libro piansi di commozione al punto di voler leggere tutta la produzione verghiana. Il Mastro Don Gesualdo mi conquistò. I vinti mi hanno sempre affascinata, la loro tenacia e la resistenza di fronte alle avversità del destino. Non è un caso se La ginestra leopardiana sia uno delle mie liriche preferite. Amo moltissimo pure Pirandello del quale ho letto tutti i romanzi e molte delle novelle. Fra gli scrittori contemporanei mi piacciono molto Roberto Alajmo, che nel frattempo è diventato un amico e la mia carissima amica Stefania Auci, trapanese, che è una grande scrittrice e ne sentiremo parlare molto nei prossimi mesi. Ho molti amici qui in Sicilia che scrivono e che sono dotati di grande talento. Ne vado fiera.

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Francesca Maccani

Sto leggendo Asimmetrie di Lisa Halliday, ed.Feltrinelli e ne sono già innamorata. Un grandissimo romanzo. In genere prediligo leggere romanzi delle case editrici indipendenti perchè amo scoprire tesori nascosti. Uno dei migliori letti degli ultimi mesi è Il Lago di Bianca Bellovà, Miraggi edizioni, ma potrei citartene a decine. Non riesco a leggere tutto ciò che vorrei, ho sempre pile sul comodino alte quanto me che non riesco mai a smaltire ahimè.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho un sogno, un romanzo al quale sto lavorando da un po’. Mi frullava per la testa da otto anni e finalmente lo scorso autunno mi sono decisa a scriverlo. Diciamo che quello è il mio progetto più immediato, per il resto ho tre figli ancora piccoli da crescere e temo che gran parte delle mie energie saranno assorbite ancora per molti anni da loro, oltre che dai miei amatissimi libri sul comodino.

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One Response to “Un tempo dicevo con orgoglio di essere un’insegnante”

  1. Articolo citato qui: Un tempo dicevo con orgoglio di essere un'insegnante - Oggiscuola

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