Tutto come prima: la grande paralisi politica e civile del nostro Paese

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Dal nuovo Governo nessun provvedimento operativo. Solo annunci minati da diecimila distinguo. Apettando Godot, chi salverà l’Italia?

Alfano e LettaL’impressione è che tutto sia come prima. Che il nuovo Governo così come la nuova rappresentanza parlamentare siano prigionieri del perenne incantesimo italiano. Prendete i Cinque Stelle, sono arrivati alle Camere pieni di buonissime intenzioni, ora sembrano vagare tra un tirare a campare fatto solo di diarie e pie illusioni, quasi che il loro furore iconoclasta sia stato subito assorbito dal muro di gomma dell’ovatta che tiranneggia i Palazzi del Potere.

Prendete lo stesso Premier ed il suo esecutivo. Non ha ancora partorito un solo provvedimento operativo, alcuni annunci sì, ma solo quelli e già minati da mille  e diecimila distinguo. Lo stesso stop al finanziamento pubblico dei partiti annunciato ieri è ancora fumoso, da definire e sotto la pronta mannaia di un lungo iter parlamentare pronto a farlo a pezzi, sempre ammesso che si arrivi a portarlo in aula, il provvedimento, prima della fine di questa legislatura. Si perché dietro l’apparenza si nasconde un nuovo profondo agitarsi di pulsioni, confidava ieri un amico per solito ben informato che la durata del Governo è un’incognita assoluta, ci si agita così tanto dentro i partiti e soprattutto dentro quel coacervo di umori che sono i sottopartiti, i gruppuscoli e gruppetti, l’un contro l’altro armati che anche una crisi a luglio non sarebbe una cosa inaudita. L’esecutivo può scivolare su qualunque buccia di banana imprudentemente o volutamente abbandonata sui pavimenti infidi delle due camere e dintorni. L’interesse ad andare avanti e inversamente proporzionale agli interessi di mandare tutto a gambe all’aria. Quel che tiene in vita Letta in questo istante e la paura che hanno gli altri che Napolitano si dimetta il giorno dopo la caduta del Governo e che prima di riandare al voto venga eletto al suo posto un Prodi non un Rodotà. In mezzo a tutto questo almanaccare c’è il voto di domani, le piazze di Roma ieri non erano piene, segno di un ulteriore sfilacciamento tra base e partiti e movimenti, lo stesso Grillo ha scaldato meno i cuori con l’impressione che anche il suo messaggio oracolare rischia di spegnersi nel volgere di un mattino, viviamo epoche che bruciano tutto in un istante, anche le rivoluzioni colorate. Come se ci si stanchi in un baleno di ogni promessa, traditi dalla fame di immediato e dall’inconsistenza delle pietanze apparecchiate su deschi vuoti. Ecco è il vuoto di realtà, l’assenza di concretezze, ancorché minime, che credo ci spaventi. E così trituriamo ogni idea nell’attesa, la spalmiamo su pane indigesto e smarriamo le poche coordinate che potrebbe tenere insieme un po’ di sano realismo. E nell’attesa di un Godot immaginario che non si è più neppure messo in cammino aspettiamo il colpo fatale di un tracollo annunciato. Chi salverà la patria, chi?

Luigi Galluzzo

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