Torturati dall’Inquisizione accanto a Frà Diego

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Nell’Atto di Fede di Girolamo Matranga del 1658 i nomi degli eretici detenuti dal Sant’Uffizio. Siciliani bestemmiatori e maghi, streghe e fattucchiere, liberi pensatori. Ecco i rei dell’agrigentino torturati nel giorno in cui bruciarono vivo il monaco di Racalmuto raccontato da Sciascia. Eretici di Bivona, Canicattì e Mussomeli e le superstiziose di Grotte e Licata

Torture dell'InquisizioneCondannati accanto a Frà Diego La Matina, l’eretico di Racalmuto bruciato vivo una domenica del 1658. Palermo, 17 marzo. A mezzogiorno smise di piovere. Partì la processione dal Palazzo del Sant’Uffizio fino al piano della cattedrale. Le campane della città risuonavano in ogni strada, in ogni vicolo, in ogni casa della città di Palermo. A Sant’Erasmo la catasta di legno per il principale imputato – Frà Diego, appunto – era già pronta. In processione cardinali, vescovi, nobili e gente comune. E poi i condannati dal Tribunale dell’Inquisizione che aveva sede al Palazzo Steri. Oltre al povero Frà Diego, l’uomo di tenace concetto che poco prima aveva ucciso l’Inquisitore Monsignor De Cisneros, figurarono ben trent’uno rei. Tutti davanti l’anfiteatro di legno, per la festa tanto attesa dell’Atto di fede. Tutti siciliani, i condannati, provenienti da ogni provincia, da ogni diocesi.

Sono note le vicende legate al monaco racalmutese. Chi volesse saperne di più cerchi “Morte dell’inquisitore” di Leonardo Sciascia. Nel libro, pubblicato nel 1964, diverse sono le citazioni di diaristi del tempo: Auria, Garufi, Matranga. Già, Girolamo Matranga che scrive una sorta di reportage dove emerge un’immagine atroce di ciò che fu l’Inquisizione spagnola in Sicilia.
Nella Relazione dell’atto di Fede celebrato in Palermo a’ 17 marzo dell’anno 1658 Matranga elogia l’Inquisizione e il suo Tribunale; racconta di “spettacoli frequenti” visto il gran numero di eretici, bestemmiatori, maghi, streghe, superstiziosi che c’erano nel Regno.
A Frà Diego La Matina, Matranga dedica più pagine, racconta particolari vicende, i giorni della prigionia, momenti crudeli e spesso disumani. Di altri imputati viene riportato soltanto il nome, i loro delitti, la loro provenienza e le pene. E ci sono quelli provenienti dal “Vecovado di Girgenti“. Condannati ad abiurare. Molti sono reo confessi. Vale la pena riportare qui i loro nomi, con il ritmo della penna dello stesso Matranga:Atto di Fede

Geronimo di Cara nativo della Terra della Forza di questo Regno, ed abitatore di Ribera, del Vescovado di Girgenti, d’anni 30. Contadino, Bestemmiatore ereticale: fu condannato ad abiurar de levi, e ad esilio per anno uno da Ribera, e da Palermo.

Angelo Alaymo originario di Canicattini, ed abitante di Mussomeli del Vescovado di Girgenti, d’anni 34. Contadino, Bestemmiatore ereticale: abiurò de levi. Fu condannato a cento azotte, e a remare su le Regie Galere per anni cinque.

Giacomo Sagona originario, ed abitatore di Giuliana del Vescovado di Girgenti, d’anni 25. Contadino, Bestemmiatore ereticale: abiurò de levi. Fu egli a pubblica frusta con cento azotte condannato.
Francesco Aucello nativo, ed abitante della Terra di Bivona del vescovado di Girgente, d’anni 40. Contadino, bestemmiatore ereticale: abiurò de levi; fu condannato a pubblica frusta, con cento azotte, e per anni sette su le Regie Galere al remo senza soldo.

Pietro Escandali nativo, ed abitatore della medesima Terra di Bivona, d’anni 55. Contadino, bestemmiatore ereticale, abiurò de levi; fu la sua sentenza, che frustato con cento azotte, su le Regie Galere per anni sette senza soldo servisse il remo.

Baltassare di Naro nativo, ed abitante della Terra di Candicattini del Vescovado di Girgente, d’anni 17. Contadino, due volte maritato: abiurò de levi; fu giudicato con cento azotte, su le Regie Galere per anni tre senza soldo remasse.

Rosa Pregadio, nativa della Terra delle Grotte, ed abitatrice a Girgente: Donna maritata, d’anni 40. Ingannatrice con sue fattucchierie del volgo, superstiziosa, ed indovina: abiurò de levi; fu condannata a pubblica frusta con cento azotte, e ad esilio per anni tre da Palermo, Catania, e Girgente.

Domenica La Matina, soprano manata flagellata, nativa, ed abitatrice della Terra di Mussomeli del Vescovado di Girgente, d’anni 40. Ricaduta nelle prime abjurate eresie, superstiziosa, malefica, fattucchiera, strega: abiurò de levi, e fù condannata che dentro la Galera del S. Ufficio per anni tre fosse rinserrata.

Caterina la Licatisa, nomata ancor Massia, e Musso, originaria; e abitatrice della Città di Licata, del Vescovado di Girgente, d’anni 40, Vedova: Ingannatrice, superstiziosa, fattucchiera, maliosa: abiurò de levi; fù condannata a cinquanta azotte, e ad esilio per anni due dal Val di Mazara.

Flavia Salca, sopra nomata Floria, originaria, ed abitatrice della Terra di Bivona del Vescovado di Gergenti, d’anni 50. Serva del detto Sacerdote: superstiziosa, maliosa, strega, invocatrice di Demonj, con i quali fù gravemente indiziata, che avesse patto espresso avuto: abiurò de vehementi; e fù giudicata a portare detto abitello con mezza Croce, e che per anni sette nella Galera del S. Ufficio fosse tenuta prigione.

Questi i condannati. Ce ne sono altri di Catania, di Palermo, di Messina. Poi arriva il “famoso empio”, Frà Diego La Matina: ed ecco il Matranga nella sua Relazione: Originario della Terra di Rachalmuto del Vescovado di Girgenti, d’età d’anni trentasette, indegno p. Religioso Professo della Venerabile Religione de’ Padri Agostiniani Reformati: Diacono. Da primi anni mostrò segni evidenti, di crudeltà, e di libertà di coscienza…
Ecco. La libertà di coscienza. Ci basta questo per continuare ad amare Frà Diego di cui per fortuna sappiamo molte più cose rispetto ad altri, uomini e donne, che si ritrovarono quella domenica del 1658 nella piazza palermitana accusati di essere probabilmente più liberi di tutti gli altri.

Salvatore Picone

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