Suor Cecilia da Racalmuto, l’antesignana di “Medici senza Frontiere”

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Angela Basarocco è passata alla storia come “l’angelo bianco” e “l’eroina di Niscemi”, città nella quale esercitò la sua missione per oltre 50 anni e che a lei ha intitolato l’ospedale in cui lavorò

altPuò definirsi un’antesignana di “Medici senza Frontiere”. Nasce il 15 novembre del 1914 a Racalmuto e a ventuno anni, con i voti religiosi, diventa Suor Cecilia e viene trasferita a Niscemi all’ospedale di quella cittadina; lì resterà per oltre cinquant’anni. Era pronta a correre in aiuto di tutti, senza alcuna discriminazione di persona, confessò addirittura di essere stata costretta di notte a seguire dei banditi per curare clandestinamente un loro compagno ferito in un agguato. Aveva un’impressionante forza fisica e prendeva gli ammalati in braccio trasportandoli al primo piano, spesso sostituiva il medico collaborando attivamente in chirurgia.

Così viene descritta: “Suor Cecilia assomigliava a quelle sculture tratteggiate quasi a colpi d’ascia, lasciate apposta grezze, perché l’artista potesse esprimere in modo più efficace le sue intuizioni. L’età del suo volto era indefinita, quasi il tempo non fosse capace di intaccarne i tratti e indebolirne l’energia.” Nel 1943, durante lo sbarco anglo-americano a Gela, Suor Cecilia si ritrovò sola in ospedale a curare i feriti, sia siciliani che tedeschi, che lì si erano rifugiati. Il personale non aveva avuto lo stesso coraggio e si era dato alla fuga. Ad un tratto le avanguardie americane si presentarono in ospedale, a quel punto lei iniziò ad avviare delle trattative ottenendo che i soldati siciliani potessero allontanarsi per raggiungere le loro case. Il problema erano i militari tedeschi che, essendo considerati spie, furono condannati all’immediata fucilazione. Questi ultimi furono schierati al muro dell’ospedale con il plotone d’esecuzione pronto a dar fuoco. Suor Cecilia, a questo punto, iniziò a correre “come una forsennata, con le braccia aperte davanti ai dodici condannati”. “Sparate”, gridava agli americani, “sparate anche su di me, Iddio vi perdoni”. Alla vista dell’intrepida donna tutto si fermò e nessuno ebbe il coraggio di sparare. I soldati tedeschi furono portati a Caltagirone, mentre i feriti vennero trasportati a Gela ed imbarcati per raggiungere i luoghi di prigionia. Per questo gesto altamente significativo ed eroico, nel 1974 le viene consegnata una medaglia d’oro al valore civile ed assistono alla cerimonia due cittadini tedeschi che lei aveva sottratto alla morte. Un altro episodio che si ricorda è quello relativo ad una ragazza usata ed abusata come prostituta, che venne ricoverata in ospedale. Suor Cecilia, con mille stratagemmi e pretesti, prolungava di giorno in giorno il suo ricovero, per sottarla agli sfruttatori ed al loro iniquo disegno. Nel 1985, malata di un cancro ai polmoni, celebrò i cinquant’anni di professione religiosa portando all’offertorio i ferri chirurgici che la dovevano operare.
Muore a settandue anni, nel 1986, avendo dissimulato la sua malattia per essere sempre presente in reparto. E’ passata alla storia come “l’angelo bianco” e “l’eroina di Niscemi”. A lei è stato intitolato l’ospedale in cui lavorò.

Ester Rizzo

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