“Tintu linu”. Una storia tra intrighi, piccoli drammi e riscoperte

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E’ quella che racconta nel suo libro Marcella Carlisi. La recensione di Simona Catalano.

Un racconto che attraversa 70 anni di storia, in una “Sicilia antica e moderna, tra intrighi, piccoli drammi, riscoperta di luoghi e tradizioni, ricette di cucina, cougar e webcam”, con due protagoniste, una nonna e la nipote, che si interrogano, con ironia, su “Tintu linu, tintu maritu, tinta la casa ca nun ci nnè”, cioè se sia indispensabile vivere con un uomo. E magari amarlo.

E’ la storia che racconta nel suo libro,“Tintu linu“, Marcella Carlisi, ingegnere e docente, consigliera comunale ad Agrigento del M5S.

Il libro è stato presentato nell’ambito di “Libri in Movimento”, iniziativa promossa dal M5S in molte piazze siciliane.

La recensione di Simona Catalano.

Tintu linu”…un romanzo dalle mille sfaccettature che può essere oggetto di diverse interpretazioni: ironia, modernità, pessimismo, passato, arte culinaria, si intrecciano indissolubilmente in un’unica trama avvincente. Il personaggio principale è “Francesca Parisi”. La donna uscita dall’infanzia e trasportata con un treno velocissimo (quale è il tempo) verso l’età matura senza aver trovato un “marito”, rispecchia apertamente il sentire comune della tradizione sicula che detta regole ferree in tema di matrimonio e che non perdona chi non riesce in tempi celeri, a crearsi una famiglia. Chi leggerà “Tintu linu” dovrà tuttavia inserire questo romanzo in una visuale più ampia rispetto ad una semplice storia di amore, in cui la narrazione di questa donna che si rapporta con il mondo che lo circonda dovrà essere segmentata e suddivisa in più parti, da questa frammentazione se ne trarrà fuori un messaggio di vita molto profondo. L’anima tormentata della scrittrice si evince dalla stesura del racconto da cui emergono svariati livelli di sensibilità umana che sfociano in un viscerale amore per la terra natìa. Davide che dovrebbe rappresentare l’amore per Francesca in realtà, facendo una complessa trasposizione del personaggio con “Il sentimento Puro”, diventa qualcosa di impalpabile e lentamente, pagina dopo pagina, viene fuori, con una incredibile espressione artistica, l’amore per la Sicilia, per Agrigento e per le tradizioni che legano una famiglia orgogliosamente meridionale.

Marcella Carlisi

In un gioco di ombre e di luci, la Carlisi accompagna il lettore per le viuzze della “Sua Agrigento” : “Restiamo in silenzio a guardare il panorama, non voglio disturbare i gatti ben pasciuti che si amano al sole primaverile…Il sole si abbassa sempre più verso l’orizzonte in un cielo che si sbizzarrisce sempre più nei colori spennellandosi di nuvole inzuppate nell’azzurro, rosso e arancio di uno caleidoscopico tramonto” Tutto questo seguito da una frase che ricorre spesso nel racconto: “Ogni sera uno spettacolo diverso ma sempre stupefacente.

La donna alla ricerca di quelle certezze che caratterizzano la vita delle “anime sensibili”, si nutre di sentimento e dedica tutte le sue energie per migliorare la propria vita. Tuttavia incontra davanti a se un muro troppo alto fatto di quella indifferenza che è capace di essere generata soltanto dalla Sicilia, terra maledettamente bella e selvaggia, aspra e cruda, terra che non perdona; prima ti fa innamorare della sua bellezza e poi ti abbandona perché non è in grado di offrirti un lavoro. Dal racconto emergono tematiche molto importanti particolarmente care alla scrittrice e di straordinaria attualità come si desume da questa frase: “Con la complicità di persone con pochi scrupoli, ha mandato nei campi per pochi spiccioli, una trentina di clandestini. Un’altra categoria di deboli, approdata inerme nel nostro paese per creare un futuro migliore. Uomini e donne che sfidano il mare e la morte per finire nei campi di lavoro creati da chi protegge il benessere della propria vita distruggendo quella degli altri.

La dimensione di questo racconto, per certi versi, assume tratti di denuncia e cede il passo ad un’ampia riflessione da parte del lettore. La scelta della narrazione, credo volutamente lineare, sfiora momenti di grande intensità descrittiva per concludersi con una sorta di misterioso interrogativo che rappresenta quel filo conduttore che farà ripetutamente riflettere chi si appresta a leggere “Tintu linu”.

 

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