Le Rubriche

I cilindri del potere e le città vuote nelle opere

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Si conclude oggi nella galleria dello studio fotografico "Riflessi" di ...

Sabato, 8 Marzo 2014

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Il filo rosso delle storie di "Donne allo specchio

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Un contributo letterario con forte valenza sociale nella raccolta di ...

Giovedì, 6 Marzo 2014

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E Matteo il Magnifico si prese l'Italia

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E' bastato un blitz durato poche settimane e la determinazione ...

Sabato, 1 Marzo 2014

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Il tuo racconto

Il tuo racconto

Dei 15 racconti scelti dalla giuria solo 10 concorreranno alla vittoria finale. Gli altri 5 riceveranno una segnalazione speciale. Tutti i racconti selezionati, comunque, saranno pubblicati in un volume edito da Malgrado tutto

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Eccoli i finalisti del concorso lanciato da "Malgrado tutto" riservato a racconti in duemila parole. La qualità dei racconti inviati, la varietà dei temi affrontati, la diversità degli stili e degli approcci ha reso complicata la scelta della giuria – composta da Carmelo Sardo, Salvatore Ferlita, Agata Gueli, Gero Miccichè, Giancarlo Macaluso, Gaetano Savatteri e Paolo Terrana.
Il tema del concorso era ispirato al libro di Leonardo Sciascia, "Il mare colore del vino", ma il mare non compare in tutti i racconti selezionati. In alcuni casi, però, anche se il mare non c'è o viene soltanto evocato, permane tra gli autori che hanno partecipato il riferimento ala Sicilia o al verso omerico che ispirò lo stesso Sciascia.

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Il tuo racconto

Il tuo racconto per Malgradotutto

Si chiude oggi, con il racconto di Ignazio Scimè, il nostro concorso. La partecipazione è andata aldilà delle nostre previsioni, ecco perchè abbiamo prorogato i tempi. A tutti gli scrittori che hanno partecipato, da ogni parte d'Italia, il nostro grazie. Adesso la giuria - composta da Agata Gueli, Salvatore Ferlita, Giancarlo Macaluso, Gero Miccichè, Carmelo Sardo, Gaetano Savatteri, Paolo Terrana (segretario) - si metterà al lavoro per decidere il vincitore, o la vinvitrice, e la data in cui avverrà la premiazione. Vi terremo informati su tutto. Intanto ancora grazie a quanti hanno partecipato e un affettuoso in bocca al lupo a tutti.

Il minatore analfabeta
di
Ignazio Scimè

altUfficialmente aveva sedici anni quando Carmelo iniziò a lavorare in miniera. Sedici, ce ne volevano e lui ne aveva due in meno. Era un "caruso" senza padre e con una madre che si arrangiava per campare la famiglia. Carmelo è di un piccolo paese minerario ricco di sale e di zolfo. L'odore acre e il rossastro dello zolfo colato che sembra mare colore di vino gli hanno segnato la vita. Scalzo e nudo passa da una miniera all'altra, sempre dentro le povere gallerie. Il "caciummu" non è diverso dal sale. Stesso sacrificio per i minatori, stessa sorte buttana.

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Prenotazione aerea verso la felicità
di
Rosa D'Agostino


altDiplomata da poco, mi ero iscritta all'università in economia e commercio. Solo poche materie per capire che non faceva per me, meglio trovare una sistemazione, ma non era facile. L'occasione mi fu data da una compagna di scuola: cercavano una impiegata in un'agenzia di viaggi. Un lavoro di soli tre mesi come sostituta di alcuni impiegati che dovevano andare in ferie.

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Il tuo racconto per Malgradotutto

altGli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica, che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l'analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano la forza e il diritto di ascoltare.
Gli esami sono molti, però che gran soddisfazione ultimare i corsi e ottenere infine (lode al Signore!) il permesso d'insegnare.
I miei studi sono a buon punto e fra poco l'esame conclusivo mi darà il titolo che sogno tanto: quello di Maestro!

