Stat Rosalia Pristine Nomine

|




Il tuo racconto per Malgradotutto

Stat Rosalia Pristine Nomine
di
Cinzia Pagliara

altChe fosse siciliana l’avrebbe capito chiunque al primo sguardo, per le sue forme morbide e la pella ambrata, talvolta opaca per l’acqua salata che lei così tanto amava sentirsi addosso, a volte lucida fin quasi a riflettere i raggi del sole, o della luna; per i capelli mossi e scuri, lunghi giù per le spalle, che lei ricacciava indietro con un movimento della mano che sembrava studiato a lungo, e che invece era stato lo stesso fin da bambina, quando con gli amici di allora giocavano a rincorrersi saltando sugli scogli, e le trecce si scioglievano e lei non si fermava, perché voleva vincere a tutti i costi, e toglieva i capelli dagli occhi così, già femminile senza saperlo; per i suoi occhi scuri e profondi, che osservavano il mondo senza parlare ma quando ti guardavano parlavano più delle parole.

 

Era siciliana, di una sicilianità bellissima e quasi ingombrante, ma per lei tutto dipendeva dal suo nome.. chi, se non una siciliana, poteva chiamarsi Rosalia?
Rimproverava i suoi genitori di quel loro anacronistico attaccamento alla tradizione, invidiava le altre ragazze, con magnifici nomi da soap opera americane, Pamela, Victoria.. bionde (che importa che fossero colpi di sole?), tirate, attente alla linea.. non come lei. Si, perché il suo nome, tra l’altro le aveva portato in eredità un’autentica passione per i cannoli con la ricotta, la pasta alla norme, e la non proprio dietetica parmigiana secondo le ahimè squisite ricette di famiglia.
E con questa eredità addosso, Rosalia lavorava nel miglior cinema di Palermo, cibandosi dei film che vedeva negli orari di scarsa affluenza, innamorandosi dei divi del momento, immaginando una scena che la vedesse protagonista, lei.. Rosalia. I soliti sogni.
E poi il look. Accidenti alla moda.. lei si sentiva così poco americana, come poteva immaginarsi in quegli abiti così.. così.. insomma lei era Rosalia. Meglio accettarsi una volta per tutte, e smetterla di fantasticare. Il cinema è cinema, la moda è moda. E Rosalia era Rosalia.
Quando le dissero che il cinema dove lavorava era stato scelto per la prima nazionale dell’ultimo film di George.. si proprio quello, quello di.. no party per intenderci.. le vennero le lacrime agli occhi, come alla ragazzine isteriche inquadrate dalle telecamere durante i concerti. Ma le asciugò in fretta, ricordandosi di essere Rosalia.

altQuel giorno si vestì con cura eccessiva, scegliendo esattamente quello che più sapeva di Sicilia: una gonna nera stretta sui fianchi, e poi più morbida, ad ondeggiare piano sulle ginocchia, una camicia di un bianco puro, che era stata di nonna Rosalia, con ricami in sfilato siciliano, aperta sul seno, ma non troppo, quel tanto che bastava a far risaltare la luminosità della sua pelle. I capelli raccolti, ma sempre ribelli, con ciocche ondulate che, qua e là le incorniciavano il viso. Era la modella ideale di Dolce & Gabbana, ma lei non lo sapeva, lei era lì a sfidare le Pamela e le Victoria, a mettersi in gioco, ad accettarsi finalmente.
Rosalia lo ignorava, ma George amava i look di Dolce & Gabbana (look.. che parola inadeguata davanti a tali italiche fattezze), amava gli occhi scuri, e i capelli ondulati.. forse amava anche quel modo di ricacciarli indietro, senza mai averlo visto.
“what’s your name?”
“Mio Dio, dice a me.. e ora.. che nome?… . Rosalia:”
“Rosalia. Perfect, beautiful, great.”
Fu così che Rosalia finì sulle prime pagine delle riviste di gossip (carina questa parola, no? Significa pettegolezzo, ma se fai gossip ti senti un po’ più colto)..
Merito della bellezza? Certo. Dello stile Dolce&Gabbana? Può darsi. Del suo nome? Soprattutto.. alla faccia delle soap opera.


Cinzia Pagliara

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *