Sogni di mezza estate

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In politica oggi non si può lavorare di fantasia ma puntare su obiettivi concreti: diritto al lavoro, diritto allo studio, diritto alla salute. No alla TAV. Sì ai vaccini obbligatori.

Alfonso Maurizio Iacono

Le notti di mezza estate inducono sogni, ma in politica oggi, non c’è bisogno di lavorare di fantasia. Lavoro, scuola, sanità. Diritto al lavoro, diritto allo studio, diritto alla salute. No alla TAV. Sì ai vaccini obbligatori.

Ovvi obiettivi concreti per una sinistra quando e se, tra il caldo sole di ferragosto e le luci notturne del firmamento estivo, uscirà dall’attuale stato di confusione mentale. Sto parlando dei diritti sociali e del bene comune che sostanzialmente si stanno perdendo e che bisogna tornare a rivendicare con forza. Curiosamente, invece, stiamo assistendo a una situazione contraddittoria e paradossale che potrei sintetizzate e schematizzare così: i diritti civili stanno sostituendo i diritti sociali. Dovrebbero andare insieme e invece no. In una cultura sempre più individualista i diritti civili (diritti, intendiamoci, sacrosanti) stanno avendo il ruolo di sostituti delle relazioni sociali e comunitarie. Il risultato non è soltanto l’arretramento sul piano del lavoro, della scuola, della sanità, ma anche la messa a rischio degli stessi diritti civili. L’attacco di Salvini ai migranti, agli zingari, alle persone con disagio mentale sono l’espressione di una maggioranza democraticamente eletta che, di fronte alla perdita dei diritti sociali, attacca le minoranze e punta ad allentare quel vincolo che fa di una democrazia una democrazia, cioè la tutela delle minoranze. E’ così che dall’allentamento dei diritti sociali si passa all’attacco ai diritti civili. Non sarà l’oppressione di tutte le minoranze, ma di quelle più deboli, quelle che non hanno rappresentanza e forza politica. Tuttavia, una volta aperto l’argine dell’oppressione, si può facilmente cadere in un pozzo senza fondo.

L’attacco alle minoranze deboli è utile a questo governo che dice tutto e il contrario di tutto. Quanto al fare poi, non è che si veda un granché e quel poco che si vede appare confuso e contraddittorio. L’ossimoro “obbligo flessibile” è l’espressione che farebbe ridere se non si trattasse di una cosa seria. L’obbligo al vaccino non è affatto un attacco alla libertà individuale, ma una difesa della libertà sociale e collettiva, che è fatta di individui. Al di là della scelta dei genitori nei confronti dei loro figli, che è già un problema di responsabilità, è il diritto dei molti di non subire i danni causati dalla decisione di uno. La mia libertà non può essere il danno di un altro.

La proposta di mettere insieme diritto di cittadinanza e flat tax riflette un paese che accentuerà le diseguaglianze tra nord e sud, con il nord produttivo e il sud assistito. Non ho niente contro il reddito di cittadinanza (meglio per me il reddito di base), ma se verrà associato al dilagare del lavoro nero, come è possibile che accada, non farà altro che aumentare le diseguaglianze. Dietro la mise ensemble di reddito di cittadinanza e flat tax vi è un’Italia sempre più divisa in due e sempre più squilibrata.

Inoltre, bisogna rinunciare alla TAV. Si spostino i soldi da investire nella TAV per l’occupazione, specialmente nel sud, senza tante storie.

Le questioni sono tutte davanti a noi, nella loro complessa semplicità. Sono sempre quelle: diritti sociali, lavoro, scuola, sanità, il miglior antidoto per difendere i diritti civili in nome di un’eguaglianza reale. Se la sinistra pensa che i suoi interlocutori siano in primo luogo gli imprenditori, i professionisti, gli intellettuali, i politici si sbaglia di grosso. Immaginare un modello neoliberista capace di convivere con i diritti sociali e con l’eguaglianza è come voler far quadrare un cerchio, un paradosso, un’impossibilità. Il guaio è che gran parte della sinistra europea sogna ancora questo sogno di mezza estate, un sogno in un sonno privo di fantasia, un sonno da cui sarebbe ora di ridestarsi.

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