Stefano Borgonovo. “Una vita in gioco”

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Domani a Gela, nell’Aula Magna della Scuola “Ettore Romagnoli”, verrà presentato il libro “Una vita in gioco. L’amore, il calcio, la SLA”, scritto da Chantal  Borgonovo, moglie del calciatore, affetto dalla SLA, morto nel 2013.

La tenacia di un campione nell’affrontare la Sclerosi Laterale Amiotrofica. Domani, alle 11, nell’Aula Magna della Scuola Secondaria di primo grado “Ettore Romagnoli” di Gela, sarà presentato il libro “Una vita in gioco. L’amore, il calcio, la SLA” , scritto da Chantal Borgonovo e Mapi Danna.

Il volume, edito da Mondadori, racconta la storia di Stefano Borgonovo, il calciatore del Milan, della Fiorentina e di altre squadre della serie A, scomparso nel 2013. Affetto dalla SLA, il calciatore ha dimostrato coraggio e tenacia nell’affrontare la terribile malattia.

Chantal Borgonovo

Del libro Chantal Borgonovo parlerà con Sandra Scicolone, Preside della Scuola “Romagnoli”, e con Francesco Pira, sociologo e docente di Comunicazione all’Università di Messina.

Pira conosce molto bene la storia di Stefano Borgonovo, tra l’altro, i diritti d’autore della biografia di Bruno Pizzul, da lui scritta a quattro mani con il giornalista Matteo Femia, sono stati devoluti proprio alla Fondazione Borgonovo, che aiuta le persone affette da SLA.

Borgonovo e la moglie allo stadio di Firenze

NOTA SUL LIBRO

“Per cinque anni ha mosso solo gli occhi. Eppure, con il solo uso degli occhi è riuscito a fare la rivoluzione. Ha deciso di dire sì, di non staccare le macchine, di vivere con una nuova identità e un nuovo scopo. Tutti lo ricordano per la straordinaria partita a Firenze, nel 2008, in cui entrò allo stadio davanti a 27.000 persone commosse, inchiodato a una sedia a rotelle.

Questa è una storia straordinaria, piena di valori. Ci sono la passione, la rabbia, l’odio, la rassegnazione, ma ci sono anche la rivincita e la resurrezione. C’è la fede, quella terrena e quella celeste. Ci sono la dedizione, la fedeltà e la gelosia. C’è il tema bioetico del “fine vita”, l’abuso “comodo” di certi farmaci, ci sono il coraggio e la speranza. Non c’è la soluzione ma c’è la ricerca, che attribuisce senso al dolore. C’è il mondo dorato e appassionato del calcio e per il calcio l’amore assolto e acritico di Stefano.

C’è il valore della famiglia che può salvare o ferire, a volte contemporaneamente. C’è la condizione ingiusta e spietata dei malati di SLA che diventano schiavi, prigionieri.

Eppure Stefano ce l’ha fatta, è riuscito a liberarsi, a essere incredibilmente acceso, empatico, volitivo, ironico e innamorato, senza malinconia. Stefano ci è riuscito perché Chantal gliel’ha permesso. Gli ha permesso di continuare a essere persona, intera, a essere marito e padre dei loro quattro figli. Lo ha guardato come si guarda un uomo, sempre, non come si guarda un malato, mai.

Questo è un libro che tratta soprattutto di rispetto e desiderio. Desiderio e rispetto per la vita, trattenuta, difesa e accolta, qualsiasi vita sia. È un libro che ha un obiettivo: suscitare emozioni, riflessioni e dare scandalo. Sì, perché certe sofferenze sono scandalose, eppure sacre. Ci fa sentire piccoli e anche capaci di grandi cose. È una storia potente e parlante, di più, è una storia che urla e canta. È una storia piena di luce, di suggestioni, immagini, spavento e poesia, di verità esplosa”.

 

 

 

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