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Negli ultimi vent'anni sono andate via quasi quattromila persone per trovare lavoro altrove. Le voci della Racalmuto che resiste e che ci crede. Speranze e delusioni. La grande bellezza forse renderà migliore la parte energica, attiva ed estroversa del paese

Un gruppo di ragazzi in gita a Racalmuto (Foto Sergio Scimè)Racalmuto è un paese per giovani. O meglio, potrebbe esserlo. Qui c'è tutto tranne una cosa. C'è un bel centro storico, una bella piazza, un bellissimo teatro, un centro commerciale con tante sale cinematografiche, circoli e parrocchie, luoghi di aggregazione come il castello, bar e associazioni, biblioteche, ville e strutture sportive.

C'è tutto – anche se il centro storico non è curato e ci sono poche attività, la piazza è un parcheggio, il teatro resta chiuso, le biblioteche funzionano poco ecc. ecc. – tranne il lavoro. E sì, perché in base a certi sondaggi fatti in queste settimane una città o una piccola borgata per essere vivibile dalla cosiddetta popolazione giovanile deve avere un indice di vivacità che dia opportunità di lavoro, servizi, cinema e teatro, spazi pubblici efficienti e con tecnologie all'avanguardia. Ma Racalmuto è un paese per i giovani? Forse si o forse no. Dipende dai punti di vista.

Se pensiamo alle tante strutture di svago che ci sono diremmo che si, Racalmuto è un paese per giovani. Manca però il lavoro, come nel resto dell'isola. E solo questa amara considerazione conferma che il paese non è adatto alla condizione giovanile che cerca ovunque sbocchi pur di trovare un lavoro.La piazza sempre più vuota
Infatti dal 1993 al 2013 – un lungo ventennio di speranze e di sconfitte – sono stati 3831 i racalmutesi che hanno cambiato residenza. E sono per lo più giovani – dai 20 ai 40 anni – che hanno trovato lavoro fuori. Il dato arriva dall'ufficio Anagrafe del Comune di Racalmuto: quasi quattromila persone in meno che non hanno trovato lavoro nel paese che diventa sempre più vecchio.

E se dunque al nord, dalle città si preferisce spostarsi nei piccoli centri per migliore vivibilità, in Sicilia, mancando il lavoro, i piccoli paesi come Racalmuto, dove potenzialmente c'è tanto, restano vuoti e sempre più lontani e soli.

A che serve avere un teatro se nessuno può comprare un biglietto di uno spettacolo? E con quale animo andiamo a vedere una mostra al Castello se non riesco a fare la spesa? E come possiamo andare a passeggiare nel parco di fronte la Fondazione Sciascia se tutto resta abbandonato a se stesso? E come si può passeggiare tranquillamente tra una macchina e un'altra senza poter avere nemmeno lo spazio chiuso al traffico come potrebbe essere la piazza Castello?

Tuttavia e nonostante tutto Racalmuto potrebbe essere ancora un paese per giovani. Può esserlo se si riesce ad innescare il virtuoso meccanismo che porta entusiasmo, voglia di fare, intraprendenza e coraggio. Certo, ci sarà sempre in paese la parte pigra e quella frenetica, dove qualcuno darà sempre ragione ad uno e all'altro torto. E ci sarà sempre un occhio, come qui si dice, che non potrà vedere l'altro.
Mariolina Lo GiudicePer fortuna c'è chi lancia segnali di ottimismo, nonostante la grave situazione di crisi che non riguarda soltanto Racalmuto. E sono proprio i ragazzi decisi a non mollare. L'età, del resto, li impone ad essere per forza ottimisti. Ma tanto c'è ancora da fare.

Mariolina Lo Giudice, trentenne, impegnata nel settore culturale, sostiene che la situazione a Racalmuto non è più tollerabile. La mancanza di lavoro ha rovinato tutto. "Ma un paese – dice - dovrebbe essere vivibile da tutti, giovani e non".

