Terra promessa

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Il tuo racconto per Malgradotutto

Terra promessa
di
Laura Collura

altCi sono gli idealisti, quelli che vivono nella tensione di un mondo migliore ma che spesso si incornano con la realtà e debbono ripiegare su soluzioni meno nobili; e poi ci sono quelli che vivono “per” un mondo peggiore(i corrotti, i pusillanimi, i mediocri) e che solo incidentalmente si trovano a compiere opera pia. Alla seconda categoria appartiene quel brigante di mare che pernonsoche quale confessione di fede s’è risolto a prendersi la metà dei soldi richiesti per la traversata marina; alla prima categoria appartengo io: giovane libico, fresco di studi in legge che ha preferito combattere altrove la propria battaglia, comprandosi il giro di corsa da quelle stesse persone verso cui volge il proprio dissenso.
“Sbrigatevi! Sbrigatevi!” ci gridano nel buio con la voce graffiante e cavernosa.

 Con l’affanno e il po’ di respiro rimasto avanzo verso quella specie di imbarcazione. Io e un altro ragazzo, ultimi in questa corsa all’impazzata.
“Dai non mollare! Forza!” mi dico. Mi sono attardato nell’abbraccio infinito a mia madre.
“Ormai sono salito sul gommone.” – Mi ripeto – “Ormai è fatta! Non si torna più indietro … lascio mia madre e mia sorella , ma saprò ripagarle di questo strappo”.
Mi sono dovuto nascondere per giorni prima di salire a bordo. Sono stremato. “Ma ormai sono sul gommone. Ormai sono sul gommone” – continuo compulsivamente a ripetermi.
altIl mare è calmo, piatto, silenzioso. Il dondolio del gommone mi disturba e poi si muta in nenia. Ho gli occhi pesanti, non riesco a tenerli aperti.. Le palpebre cascano giù come frutto maturo e tirarli su è una grande prova di coscienza e volontà.
“Adesso starò dormendo? Cos’è questa musica , questo danzare, questo ciarlare …” Donne di candida pelle che leggiadre si muovono su gambe tornite e affusolate, seni prosperi, cibo e vino a volontà. Si beve tanto fino allo stordimento , all’estasi demoniaca. Un anestetizzarsi di anime in tormento, che ridono, gioiscono, vivono.
” Sarà questo il posto che mi attenderà? Potrò mangiare, bere senza posa?”
“Sento caldo, tanto caldo … cosa sarà mai? Perché mi sento mancare l’aria, lo spazio?”
Mi sento come se di quel vino non avessi bevuto, come se di quella musica non avessi udito.
Sono ripiegato su me stesso su questo gommone: accanto a me, accalcata, solo povera gente, disperata come me e che come me non ha visto né banchetti, né bevande, né sentito musiche, se non nelle brevi fughe oniriche da questo straziante viaggio verso una destinazione promessa.

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