Traffico di droga, prostituzione e PIL: il denaro non ha odore

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Dov’è la soglia che collega l’economia e l’etica?

pecunia 1Perché mai la magistratura e le forze dell’ordine dovrebbero perseguire gli spacciatori, i magnaccia, i contrabbandieri visto che contribuiscono all’economia e alla crescita del PIL? Da ottobre infatti in Europa traffico di droga, prostituzione e contrabbando andranno a fare parte della misura della crescita economica e per gli italiani questa è paradossalmente una buona notizia. Grazie infatti alla riparametrazione si esce a quanto pare dalla crisi.

Magia dei numeri. Scopriremo che, grazie alle potenti attività imprenditoriali legate al traffico di droga, a quello della prostituzione e del contrabbando, l’Italia sta un po’ meno peggio di quel che sembra. Altro che stagnazione e recessione. Del resto alcuni anni fa un ministro del governo Berlusconi si lasciò scappare che con la mafia bisognava conviverci. Allora destò scandalo, ma oggi quell’affermazione sembra una tale ovvietà che non mette conto di parlarne. Nella nuova riparametrazione alcune voci cambiano. Quello della ricerca si sposta dalla voce “uscite” alla voce “investimenti”. Sarebbe una buona cosa se in Italia si investisse in ricerca, ma così non è. Anche la voce “spese militari” si sposta dalle ‘uscite’ agli ‘investimenti’. E qui la questione si complica. L’odore di polvere da sparo e di morte non si può non sentire.

Dunque vediamo un po’: traffico di droga, traffico di prostituzione, traffico di contrabbando, traffico di armi. Tutto questo movimento viene assimilato all’attività imprenditoriale, alla produzione, alla crescita del PIL Dal punto di vista econometrico non c’è differenza, così come dal punto di vista dell’attività del capitale non vi è differenza tra la produzione di una pistola e la produzione di una copia della Bibbia. Entrambe, la pistola e la Bibbia, sono merci. Non importa se la pistola uccide e la Bibbia edifica. Il denaro le eguaglia.  Come si dice: “pecunia non olet”, il denaro non ha odore. Così si espresse l’imperatore Vespasiano, dopo che suo figlio Tito, futuro imperatore, contestando al padre la tassa sull’urina raccolta nelle latrine, gettò nel famoso liquido giallastro delle monete. Vespasiano le raccolse, le odorò e pronunciò imperterrito la ben nota frase.

L’economia descrive una situazione dove effettivamente la crescita è determinata da quelle attività. E infatti non è questione dell’economia ma di come ci abituiamo a tutto, di come accettiamo il dissolversi di ogni confine non soltanto della legalità, ma soprattutto del limite oltre il quale non si dovrebbe andare nell’uso umano di esseri umani. L’economia non ha odore o forse siamo noi che non vogliamo sentirlo. Si sa, agli odori ci si abitua fino a non sentirli più. Ma perché scandalizzarsi?  Nel libero mercato ciascuno ha diritto di acquistare e di vendere qualunque cosa. Anche il proprio corpo? Anche quello delle donne? Anche quello dei bambini? Dov’è il limite? Dov’è la soglia che collega l’economia e l’etica? Di questo si sono finora occupati uomini come Amartya Sen o Joseph Stiglitz, premi Nobel per l’economia, ma restano voci nella sostanza inascoltate.

Sarebbe interessante sapere di quanto aumenterà il PIL con la nuova riparametrazione e quanto la nostra economia sia debitrice dei traffici illeciti e del riciclaggio del denaro sporco. Aiuterebbe a riflettere sulla nostra attuale identità e sul nostro futuro. Senza moralismi, ma con la consapevolezza che coerentemente anche un’anonima omicidi o una cooperativa di magnaccia meriteranno un riconoscimento come aziende e una riparametrazione economica in base alla misura del PIL. Non sarebbe colpa dell’econometria, ma di chi non vuol vedere in che razza di mondo viviamo.

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