Roberta Castellana e Loredana La Russa, studentesse, piùCastellana e La Russa o meno la pensano allo stesso modo: "Le opportunità per i giovani sono pressoché nulle – dicono - a maggior ragione per i laureati che, sempre più spesso costretti a lasciare Racalmuto, riempiono le loro valigie delle competenze che dovrebbero essere sfruttate per la crescita economica, sociale e culturale di un paese che ha tanto da proporre. Gli sforzi dei proprietari di bar e pizzerie, dei dj che si vanno affermando in zona, di organizzare eventi e serate per i giovani sono vanificati dalla scarsa partecipazione dei cittadini che sembrano avere perso non solo la fiducia ma anche la speranza nel cambiamento".

Calogero Zagone"Al momento no, Racalmuto non è un paese per giovani – aggiunge Calogero Zagone, 27 anni - Il fatto che in passato il paese sia stato prospero però testimonia che a mancare non sono le risorse ma il coraggio, il coraggio di investire sui giovani. E questo a causa di amministrazioni che non hanno saputo coinvolgere e sfruttare le capacità e i talenti di parecchi ragazzi che adesso sono solo sfiduciati e demotivati. La grinta dei vecchi tempi è rimasta, sparsa tra i pochi giovani che non hanno mai smesso di credere nel futuro ma che ancora aspettano le occasioni per concretizzare i loro sogni e le loro aspettative".

La pensa più o meno così anche Angelo Cutaia, 61 anni, ingegnere di lungo corso che, come tanti, crede ad una svolta economica con turismo, archeologia e artigianato. E su questo si dovrebbe puntare. L'idea di Felice Cavallaro sui luoghi degli scrittori è da cogliere al volo. Ma nessuno però si rimbocca le maniche. Uno dei pochi che riesce a far arrivare qualche turista, pur con mille difficoltà, rimane Enzo Macaluso titolare di "Regalpetra Viaggi".

Racalmuto, paese a vocazione turistico-culturale, è dunque un paese per giovani? Erica Collura, studentessa di archeologia, fa leva sulla grandezza del patrimonio architettonico di Racalmuto che, se opportunamente valorizzato, nulla avrebbe da invidiare alle cittadine universitarie che tanta gola fanno agli studenti di oggi: "La promozione delle più svariate attività in grado di coinvolgere le associazioni giovanili presenti nel territorio – dice – potrebbe essere un primo passo per rimettere in circolo l'economia che davvero dovrebbe fondarsi a lungo andare sul turismo e sulle manifestazioni culturali".Giuseppe Salemi
Il lavoro che non c'è, dunque, potrebbe cambiare le cose. Giuseppe Salemi, 21 anni, porta avanti un'attenta analisi delle possibilità che il nostro paese offre ai giovani: "Racalmuto - dice Giuseppe - è sempre stata attiva per i giovani attraverso i gruppi scout, movimenti pastorali, associazioni politiche e sportive, club di giochi da tavolo o altri sport. Benché soli e scevri di sostegni economici – aggiunge - molti continuano ancora ad impegnarsi per portare avanti un progetto a tutela di idee fresche e genuine. A Racalmuto servirebbe Foto A. Jyoticomprensione e disponibilità da parte della classe politica, ma soprattutto formazione ed informazione per una popolazione che, pur avendo un sincero desiderio di cambiamento, si limita a giudicare l'operato altrui".

Anche Edoardo Curto, falegname di 22 anni, sembra essere di questa opinione: "Racalmuto è un paese 'vecchio' semplicemente perché continua a persistere tra i giovani una mentalità quanto mai arretrata, tipicamente siciliana. Ci si accontenta della sufficienza senza dare adito alle aspirazioni e si preferisce rimanere a casa piuttosto che essere cittadini attivi". Anche Peppino Agrò dal suo storico tabacchino in piazza è convinto che ci può essere futuro solo con l'industria del turismo.

E quindi si, Racalmuto può essere un paese per giovani. Ci vuole un po' di entusiasmo in più. E l'aiuto della politica e delle Istituzioni a fare impresa. L'impresa del turismo, piaccia o no, è forse l'unica strada da percorrere. Ne sono convinti anche i ragazzi che chiedono semplicemente di poter avere più servizi da parte del Comune.

Valorizzando bene quello che c'è si potrebbe avere un paese che niente avrebbe da invidiare, per esempio, ad altre piccole realtà della Toscana. La grande bellezza, viene quasi da dire, forse renderà migliore quel che resta della Racalmuto energica, attiva ed estroversa.

Salvatore Picone - Martina Sardo