Tondo, Mistico, Acido e il Mare si bevvero

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Il tuo racconto per Malgradotutto

Tondo, Mistico, Acido e il Mare si bevvero
di
Rita Cipolla

Rita CipollaPorse a Tondo il calice.
In quel calice intinse il dito, che si sfumò un po’ di rosso e divenne color del granato e color della porpora e color del rubino. E quel dito passò sulle labbra di Tondo.
Che assaggiò il rosso.
E gli piacque.
“Ne voglio ancora” disse.
“Prendine dal calice” lo invitò lei.
E lui ubbidì alla madre.

Mistico guardava il fratello e la madre, desideroso anche lui di assaggiare. E assaggiò, rubando dal calice già pieno.
Che però si stava svuotando.

E bevve ancora e ne porse al piu’ piccolo, all’ultimo figlio di lei. E Acido bevve anche lui.
“Dissetatevi, dissetatevi, saziatevene” diceva lei.
E loro: ” Si mamma si! Ne beviamo ne berremo”.
E riempivano i bicchieri . E quel sangue colorava le loro labbra.
E colorava i loro cuori.
Finiva il vino. E piu’ si svuotavano i tre calici piu’ si riempiva di orgoglio di vanità di maternità il sorriso dell’assassina.
Le rughe sue si inasprivano, e si incurvavano verso l’alto le linee dei sorrisi. Finalmente era comparso il sorriso, che lentamente cancellava il sentimento della colpa.
“L’ho uccisa, le ho aperto il cuore, però i miei figli adesso
bevono,
si saziano
crescono
potranno vivere”.

E di colpò si svegliò, di soprassalto. Così terminò l’incubo.
Ffu allora che invece cominciò il sogno. Quel lentissimo dolcissimo sogno di far fuori la sua padrona.
La signora Sfera l’aveva assunta da sempre, per quello che si ricordava.
“Sto al suo servizio…da sempre.”
altE mai aveva sbagliato qualcosa, mai era mancato nulla in casa. E neanche fuori, nel giardino.
“Più che un giardino lo definirei un bosco reale, per quanto è grande. Ed è tanto grande quanto è ricca la signora Sfera”.
E lei metteva in ordine, lavava, cucinava.
“Quanti corsi di cucina mi ha fatto frequentare affinchè i bambini – i pargoli- della signora Sfera crescessero”.
E infatti crebbero.
“Adesso sono grandi e tutti lontani. Sono felici. Così felici che neanche si accorgeranno della sua scomparsa. Si fidano così tanto di me- che li ho cresciuti- che non chiamano mai. Solo per le feste.”
Ma quali feste?
Fu così che maturò l’idea di eliminarla, farla fuori. E ne tesseva mille di progetti di piani di sogni di incubi. “Mi scopriranno se ne accorgeranno mi sbatteranno in una galera grigia in una galera rossa mi impiccheranno?”
“E se mi impiccassero chi si accorgerebbe che sono venuta a mancare? Loro ormai non ci sono più”.

E nel frattempo le portava la colazione, le brioches, il latte, la spremuta di pompelmo. Il vassoio che ogni mattina le porgeva – ogni mattina da sempre- era ricoperto dai preziosi merletti di Burano che lei stessa aveva cercato scelto portato. E la sera, prima di addormentarsi tra i sogni- districando quei sogni dagli incubi- le faceva compagnia, mentre beveva e assaporava un bicchiere di vino rosso.
Eppure il vino che lei beveva aveva un sapore molto diverso da quello della sua padrona.
” Se la uccidessi venderei la sua casa e venderei il suo bosco- giardino e comprerei una casa sul mare”.
Non un mare qualunque. Ma il mare di Brolo.
“Cosi mi ripagherei gli anni vissuti lontano da loro per stare al servizio suo. Voglio stare a Brolo. Voglio stare vicino a loro adesso. Adesso che sono stanca. “
E non un altro mare; lei voleva quel mare quelle acque quelle onde.
“Maledette onde, maliditti cavadduna”.
Le avevano rapito i figli molti anni prima del sogno.
Tondo Mistico e Acido erano annegati lì.

Rita Cipolla

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