Sulla vera Favara poche volte si accendono i riflettori della stampa nazionale

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La scomparsa di Gessica Lattuca e i media. La riflessione di Giuseppe Piscopo.

Favara (foto Michele Vitello)

Negli anni settanta etichettata dalla stampa nazionale come la capitale dell’abusivismo edilizio (con la complicità dello Stato e delle autorità locali che avevano il prosciutto negli occhi mentre i palazzoni invadevano le periferie) per la sua scriteriata espansione urbanistica a colpi di cemento armato e conci di tufo, con milioni e milioni di risparmi investiti nel mattone da parte di emigrati e residenti che al primo punto della vita familiare avevano messo una comoda casa. Il tutto fatto in totale assenza di regole urbanistiche e di piano regolatore. Negli anni Novanta un altro tatuaggio con la sagoma di una siringa sulla pelle di una città battezzata “crocevia della droga”. Per non dimenticare l’eterna classificazione di città mafiosa per la presenza di “famiglie e paracchi” a condizionare appalti e spartizione di potere. Per non parlare del titolone del periodico tedesco “Stern” che la definì “il paese più sporco d’Italia” a causa della discarica in pieno centro urbano nel Vallone Cicchillo. Stiamo parlando di Favara, 33.000 residenti, con almeno 20.000 emigrati per lavoro in Italia e all’Estero, per lavori manuali ed intellettuali a causa di un lavoro che non c’è.

Favara dalle mille contraddizioni, dalle cento brutture e dalle cento bellezze, dai stridenti contrasti e dai paradossi. Ad iniziare dal nome che porta, dall’ arabo “Fawwar”, che indica “ricchezza d’acqua” ma che ancora nel 2018 vede transitare per strada autocisterne o gente con recipienti di plastica, familiarmente chiamati “bidoni”.

Giuseppe Piscopo

Ma nelle contraddizioni nessun giornalista di testate nazionali parla della città che ha dato i natali a Gaspare Ambrosini, uomo di diritto e padre costituente della nostra Carta Costituzionale. O del coraggio dei magistrati favaresi Laura Vaccaro e Franca Imbergamo, in prima linea contro “Cosa Nostra” e spesso vittime di minacce di morte. Come nessuno parla delle associazioni, come “Mondo X” che recuperano i giovani caduti nel tunnel della droga. Come alcuni non collegano che Favara dal 2000 ha iniziato un percorso di recupero della propria identità culturale e tradizione, valorizzando il Castello Chiaramontano,  le prelibatezze dolciarie come il dolce tipico fatto di mandorla e pistacchio tanto da guadagnarsi l’etichetta di “Città dell’Agnello Pasquale”.

Certo Favara continua a vivere di contraddizioni urbanistiche e culturali, dal centro alla periferia. Con migliaia di cittadini che fanno la differenziata ed alcuni che si ostinano a abbandonare rifiuti in ogni luogo o lanciarli dai balconi. Il centro storico abbandonato fino agli anni Novanta, adesso ha trovato comparti di qualificazione per opera di imprenditori privati e di un mecenate, il notaio Andrea Bartoli, che ha “rivoluzionato” il cuore della città che cadeva a pezzi in centro culturale e principale luogo di attrazione turistica, dopo la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi.

Farm Cultural Park: nel cuore del centro storico di Favara uno dei più importanti centri culturali d’arte contemporanea d’Europa.

Favara dalle contraddizioni che scopre e valorizza personaggi illustri come Calogero Marrone, il ”Perlasca” che salvò la vita a migliaia di ebrei, o dello scrittore Antonio Russello, tra gli autori con la “penna fine” di narrativa del Novecento e che con i più illustri Pirandello, Sciascia e Camilleri forma l’asse della “Strada degli Scrittori”.

Favara che legge poco e che non ha più una libreria, ma che ha tanti scrittori e anche è sede della casa editrice “Medinova” tra le più attive del panorama editoriale dell’area mediterranea.

Favara che ha tante scuole di canto, tantissimi gruppi musicali, tre emittenti radiofoniche, una TV seguitissima, tanti siti di informazione, che ogni anno valorizza le tradizioni popolari con il prestigioso premio “Buttitta”, che è eccellente nella coltivazione di primizie con aziende agricole all’avanguardia, che si inventa lavori come i caschi firmati da Daniel Russello che sono indossati da famosissimi piloti nazionali di auto e moto.

Favara con i volontari della Pro Loco Castello che conducono per mano migliaia di turisti in vicoli, cortili e palazzi e che bonificano nelle periferie antichi bevai trasformati in discrariche.

Il trenino turistico

Favara che non ha più una stazione ferroviaria ma ha un trenino turistico che conduce visitatori in piazze e monumenti. Favara che ha un fervido associazionismo culturale, di volontariato, di gente che adotta ville comunali, che fa teatro con oltre sei compagnie, che pratica tutti gli sport individuali e di squadra con successi regionali e nazionali, che insegna a diventare artisti i bambini con qualificate scuole di disegno e pittura, che ha Accademie di Legalità e Cultura, che riunisce in oratori bambini, giovani ed anziani, che aggrega pensionati con l’Università della Terza Età. Una Favara che ogni anno coinvolge tutte le scuole con attività legate alla legalità e alla lotta ad ogni forma di crimine. Favara sede di una scuola di architettura per bambini alla Farm, per costruire una città del futuro con l’ottica genuina e semplice dei più piccoli.

Favara set cinematografico del 1956 del “Cammino della speranza”, film sull’emigrazione in Francia dei favaresi e che adesso diventa capitale dell’accoglienza di giovani immigrati, presso la Tenda d’Abramo voluta dai padri Francescani.

