Un paese senza alberi (e con molte ombre)

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Perchè non abbattere muri e cancelli?Il caldo forte di ieri si è sentito anche nella deserta piazza di Regalpetra. Non ci sono alberi per ripararsi anche se in paese sono ancora tante le ombre. Il cameriere del circolo, dai balconi che si affacciano sul corso, guarda l’asfalto che suda. I campanili della Matrice bruciano. Le temperature superano i quaranta gradi. Alto, come sempre, il tasso di umidità. Il malcapitato che si trova da queste parti a mezzogiorno scappa, non sa dove rifugiarsi. Tutto chiuso, ville, giardini, parchi urbani e spazi comunali. Guarda quei due – dice il cameriere – vengono da lontano, hanno probabilmente lasciato il mare per venire qui e noi gli facciamo trovare tutto chiuso! Sono due poveri turisti non italiani, un gelato in mano e macchina fotografica a tracolla. Spaesati, fanno qualche foto e poi cercano aiuto.

Il cameriere, che aspetta ancora un po’ prima di chiudere le sale del sodalizio vuoto, raggiunge i due. Gli chiedono se c’è un posto dove stare un po’ al fresco per consumare il pranzo al sacco – Dovete andare alla villa, dice, vicino al teatro.
Sa tuttavia che è tutto chiuso a quest’ora. Vedi – mi dice – in questo paese non abbiamo capito nulla, tante strutture chiuse quando servono.Racalmuto, villa Matrona
La riflessione del signor C. ci riporta ad un discorso vecchio: la gestione delle strutture pubbliche del paese.
Passati i ministri, in attesa probabilmente di altri ritorni e di altri finanziamenti, Racalmuto attende un po’ di normalità. Perché non dovrebbe essere difficile, se si riesce a ri-aprire un teatro in venti giorni, a trovare una soluzione per lasciare aperte le ville e gli spazi per i giovani e per i bambini. Via i cancelli, via recinti e inferriate e muri di cinta. Troppe cose sono rimaste chiuse e godibili solo a poche persone. E probabilmente sarà ancora così fin quando non vengono fuori quelle verità nascoste che sono alla base di ciò che è accaduto in questi ultimi anni. Ci sono ancora troppe verità, appunto, che restano come polvere sotto i tappeti del Palazzo, delle caste, dei piccoli gruppi di potere. Per questo ad oggi ai tanti racalmutesi lontani dai dibattiti e dalle vicende politiche, tutto sembra rimasto fermo ed immobile, immutato.
Se ne è accorto anche il cameriere che, come tanti di noi, resta comunque fiducioso nel lavoro che lo Stato sta facendo nel paese dove il Comune è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. 

Regalpetra o Racalmuto che sia, comunque resta un paese povero. E non solo di idee e progetti. Oggi come prima, più di prima. Anche qui, come in tanti posti della Sicilia, c’è gente che non riesce a mettere su pentola. Non è letteratura, non è il racconto delle Parrocchie. Ci sono famiglie, in questo 2012, che non arrivano a fine mese, che non riescono più ad accontentare i figli forse abituati troppo male. Ci sono giovani coppie che non decidono di mettere sù famiglia perché non si hanno più certezze nemmeno di ciò che è già precario. C’è tanta gente che ha bisogno e che chiede aiuto solo ai preti. Al Comune, da quando ci sono i commissari, nessuno va a bussare all’ufficio dei servizi sociali. Come mai? Erano in tanti a farlo prima del loro arrivo. Non ci sono più bisognosi, forse? O quelli che ne usufruivano prima non lasciavano spazio a quelli che, pur avendone il diritto, non sono mai stati presi in considerazione?
E ancora: “Ora che ci sono i commissari, al Comune lavoriamo di più” – commentava un impiegato in questi giorni al bar. Di più o di più rispetto a quando si faceva poco? Al cameriere del circolo, sentendo queste parole, il caffè quel giorno gli è sembrato veleno: “Con tutti questi giovani a spasso loro si lamentano”. E si torna a parlare delle ville e dei giardini, dei tanti spazi che restano chiusi e dei tanti impiegati comunali che potrebbero essere una risorsa se “utilizzati” per la gestione delle strutture, responsabilizzandoli nella cura di ciò che è di tutti.
Quando diventerà isola pedonale?Non ci sono alberi, ma ci sono ancora tante ombre. E allora abbattiamo i muri delle ville, apriamo tutti i giorni e 24 ore su 24 le porte di castelli, teatri, fondazioni, macelli, chiese e conventi. Spazi che sono di tutti.

E non ci arrabbiamo più di tanto se un funzionario di prefettura, per un giorno, chiede l’accredito per entrare nel luogo solo per qualche ora. Nessuno di noi ha bisogno di un pass per vivere nel proprio paese, entrare a teatro la sera, assistere ad un convegno interessante alla Fondazione Sciascia o ammirare una mostra al Castello Chiaramontano, fare una passeggiata in piazza o fare un bagno – in questi giorni sarebbe ideale – nella piscina che sarà ripristinata con i fondi ministeriali destinati al paese. I bambini di Racalmuto non devono avere bisogno di un pass per avere un parco giochi pulito, fresco, al passo coi tempi o una piazza Umberto I isola pedonale, per correre e giocare senza pericoli. Tutto deve essere normale e alla luce del sole, anche se caldo forte.

Salvatore Picone

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