Torre Macauda, l’odissea del grande albergo di Sciacca che ospitò Totò Riina

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La struttura  questa estate potrebbe anche restare chiusa, il tribunale non riesce a trovare un gestore. A rischio 50 posti di lavoro

altPotrebbe ormai essere compromessa la stagione turistica per il complesso alberghiero di Torre Macauda. È piuttosto complicato, d’altra parte, immaginare di metterci dentro turisti visto che la struttura è tuttora desolatamente chiusa. I cinquanta lavoratori stagionali hanno già inscenato una forma di protesta. Temono, di questo passo, di perdere anche il diritto all’indennità di disoccupazione, ammortizzatore sociale che in Sicilia è vitale per tirare avanti. E dire che in questo periodo Sciacca è meta di visitatori. In questa fase sono pochissimi i posti letto liberi. Anche questo impianto potrebbe supportare un certo sviluppo e, essenzialmente, sostenere il reddito di chi ci lavora. Eppure non è così.

Perché? Il fatto è che Torre Macauda è un patrimonio oggi piuttosto complesso. Comprende l’hotel, 62 appartamenti in multiproprietà, un residence e altri impianti più o meno asserviti ad un patrimonio che, dopo aver accumulato debiti per almeno cinquanta milioni di euro, è finito in liquidazione. E oggi a gestirlo, questo patrimonio, è il Tribunale. Quello di Sciacca, s’intende. C’è un giudice per le esecuzioni. C’è perfino un custode giudiziario. Figure chiamate in ogni caso a far fruttare quel che rimane di un albergo che, pur avendo bisogno di interventi concreti di manutenzione e adeguamento, è tutto sommato ancora in discreto stato.Torre Macauda in amministrazione giudiziaria, dunque. Sì, parliamo proprio di quella struttura alberghiera per anni di proprietà di Giuseppe Montalbano, il celebre padrone della casa di via Bernini, quella dove si nascondeva il capo dei capi Totò Riina. Che, si legge in qualche atto processuale, da latitante alloggiò pure a Sciacca. Dove? Ma proprio a Torre Macauda, ovviamente.
Da anni Torre Macauda cerca un gestore. L’affidamento viene dato è in affitto. L’ultima società che lo ha gestito, la Sghr di Mestre, è finita in liquidazione. Pessima pubblicità per i tour operator.
Già lo scorso anno un investitore pugliese, Agostino Cavallo, gestì l’hotel per un paio di mesi. Troppo pochi. Ma fu, quello, un investimento con gli occhi diretti al futuro. Avrebbe voluto essere lui il prescelto per gestirlo ancora quest’anno e per i prossimi anni. E invece niente. Il tribunale ha cercato nuovi gestori. E uno l’aveva anche trovato. Un consorzio agrigentino, formato dalle società Blu Coop e Ipacem. Un paio di mesi fa l’affidamento. Il giudice, che si chiama Maria Cristina Sala, ha stabilito un “signor canone”: 400 mila euro l’anno per sei anni. Un prezzo che, tuttavia, ha spiazzato la ditta. Che, dal canto suo, aveva ipotizzato appena cinquantamila euro l’anno. Ne è scaturito un negoziato. Culminato con la fumata nera. Qualche settimana di silenzio dopo è giunto il secondo affidamento. Stavolta la ditta prescelta è stata la Vitello Group di Sciacca, che gestisce già il residence Costa Macauda. Prezzo: 210 mila euro l’anno ma, stavolta, per due anni. Più eventuale rinnovo di ulteriori due anni. Nelle trattative si era inserito anche (udite udite) Sir Rocco Forte. Il magnate del turismo del lusso, proprietario dello scintillante Verdura Golf & Spa Resort, avrebbe voluto accaparrarsi altTorre Macauda al fine di mettere a disposizione i suoi due campi da golf da 18 buche anche a visitatori un po’ meno abbienti di quelli abituati a lux suites e ad aperitivi da 35 euro sorseggiati sulla magnifica terrazza sul mare, tra palme e salotti. Ma né Rocco Forte, né la Vitello Group hanno confermato il loro interesse. Ritengono necessario, ad esempio, effettuare degli investimenti per migliorare la condizione dell’hotel. Troppo pochi due anni di affitto a fronte di una esigenza simile. Come si possono spalmare, d’altra parte, le quote di ammortamento in soli due anni? Il fatto è che il tribunale vorrebbe trovare un compratore. Uno che consenta di chiudere la fase dell’amministrazione giudiziaria, paghi i debiti e rilanci la struttura. Ma i tempi che questa amministrazione giudiziaria sta impiegando per trovare una soluzione qualsiasi si stanno rivelando decisamente lunghi. E c’è il rischio, adesso,  che dopo le numerose ipotesi di canoni d’affitto che si stanno rincorrendo, alla fine l’hotel non produca neanche un centesimo.
E i lavoratori protestano: “Troppa burocrazia, perché non si procede con l’affitto e si apre questa struttura?”, si sono domandati.
Domanda che adesso ha registrato una presa di posizione ufficiale del segretario provinciale della Cgil Massimo Raso. Che ha preso carta e penna per scrivere al presidente del tribunale di Sciacca Andrea Genna. Per chiedergli di conoscere lo stato delle trattative, per significargli il pericolo che cinquanta famiglie subiscano gravissime conseguenze dalla mancata riapertura dell’hotel. Per chiedere di fare presto. Perché ormai siamo quasi a luglio. E non si capisce chi, a luglio, possa prendere in gestione l’hotel.

Massimo D’Antoni

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