Favara che nel proprio camposanto, a differenza di tante cittadine più illustri, accoglie le spoglie mortali di oltre 10 migranti morti nel Mediterraneo e sepolti dopo aver ricevuto l’estremo saluto con i riti cattolici e musulmani. Favara capitale di simposi scientifici, sull’urbanistica, sulle donazioni, sulle cellule staminali e sede del festival delle Scienze con esperti e studiosi di fama nazionale ed internazionale.

Agosto 2017: Favara ospita il Festival internazionale delle Scienze

Su questa Favara poche volte e con fatica si accendono i riflettori della Grande Stampa.

Adesso Favara, dopo il reportage realizzato dalla troupe giornalistica di “Quarto grado” sulla scomparsa della giovane Gessica Lattuca, mamma di 4 bambini, ed andato in onda venerdì notte su Rete Quattro, rischia di passare alla cronaca come la città dal centro storico-bordello notturno. Se per le etichette precedenti gli spunti venivano dati da continui fatti di cronaca e da inchieste giudiziarie e condanne definitive, adesso per il binomio “Favara-puttanaio” la città non ci sta e reagisce con forza, non scendendo in piazza ma invadendo con post e commenti ogni angolo e spazio dei social.

Favara non ci sta perché la prostituzione, che può registrarsi con casi isolati (come le tante Bocca di rosa di deandriana memoria presenti in ogni città e paese del mondo) non assume la forma di fenomeno di vita notturna. Basta fare un semplice giro di notte e vedere, da sempre, la totale assenza di lucciole per strada, di fuochi accesi in periferia, di puttane e magnacci, di calze a rete e minigonne. Di notte la città dorme. Incontri per strada solo cani randagi e poi, alle prime luci dell’alba i netturbini che raccolgono i rifiuti differenziati, tanti sportivi che fanno jogging (che da moda passeggera sta diventando cultura di vita), operai che vanno in campagna o nei cantieri edili, maestri e professori che esportano cultura e sapere in ogni angolo della Sicilia.

Ed allora la troupe della rete Mediaset, per poter montare il servizio, sulla cui costruzione ci sarebbe da dire, associa alle case chiuse del centro storico di Favara l’altro concetto di “case chiuse”, partendo dalla lontana Catania e dalle periferie di Librino e Za Lisa. E per poter chattare con chi vende il proprio corpo ha dovuto scomodare giovani bionde e more presenti in altri centri. Per poi confezionare il servizio tutto su Favara.

Favara con questo taglio giornalistico non ci sta e questa volta fa la voce grossa. Insorgono tutti, da commercianti agli imprenditori, da docenti a semplici mamme, da amministratori a giornalisti. Proprio la cosiddetta stampa minore, quella locale, di periferia, che conosce ogni centimetro di paese e ogni volto di cittadino ha censurato il comportamento dei colleghi professionisti di rete Quattro, ma in generale anche gli altri delle reti Rai che continuano a definire Favara come “un piccolo paese abitato solo da gente omertosa che non dice nulla sulla scomparsa di Gessica”.

Con una nota stampa alza i toni a difesa della propria città Anna Alba, la prima donna sindaco eletta a Palazzo di Città, la cui dichiarazione abbiamo già pubblicato e che potete leggere di seguito.

“Favara e i suoi cittadini meritano rispetto”

 

 

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6 Responses to Sulla vera Favara poche volte si accendono i riflettori della stampa nazionale

  1. Maria Rispondi

    28/10/2018 a 16:43

    Grazie Giuseppe per avere dato voce ai favaresi che sono orgogliosi di esserlo.

  2. Gaetano Rispondi

    28/10/2018 a 19:04

    Grazie Giuseppe per aver difeso la nostra grande Favara, abbandonata da tutti ma onesta!!!

  3. Rosario Manganella Rispondi

    28/10/2018 a 20:47

    Davvero un bel pezzo, ricco di notizie, un’analisi lucida e condivisibile.
    Ritengo, tuttavia, che occorre approfondire la questione, con particolare riferimento, al degrado del centro storico, dell’abusivismo edilizio, del saccheggio del territorio a partire dagli anni 70, con la complicità e la responsabilità della vlasse politico-amministrativa.

  4. Antonio Crapanzano Rispondi

    28/10/2018 a 20:56

    Questa è la descrizione, il racconto e la presentazione che mi aspettavo di Favara da parte delle testate giornalistiche nazionali che si stanno occupando della scomparsa della povera Jessica. Mi chiedo se questi giornalisti di Mediaset si siano preoccupati di chiedere qualche informazione alle tante intelligenze giornalistiche agrigentine, da Gaetano Savatteri a Carmelo Sardo, da Giovanni Taglialavoro a Felice Cavallaro ed Onofrio DISPENSA. Peccato per l’enorme mancanza di professionalità di chi prendendo lucciole per lanterne abbia scomodato le signore di Catania per, virtualmente, trasferirle a Favara.

  5. Rosario Manganella Rispondi

    28/10/2018 a 22:37

    Davvero un bel pezzo, ricco di notizie, un’analisi lucida e condivisibile.
    Ritengo, tuttavia, che occorre approfondire la questione, con particolare riferimento, al degrado del centro storico, dell’abusivismo edilizio, del saccheggio del territorio a partire dagli anni 70, con la complicità e la responsabilità della vlasse politico-amministrativa.
    È ora di raccontare la storia degli decenni della storia favare.
    Dettato questo mi congratula con te per la analisi puntuale che hai fatto .

  6. Salvatore Costanza Rispondi

    28/10/2018 a 22:50

    Grazie per il tuo contributo

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