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Viaggio tra le opere esposte alla Torre Carlo V di Porto Empedocle. Uno sguardo alle vedute laterali e oblique, per guardare al passato e pensare al futuro. Le foto di Angelo Pitrone

Transumanza - gesso 2007 (part.)/PitronePORTO EMPEDOCLE - Arrivano i disperati anche nelle coste agrigentine. E arrivano anche qui, nelle spiagge vicino la Torre Carlo V di Porto Empedocle. Arrivano dal nord africa stretti stretti nei barconi. L'immagine quotidiana che diventa quasi normalità in tv e nei giornali. E' la disperazione che pare somiglia ai volti di quelle figure umane (a sinistra nella foto) in mostra proprio a Porto Empedocle, nella torre della strage dimenticata che fino alla fine di dicembre ospiterà "Memorie: vedute laterali e oblique" di Giuseppe Agnello.

Una nave carica di uomini nudi – Transumanza – che guardano l'orizzonte. E comunque l'uno non può guardare l'altro: nessuno si può voltare, la nave va avanti o sta ferma e comunque non torna indietro. Gli uomini che non si voltano, direbbe Gaetano Savatteri. Quest'opera andrebbe realizzata a grandi misure nel porto o a Lampedusa, simboli dGiuseppe Agnello fotografato da Angelo Pitronei luoghi che accolgono navi di disperati alla ricerca di un futuro incerto. La mostra di Giuseppe Agnello alla marina è quasi un ritorno a Porto Empedocle. E' suo il volto del celebre Commissario Montalbano che vigilia sugli empedoclini nella Vigata di Andrea Camilleri. "Dobbiamo prima di tutto valorizzare i talenti della nostra terra", ha detto nell'intervento introduttivo Lillo Firetto, il sindaco deputato regionale che ha dato un volto nuovo alla sua città.

Questa di Giuseppe Agnello è la prima mostra che si realizzata alla Torre. Ed è dedicata agli uomini e alla natura, alle cose divine e alle cose terrene, alla vita e alla morte. Ma c'è un disperato bisogno di gridare. Urla senza suono che raccontano questo nostro tempo con tutti i suoi mali. Pessimismo? Forse si, o forse no. Come nelle Macerie, le stanze della memoria. Una Senza titolo - resina poliestere + elementi naturali 2010/ph Pitronecasetta o la roba, nell'eccezione verghiana, da cui fuoriescono rami secchi e spezzati. Da macerie ad altre macerie. Un grido, appunto. Ai temi della crisi, dell'economia, della mancanza di valori soprattutto tra i giovani; Giuseppe Agnello rimarca questa mancanza di rivoluzioni e di generazioni che dovrebbero ribellarsi alle vergogne di un mondo che non sa che pesci prendere. O è forse solo un grido interiore che non ha forza ancora di uscire, di manifestarsi e di esplodere all'esterno?
Ma la vita non rinuncia ai propri miracoli. E allora le pecore continuano a pascolare anche se in un piano di gesso e di sale. Aspro terreno che non dà frutti, che accoglie il gregge, anche questo "paesaggio della memoria". Ma la natura resta l'anima delle cose e di queste opere dello scultore di Racalmuto. La metamorfosi infatti consiste proprio in questo, corpi nudi e aridi che si frantumano e spesso si risvegliano in simbiosi con la terra, le piante, gli animali. Dalla terra al corpo e dal corpo alla terra in un processo che genera il divenire umano delle cose. 

Un successo questa mostra di Agnello che presenta una quarantina di opere che si ispirano anche alla solitudine. E diremmo in Sicilia alla isolitudine. Ognuno resta solo anche se sta ammassatoLa mostra aperta fino a dicembre dentro una barca. Si è soli nella disperazione e nello sguardo assente nelle sculture dal titolo "Anima e corpo". Una coppia che indossa jeans e camicia, scarpette bracciali. Insieme ma soli, come i Corpi nuvolosi che aprono la mostra. E a vigilare all'ingresso delle sale la civetta. Come la civetta di giorno compare, appunto. Nel giorno delle vedute laterali e oblique, il visitatore-spettatoreIcaro morente - gesso 2007/ ph Pitrone (spettatore perché si assiste alla scena muta di un teatro che racconta noi stessi) è accolto dalla civetta in bronzo, la cui gemella vigila silenziosa le attività del Quirinale.
E Icaro morente, con le ali spezzate, diventa metafora di una realtà, quella siciliana, che ha tante potenzialità ma purtroppo non riesce ad arrivare alla meta: la cronaca politica degli ultimi giorni ne è un'amara rappresentazione. L'arte quindi diviene maestra – come la letteratura, il teatro, la musica. La scultura di Giuseppe Agnello, grande artista contemporaneo, per riflettere sull'attualità, guardando al passato e, tuttavia, pensare ad un futuro più genuino e più vero. Senza compromessi.

Salvatore Picone

(ha collaborato Luciano Carrubba)

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Una sala della Torre Carlo V

La mostra


Senza titolo - gesso policromo 2012-2013/ph Pitrone