Un amore di bagno. Usi e abusi internazionali della toletta

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“La storia dei popoli si impara meglio dalle loro stanze da bagno che dai campi di battaglia”

altDi solito quel che accade in bagno è sempre meglio che resti in bagno, ma oggi faremo un’eccezione alla regola. Il LA per questa particolare dissertazione sugli usi e abusi della toletta ci è stato gentilmente offerto da una ricerca-studio sui comportamenti degli europei in bagno, pubblicata qualche giorno fa da Ideal Standard.
Semmai si potesse paragonare la “toilette-routine” a uno sport agonistico, la medaglia d’oro (per la celerità con cui la mattina entrano ed escono dal bagno) andrebbe ai sudditi della Regina Elisabetta che con ben 19 minuti e 42 secondi si piazzano al primo posto, subito seguiti dai tedeschi (27 minuti e 35 secondi), dagli italiani (ahinoi, solo un bronzo con 27 minuti 33 secondi) e dai francesi (27 minuti e 11 secondi).

A tutti quegli uomini che gongolano nel rimbrottare alle proprie signore il tempo infinito che trascorrono in bagno, rispondiamo dicendo che in verità le donne impiegano in media solo 1 minuto e 13 secondi in più rispetto agli uomini (e si truccano anche).Di norma il bagno è lo spazio destinato alla cura della persona e all’igiene, ma molto più spesso si trasforma in luogo deputato per: mistiche riflessioni sul senso della vita, aggiornamento del proprio profilo Facebook e/o Instagram, vocalizzi e serenate sotto la doccia (con tanto di cornetta a mo’ di microfono) sulle note di “Nel Sole” di Albano, pianificazione strategia per il fantacalcio, arte del “taglia e cuci” telefonico con l’amica di turno.Metaforicamente parlando, laddove prima c’erano le latrine romane oggi è possibile trovare di tutto, anche il superfluo. E così accanto al tanto rassicurante vaso sanitario (meglio conosciuto come water) potrebbero comparire caminetto, Iacuzzi, televisore di ultima generazione, dolby surround, eccetera eccetera.Merita poi un trattato scientifico a parte il sanitario più amato dagli italiani: il bidet. Noi, popolo dello stivale, molto orgogliosamente ne celebriamo le gesta e i meriti nel mondo, ignorando però una terrificante verità. Il caro vecchio bidet non è invenzione nostra, ma dei francesi!Fece la sua comparsa in Francia nei primi del ‘700 (all’epoca veniva chiamato “sedia di pulizie” o “violino”) in casa della civettuola Madame De Prie, moglie del Primo Ministro francese. Qualche decennio più tardi il primo bidet arrivò in Italia e precisamente alla Reggia di Caserta, dove ancora oggi è possibile ammirarlo in tutto il suo splendore.Pensate che nel 2001 il Ministero del Turismo francese ha diffuso un opuscolo informativo contenente le maggiori necessità della clientela internazionale e in cui era possibile leggere che solo gli italiani erano interessati alla presenza del bidet nelle camere d’albergo, mentre ad esempio gli inglesi o i tedeschi erano più impegnati ad assicurarsi la presenza di un buon cuscino sul letto.In effetti «la storia dei popoli s’impara meglio dalle loro stanze da bagno che dai campi di battaglia».

Claudia Alongi

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