“Un po’ di pane e formaggio, e sarà Natale anche per noi”

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Ma grazie a Padre Pasqualino Barone, e alla sua mensa della solidarietà a Sciacca, per Luigi e Lucia quello fu un Natale veramente speciale

Mensa della solidarietàDa due anni Luigi aveva visto precipitare tutti i suoi sogni. La crisi economica lo aveva pian piano distrutto. Nessuno gli dava più un lavoro. E chi poteva darglielo, d’altra parte, se lavoro non ce n’era? E dire che Luigi era stato sempre un muratore inappuntabile. A Sciacca parlavano tutti di lui. Attento, responsabile. Mastro Totò, il suo storico principale, era morto. In trent’anni insieme si era fidato solo di lui. Mastro Totò non aveva avuto figli, l’impresa di famiglia era cessata con la sua morte. Luigi non aveva avuto i soldi necessari per rilevarla. E oggi, a 58 anni, era ancora troppo giovane per ritirarsi, piuttosto anziano per avere nuove prospettive. Lavando le scale di un paio di condomini, sua moglie Lucia era riuscita ad accumulare i 300 euro necessari a pagare l’affitto. “Prima l’affitto, poi la spesa”. Era questo il motto di casa.

I tre figli di Luigi vivevano fuori Sciacca: il maschio a Padova, la femmina a Zurigo. Erano felicemente sposati, di tanto in tanto si facevano vedere. Anche loro, però, non navigavano nell’oro, e quel natale non sarebbero potuti venire. Meglio così, pensò Luigi. I suoi ragazzi non sapevano niente dei problemi dei genitori. Magari, se avessero saputo, avrebbero potuto aiutarli. Ma Luigi si era sempre opposto a quella prospettiva. “Dunniarrivamuappuntamu ‘a spingula”, amava dire alla moglie.Quel natale non c’era nemmeno la spilla da appuntare. Luigi e Lucia non avevano i soldi a fare la spesa. Aveva sentito parlare della “Mensa della solidarietà”. L’aveva istituita padre Pasqualino Barone. «Ci andiamo lucì? Almeno a Natale». Quando glielo domandò sua moglie scoppiò in lacrime. Lui la capì. L’indigenza non può prendere il posto della dignità. Un po’ di pane e formaggio, e sarà Natale anche per noi, pensò Luigi.
Poi la vigilia di Natale fu Lucia a parlare: «Ho pensato che alla mensa ci sono persone in difficoltà come noi. Se sei ancora d’accordo, andiamoci pure». Luigi ne parlò con don Pasqualino. Che, preso da mille impegni, si appuntò il
suo nome in un foglietto volante. “Chissà se ci sarà davvero posto pure per noi?”, si domandò Luigi, piuttosto pensieroso. La mattina di Natale Luigi si lavò e si fece la barba. Indossò l’unico abito che ancora possedeva, quello estivo 15 anni prima, comprato per le nozze della figlia. Moriva dal freddo, ma rifletté ancora sul concetto di dignità da
mantenere nell’indigenza. La moglie prese il cappotto di lapin beige sopravvissuto ad almeno un centinaio di cerimonie. Andarono a messa, i due coniugi, al Sacro Cuore.Don Pasqualino Barone

È lì che si trova la mensa della solidarietà. Luigi si vergognò di non avere in tasca nemmeno cinquanta centesimi per l’offertorio. Abbassò la testa, chiese aiuto a Dio. Dopo la benedizione di padre Pasqualino, i due coniugi scesero nel sotterraneo dove una ventina di volontari cucinavano e si davano da fare preparando cibi e vettovaglie. Il profumo di prelibatezze si spargeva nell’aria. Lucia si teneva stretta al braccio di Luigi. Quasi aggrappata. Poi però scoppiò ancora in lacrime. Luigi la rincuorò. «Andiamocene a casa», le sussurrò. Tornarono nella loro dimora. Nel silenzio, sedettero in cucina. Luigi si appisolò. Fu svegliato dal suono del campanello. Lucia si domandò chi potesse essere. Aprì. Era don Pasqualino. Portava con se una cesta di vimini, coperta da una tovaglia. Insieme a lui c’era Fabrizio, un ragazzo del gruppo scout che lo aiutava. «Luigi, Lucia. Non vi ho visti alla mensa. Il tavolo che vi avevo riservato è rimasto vuoto».Luigi si alzò in piedi. Chiese scusa a don Pasqualino. Che però non indugiò ulteriormente in chiacchiere.«Avanti, Lucia, che è tardi. Apparecchiamo subito questa tavola. Dobbiamo festeggiare questo Natale nel nome del Signore o no? E lo faremo qui, a casa vostra».Lucia impallidì. Capì solo in quel momento che nel cesto di vimini c’era da mangiare. Le lacrime le rigarono il viso. Don Pasqualino scherzò:
«Ho capito và, ci penso io». Il prete andò in cucina, cominciò ad aprire i cassetti fino a quando non trovò quello giusto. Lucia si riprese e si diede da fare. Luigi si avvicinò a don Pasqualino. Singhiozzando gli chiese in che modo
avrebbe potuto sdebitarsi con lui per quello che stava facendo, e per il riconoscimento del rispetto della sua dignità che gli aveva impedito di andare alla mensa.«Come in che modo puoi sdebitarti? Non vorrai non far sedere questo prete alla tua tavola, Luigiù, casugnu ancora mortu di fami?». Don Pasqualino fu ospite di Luigi e Lucia. Fu uno splendido pranzo di Natale. L’indomani Luigi e Lucia trascorsero Santo Stefano alla mensa dellasolidarietà. Pochi giorni dopo Luigi tornò al lavoro. Il titolare di un’impresa lo chiamò. Era impegnato nel rifacimento del prospetto di un palazzo. Ci sarebbe stato lavoro per un bel po’ di mesi. Luigi ripensò a quel giorno di Natale, in cui, mortificato per non aver potuto versare un obolo all’offertorio, chiese aiuto a Dio.

Massimo D’Antoni

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