Un referendum per unire Grotte e Racalmuto

|




Dopo la recente decisione dei Consigli comunali di Cammarata e San Giovanni Gemini di indire un referendum per la fusione dei due Comuni, abbiamo riaperto il dibattito su una proposta che, circa tre anni fa, il nostro giornale aveva lanciato e che riguardava l’unione tra Grotte e Racalmuto. Ecco in quella occasione cosa propose l’imprenditore Lillo Sardo, già sindaco di Racalmuto.

Racalmuto (foto Andrea Sardo)

L’unione ha la forza?

In ordine alla vicenda  riguardante la proposta di unificazione dei comuni di Racalmuto e Grotte, della quale peraltro si discute infruttuosamente ormai da tanti anni, tenderei ad andare subito al punto concreto della questione, soffermandomi magari poi, in conclusione, su quanto in passato era già stato avanzato, dal sottoscritto, in tal senso.

Prima che di integrazione tra Amministrazioni comunali occorrerebbe, a mio avviso, parlare di integrazione di programmi, che abbiano come obiettivo la promozione e la gestione di progettualità locali che siano in grado:

” • di mobilitare risorse sufficienti per dare risposte adeguate alla progettualità e all’intraprendenza degli stessi sistemi locali;
• di venire incontro ai reali bisogni del territorio, tali da assicurare una effettiva valorizzazione delle specifiche filiere produttive territoriali, oltre che congruenti sotto il profilo dell’efficacia e dell’efficienza;
• di assicurare una positiva interazione tra capitale, investimenti produttivi, capitale sociale, beni relazionali, reti materiali e immateriali, assetti di governance, favorendo l’instaurarsi di relazioni cooperative tra istituzioni, imprese, soggetti attivi sul mercato del lavoro e partner sociali;
• di valorizzare la centralità dei beneficiari finali (persone/imprese) affinché sia pienamente garantita la loro funzione di attori delle politiche che individuano gli obiettivi e partecipano alla costruzione dei progetti”.

Perché ciò possa realizzarsi, vanno verificate subito le possibilità e le condizioni per utilizzare meglio le ‘infrastrutture di governance’ esistenti. Una delle condizioni per l’avvio di nuovi percorsi di sviluppo è, infatti, la possibilità di dare voce ad un partenariato locale, facente capo agli “unificati”, capace sia di definire gli obiettivi, intercettando i reali bisogni del territorio, sia di incentivare e partecipare fattivamente alla messa a punto delle strategie e delle misure di intervento.

Andrebbe in tal modo assicurata, inoltre, l’offerta, e soprattutto la qualità, dei servizi che la pubblica amministrazione è in grado di fornire al territorio. E’ assolutamente necessario, ad esempio, rendere più celere e più semplice il rapporto tra utenza (cittadini e imprese) e amministrazione. Perché un nuovo dinamismo locale possa manifestarsi occorre che, specie nelle aree meno sviluppate del Paese come la nostra, sia data l’opportunità ai cittadini e alle imprese di usufruire di ulteriori servizi rispetto a quelli essenziali, soprattutto utilizzando i più moderni sistemi di comunicazione.

Lillo Sardo

Lillo Sardo

E’ indubbio, infine, che maggiore centralità deve essere data al tema delle risorse umane. Non è possibile immaginare l’avvio di nuovi processi di sviluppo locale disgiunti dalle dinamiche del capitale umano e dell’occupazione. E’ dunque necessario un perfezionamento delle logiche di promozione dello sviluppo, in funzione di un migliore raccordo tra azioni sul fronte delle dinamiche d’impresa, interventi di natura infrastrutturale e politiche attive del lavoro.

Nello specifico, si tratta di pervenire a una migliore qualificazione e a una maggiore finalizzazione di tutti gli interventi che, a livello locale, vengono destinati alle persone, in funzione sia di una loro maggiore occupabilità e adattabilità, sia in rapporto alle esigenze di crescita competitivo-innovativa espresse in quest’ottica dalle nuove imprese e dal territorio.

Le politiche di sviluppo devono avere quindi come referente primario le comunità delle persone, degli attori e le reti del territorio, unite da un’identità che solo così diventa “comune”, in modo tale che siano capaci di mobilitare le risorse e le energie di cui dispongono per concorrere alla piena realizzazione dei programmi di sviluppo.

