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Rubriche - Piazza Regalpetra

Si conclude oggi nella galleria dello studio fotografico "Riflessi" di Racalmuto la mostra di pittura dell'artista agrigentino. Un viaggio nel tempo, tra maschere cappelli e identità perdute

Particolare di un'opera di ErriuPeccato che la mostra è durata solo pochi giorni. E si, perché le opere di Alessandro Erriu – esposte fino a stasera nella galleria dello studio fotografico "Riflessi" di Racalmuto – andavano assaporate meglio per coglierne la pittura pura, senza discorsi né orpelli. E fissare moderni paesaggi e figure, piazze cappelli e cilindri.

Che siamo? - pare chiedersi l'artista – e dove andiamo?

Malinconia e struggente ricordo nei volti che assieme fanno popolo. Masse che non pensano, con molte ombre e senz'anima, che in queste opere fanno da spunto ad uno sguardo insistente alle cose di ieri e di domani: per capire le complessità e i bisogni di oggi in relazione al passato.

Volti sulla maschera, pirandellianamente, che fanno pensare al tempo e alla libertà, all'identità e al Alessandro Erriu (Foto Nicolò Rizzo)potere. Il tempo sottratto al tempo e in attesa del tempo, scriveva Leonardo Sciascia ammaliato dalla maschera di Mattia Pascal.
Per non parlare delle linee che contornano piazze e cortili e di quelle ombre che appartengono ad un luogo non definito e per cui la vicinanza alla vita ci appare tutta al contrario. Un po' come in certe pagine di Tolstoj. E pare che ci sia – in questo percorso di pittura del giovane artista agrigentino – un voler guardare al rapporto tra uomini di mondi diversi e di diversa appartenenza sociale. Solo così si può spiegare quel cilindro che sovrasta i tetti di un'anonima città.

E ci pare di essere in scena con mastr'Agostino in quella commedia di Eduardo De Filippo: il cilindro in testa, simbolo dell'autorità in grado di mettere soggezione e timore.

Salvatore Picone