Sulla cresta dello spread

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La tela che rischia di stritolare i politici

RomaSpread o non spread resteremo a Roma. Parafrasando inconsciamente il bomba o non bomba arriveremo a Roma evocato da Grillo, i leader di partito incuranti dell’aria che tira, dall’antipolitica al baratro su cui si affaccia la moneta unica europea, nel chiuso del Palazzo continuano a tessere una tela che rischia di stritolarli. Come se niente stesse accadendo nel mondo in queste ore, fuori dalle dichiarazioni ufficiali, si traccia un disegno consueto. Niente riforma elettorale ma al voto con il porcellum, l’unico in grado di garantire ancora un assetto plausibile ai partiti tradizionali in dissoluzione.

Niente primarie nel Pd, ben sapendo Bersani che le primarie farebbero vincere non Vendola o Renzi, ma un terzo uomo il cui nome è al momento imprevedibile, ma che verrebbe certamente fuori dall’insoddisfazione che cresce nell’elettorato di sinistra come in quello di destra. E allora ecco l’accordo segreto, in realtà neanche tanto perché tutti lo conoscono già: la santa alleanza Pd/Udc, Bersani-Casini che prevede il ticket Bersani Premier Casini Presidente della Repubblica, non un’ipotesi di scuola, ma un accordo pensato sull’altare del Porcellum, unico sistema a garantire una vittoria certa in questo momento a chi tra i partiti tradizionali sta meno peggio, il Pd.

Col Pdl in dissoluzione, con Berlusconi distante, l’unico modo per arginare la marea a Cinque Stelle è di conservare l’attuale assetto elettorale, alle urne con il vecchio sistema, e chissenefrega che il vero primo partito sarà quello delle astensioni. L’importante è Governare, restare nella stanza dei bottoni, da dove disinnescare la carica dei grillina, anche fossero cento, rendendoli ininfluenti dal punto di vista degli equilibri parlamentari. Il calcolo e già fatto. Dissoltasi la Fornero come possibile stella nascente della politica nazionale, suicidatasi politicamente con l’imprudenza e l’arroganza delle sue affermazioni sul numero degli esodati, in panchina Passera, buono al massimo per un ruolo da candidato di un centrosinistra per ora minoritario, fuori Monti destinato ad alti incarichi internazionali, non restiamo che noi, così ragionano Casini e Bersani, e dunque spartirsi le poltrone non costa niente.
Salvo clamorose sorprese non solo dalle urne, ma dagli umori di una società civile in drammatica ebollizione da crisi planetaria.

Luigi Galluzzo

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