Azioni e governance. L’approccio di sviluppo locale a cui fare riferimento – così come la strumentazione complessiva a cui dar vita – dovranno essere in grado di assicurare:

“• la costruzione di un’identità collettiva basata sulla condivisione degli obiettivi e sullo sviluppo della sussidiarietà tra vari livelli sociali;
• l’affermarsi di pratiche concrete di cooperazione e di associazionismo interistituzionale, che consentano all’intervento pubblico di organizzare la propria operatività su una struttura multilivello basata su vari ambiti, a quel punto, ottimali di gestione;
• il necessario affermarsi di una partnership socio-economica competente, in grado di partecipare alla definizione della strategia ed alla governance del territorio, di garantire ai progetti il contributo informativo e di esperienze che proviene dai soggetti più vitali presenti sul territorio stesso, nonché di trainare il sistema, garantendo l’effettiva mobilitazione delle diffuse rappresentanze di interessi;
• la previsione di un raccordo esplicito tra politiche dell’occupazione e azioni di sviluppo locale, che consenta la compartecipazione di tutte le parti alla realizzazione degli obiettivi attraverso l’avvio di specifici strumenti incentivanti, nonché di interventi mirati ad intervenire sulle dinamiche locali del mercato del lavoro, sia dal lato della domanda che dell’offerta”.

Perché le iniziative di sviluppo locale siano in grado di intercettare le specifiche esigenze territoriali, è necessario evitare la sproporzionata generalizzazione di improbabili e inutilmente ambiziose iniziative.

Grotte

Condizione necessaria, ancorché non sufficiente, perché ciò possa davvero accadere è che i territori così riuniti riescano a produrre strategie programmatiche e progettazioni coerenti con gli obiettivi, sotto il profilo dei contenuti, della qualità tecnico-operativa e delle soluzioni.
Un maggior grado di selettività potrà garantire che queste iniziative assicurino un reale miglioramento della qualità delle politiche pubbliche locali.

In funzione di ciò, va considerata l’opportunità di operare una maggiore distinzione tra quelle che vanno classificate come iniziative di cooperazione e di partenariato locale e i veri, nuovi, progetti rivolti alla potenziale neo realtà territoriale.

Grotte

Detto ciò, non vi è alcun dubbio che oltre alla partnership socio-economica locale, la cooperazione che diventa integrazione amministrativa tra Enti Locali, correlata ad una seria aggregazione interistituzionale, dovrebbero costituire una priorità per una moderna ed aperta politica di sviluppo e di oculata amministrazione localmente definita.

E’ soprattutto in relazione a ciò che, laddove si possa e ne valga la pena, può essere utile prendere a riferimento le coalizioni locali già sperimentate e perfettamente funzionanti (Consorzi di comuni, Comunità montane, ecc.)

Infine, per quel che riguarda le questioni attuative connesse con la governance del territorio ridefinito, priorità andrebbe assegnata agli interventi di qualificazione delle strutture organizzative e dei modelli gestionali dei comuni interessati, nonché ad azioni di qualificazione professionale del personale pubblico coinvolto nella gestione di tali processi.

Importante è in ogni caso la valorizzazione delle competenze acquisite dagli attori locali (comuni, privati e parti sociali) sia nel promuovere, progettare e realizzare interventi, sia per quel che riguarda la conoscenza approfondita delle caratteristiche, dei bisogni e delle potenzialità del territorio.

La proposta avanzata dallo scrivente nel lontano 1986, da Sindaco del comune di Racalmuto, prevedeva già, in tempi non sospetti, una forma embrionale di condivisione intercomunale, che ha portato alla creazione di un Consorzio tra Comuni di particolare interesse, poi sfumato per la poca lungimiranza dei riferimenti regionali (gli unici, tra l’altro, da cui in quel periodo sarebbe potuto arrivare l’ossigeno necessario all’attuazione dei progetti condivisi) e che già allora coinvolse non solo Grotte e Racalmuto ma anche altre entità comunali come Castrofilippo, Favara e Comitini.

Un referendum per l'unificazione

Un referendum per l’unificazione

Chiudo con la consapevolezza, espressa già dal titolo interrogativo della presente, che non ci sarebbero dubbi, volendo ragionare asetticamente e tecnicamente, in ordine alla necessità di consorziarsi, integrarsi mantenendo e ricercando nuove identità che diano slancio ai territori…

L’operatività potrebbe arrivare, se si volesse, da un tavolo partecipato che porti ad una scelta seria, basata su programmi concretamente condivisi e avallata da una consultazione popolare, agendo così non solamente sulla scia di emotività socio-culturali che, ai nostri giorni e per lo stato in cui versano gli enti locali, risultano anacronistiche e assolutamente improduttive!

 

Altri articoli della stessa

One Response to Un referendum per unire Grotte e Racalmuto

  1. Castronovo Giuseppe Rispondi

    3 dicembre 2017 a 11:48

    Una dettagliata analisi del principio costituzionale del “Buon andamento della Pubblica Amministrazione” (art. 97 Costituzione) e i valori di economicità, efficienza ed efficacia che dallo stesso sono enucleabili sarà in grado di dimostrare come unire due piccole autonomie non vuol dire sopprimerle ma farne una più grande, più efficiente, più economica nonché capace di interloquire con le Istanze superiori con maggiore autorevolezza.
    (Dal volume “L’accorpamento dei piccoli Comuni” Ed. Rubbettino, Autore Giuseppe Castronovo)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *