Tragedia di Villafranca. La disperazione di Rosalia Di Noto: “Siamo stati abbandonati”

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La moglie di Mario Cardinale, l’operario di Bivona vittima di un incidente sul lavoro e tuttora sepolto dai detriti, non si rassegna e lancia accuse pesanti: “E’ stato dato per scontato che mio marito sia morto. Le ricerche sono state sospese in modo ingiustificato”

È un attimo. E tutto finisce. Chissà se, mercoledì mattina 6 febbraio, mentre veniva travolto da alcuni metri cubi di terra staccatasi dal costone roccioso di Galbasa, Mario Cardinale ha avuto il tempo di rendersi conto di quello che stava succedendo. Era a bordo del suo escavatore mentre lavorava nella cava di Villafranca Sicula dove tutte le mattine si recava dalla sua vicina Bivona. Le agenzie di stampa cominciano a battere la notizia: incidente sul lavoro: operaio travolto, tuttora sepolto dai detriti. I siti e i telegiornali riprendono il caso. Parlano dell’ennesima tragedia, di una nuova casella da riempire nel drammatico tabellone delle morti bianche. Alla cronaca si rincorrono i commenti. Tra loro c’è anche quello piuttosto accorato del segretario della Cgil Massimo Raso, da sempre sensibile al problema della sicurezza: «Basta, non è più possibile assistere inerti a questa tragedia».

 

 

Ma l’informazione non sa ancora di avere a che fare in realtà con una situazione ben diversa. Perché se la ragionevolezza non sembra poter fornire grandi speranze, Mario Cardinale non si può ancora dichiarare morto. Nessuno può farlo. Non i soccorritori, tanto meno i giornalisti. Non vogliono farlo i familiari. Perché Mario Cardinale è ancora sotto i detriti. Non è da escludere del tutto che sia ancora vivo, magari protetto dalla forza della frana dalla cabina dell’escavatore dove si trovava al momento del cedimento. Un’ipotesi assurda, si dirà. Certo, ma è pure l’ultimo filo di speranza per la moglie Rosalia, per i due figli. Per i fratelli. Inizia la corsa contro il tempo. Chissà se Mario respira ancora, si domandano i soccorritori. Ma quando la sfortuna si accanisce, c’è davvero poco da fare. I soccorsi sono impotenti. La frana non si è ancora arrestata. Questo non permette di andare avanti, perché un ulteriore eventuale cedimento del costone travolgerebbe anche i vigili del fuoco che stanno tentando di intervenire per recuperare l’operaio. Da Catania arriva un elicottero dei pompieri, di quelli utilizzati per le situazioni più
delicate. Si tenta di scavare ancora. Ma il rischio è troppo grosso. Alle 4 di mattina, a 20 ore dall’allarme, le ricerche vengono sospese una prima volta. La pioggia battente ha complicato ulteriormente le cose. L’acqua trasforma tutto in fango. Quel fango sotto cui è sepolto Mario Cardinale e che pervade anche l’animo e il cuore dei familiari. Il giorno dopo l’Italkali mette a disposizione un escavatore speciale, senza operatori a bordo, comandato a distanza. Un modo per scongiurare il rischio che altri esseri umani vengano travolti dalla furia del costone franato. Poche ore di lavoro. Poi la nuova decisione di sospendere le ricerche di Mario Cardinale. I familiari he intanto aspettano notizie. Non ne riceveranno più. Ma la moglie dell’operaio non ci sta. Domenica mattina 10 febbraio scende in strada. Insieme a lei parenti, gente comune. C’è anche il sindaco di Bivona Giovanni Panepinto. “Siamo stati abbandonati”, denuncia Rosalia Di Noto. Una accusa pesante. Che non tralascia nessuno, compresa la prefettura e la magistratura. “È stato dato per scontato che mio marito sia morto. Le ricerche sono state sospese in modo ingiustificato. Come se là sotto non ci fosse un uomo, un padre di famiglia, un marito”. A chi le fa notare che si è fatto il possibile, e che la situazione è difficile anche per gli stessi aiuti, lei replica: “Non posso pensare che non si potesse mettere in sicurezza il costone ed intervenire”. I giornalisti cercano Rosalia. Il Tg2 la intervista telefonicamente. Ed è un “j’accuse” pesante quello della moglie di Mario Cardinale. “Abbandonati, ecco, siamo stati abbandonati. Scopro perfino che la stessa protezione civile non può intervenire perché la cava sorge su un’area privata. Ma dove siamo, mi domando? È questa l’Italia?”. A darle manforte Giovanni Panepinto, che è anche deputato all’ARS: “Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di inefficienza della burocrazia. Qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di tutto ciò”. Rosalia Di Noto è una madre. Una donna, una moglie. Che non si rassegna all’ idea di aver perso tutto. E che nel suo intimo non rinuncia ancora a sperare che Mario possa essere ancora vivo. O che almeno subito dopo la frana lo fosse, e che abbia atteso invano soccorsi che avrebbero dovuto essere celeri. Rosalia adesso vuole che si faccia qualcosa per estrarre Mario Cardinale dalle macerie. Poi, forse, vorrà anche che qualcuno faccia piena luce su una vicenda che non può lasciare indifferente nessuno. Perché la rassegnazione è sempre difficile. Nel caso di Rosalia Di Noto rischia di diventare impossibile.

 

Massimo D’Antoni

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