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Una donna eccentrica e anticonvenzionale, rimasta legata alla scuola e al liceo classico di Agrigento dove ha istituito un premio per i migliori studenti di matematica

Una delle rare immagini della Prof.ssa Messana (Ph: S. Picone)E' morta a quasi novant'anni la professoressa Vincenzina Messana, da tutti conosciuta come Zina. Per molti anni ha insegnato al liceo classico "Empedocle" di Agrigento. Generazioni di studenti hanno frequentato le ore di lezioni di matematica e fisica della professoressa Messana: era conosciuta in tutta la provincia e anche fuori, perché aveva sempre fatto parte delle commissioni d'esami di maturità in molte scuole italiane. Non era certo una che si faceva facilmente dimenticare. Il suo aspetto la faceva sicuramente rientrare nella categoria dei siciliani eccentrici. A suo modo, era molto anticonvenzionale: non si curava dei giudizi di quanti la incontravano.

A lutto da trent'anni, da quando era morta sua madre alla quale era affezionatissima, Zina Messana aveva continuato sempre ad abitare a Racalmuto, nella casa dove era nata e cresciuta, a due passi dal Castello Chiaramontano.
Rimasta nubile, da sola badava con piglio energico alla sua campagna. E proprio in quella campagna di Racalmuto era stata vittima oltre dieci anni fa di una drammatica vicenda, quando alcuni giovani la aggredirono, la legarono e imbavagliarono per rapinarla e saccheggiare la sua casa. Per oltre ventiquattro ore nessuno immaginò che la professoressa Messana era immobilizzata in una casa di campagna, dove rischiava di morire. Ma per fortuna qualcuno si accorse della sua assenza e andò a cercarla, prima che il dramma diventasse tragedia. I giovani aggressori furono poi individuati e condannati.
La brutta avventura non le tolse piglio né energia.

La cosa che le mancava di più, dopo il pensionamento, era la scuola: era legatissima all'insegnamento. Dietro il suo aspetto apparentemente fragile e molto dimesso, si celava un'intelligenza lucida e una memoria di ferro che resistevano anche negli anni della vecchiaia. Quando incontrava un ex alunno, immediatamente ne ricordava il nome, il cognome e perfino la classe, l'anno scolastico e i compagni di corso. Abituata ad insegnare con metodi all'antica, molti alunni ne restavano sconcertati o addirittura spaventati. Eppure, era capace anche di slanci di commozione e di tenerezza che a volte sconfinavano in piccoli gesti di grande attenzione. Di certo, con lei se ne va una presenza mai inosservata che ha segnato la giovinezza di migliaia di studenti agrigentini.