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Il tuo racconto per Malgradotutto

altQuel sabato pomeriggio ci ritrovammo in campagna con alcuni parenti. Si avvertiva già il caldo e l'allergia non mi dava tregua, ma volli lo stesso poter assaporare il primo scampolo estivo, non fosse altro che per iniziare a prendere una certa confidenza con l'idea che la bella stagione e le vacanze fossero finalmente alle porte. La casa rurale dove ci trovavamo era appoggiata su un morbido pendio dal quale si dominava la vallata a oriente di Cometa famosa per le sue nebbie invernali, il manto stradale a volte pericolosamente ghiacciato e le sue temperature, certamente non proprio da isola del sole. Mentre sotto il forno ardeva una strana legna aromatica, forse vecchia di anni, tutto ciò che all'interno del fuligginoso cubo di ferro stava cuocendo sprigionava profumi che si univano alle inarrivabili essenze che solo la natura riesce a diffondere nei pomeriggi di primavera. Seduto all'ombra o in piedi nello spiazzo ricavato tra la casa e il terreno circostante ordinatamente coltivato, c'era chi chiacchierava, chi accennava ad antiche storie di uomini protagonisti di un lontano passato, chi con una vecchia chitarra tentava d'indovinare quel giro di do con cui poter accompagnare le canzoni cantate sempre in quelle occasioni e chi, come me, azzardava qualche palleggio con una racchetta da tennis in uno spazio su cui non si poteva neanche allungare una sedia sdraio. 

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Stat Rosalia Pristine Nomine
di
Cinzia Pagliara

altChe fosse siciliana l'avrebbe capito chiunque al primo sguardo, per le sue forme morbide e la pella ambrata, talvolta opaca per l'acqua salata che lei così tanto amava sentirsi addosso, a volte lucida fin quasi a riflettere i raggi del sole, o della luna; per i capelli mossi e scuri, lunghi giù per le spalle, che lei ricacciava indietro con un movimento della mano che sembrava studiato a lungo, e che invece era stato lo stesso fin da bambina, quando con gli amici di allora giocavano a rincorrersi saltando sugli scogli, e le trecce si scioglievano e lei non si fermava, perché voleva vincere a tutti i costi, e toglieva i capelli dagli occhi così, già femminile senza saperlo; per i suoi occhi scuri e profondi, che osservavano il mondo senza parlare ma quando ti guardavano parlavano più delle parole.

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Diario di una ragazza normale
di
Rossella Nicoletti


alt-Siamo giovani, non immortali.
Seduta davanti la dottoressa, la fissava con lo sguardo perso, con la mente piena di domande, con la bocca incapace di aprirsi. Che significava tutto quello che aveva appena sentito? La gamba iniziò a muoversi freneticamente, su e giù, senza controllo. Solo dopo qualche secondo ricominciò a capire che stava succedendo, e come chi riemerge da una lunga immersione, respirò. Questo doveva farlo. Non sapeva se a colpirla era stata più la parola chemioterapia o quel lungo interminabile "sì" che la dottoressa cercando di essere delicata, aveva sussurrato rispondendo alla domanda "mi cadranno i capelli?".

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L'uomo delle grattatelle
di
Salvatore Indelicato

altLa festa di San Calogero appena passata, con tutto il suo frastuono di folla, bancarelle, banda musicale, lanci di pane e fuochi d'artificio, segna l'inizio dell'estate agrigentina.
Il caldo torrido del solleone, già nella prima mattinata, comincia a picchiare senza tregua per finire, poi, al tramonto infiammando il cielo azzurro e terso.
Chi può, si trasferisce al mare o in campagna, altri si accontentano del refrigerio che offrono i giardini pubblici.
Strade, vicoli e cortili si riempiono di "forestieri", soprattutto emigranti che fanno ritorno a casa, dopo un anno di duro lavoro, per passare la bella stagione con i propri cari.
Le case, dai muri scrostati e dai tetti riarsi, fanno da cornice al piano antistante la piccola chiesa della Madonna degli Angeli.
Don Antonio, il parroco, seduto davanti al portone, aspetta l'ora della preghiera Vespertina conversando amabilmente con qualche anziano che cerca ristoro all'ombra del sacro edificio.
Alcune donne ritirano i panni, stesi da un balcone all'altro, con evidente fatica, sbuffando e asciugandosi il sudore con il dorso delle mani.
"'Zza Cuncittì, ma comu s'avi a fari cu 'stu caudu? Taliassi 'sti robi, sunnu tisi comu 'u baccalà".
"Ragiuni avi, vossia, 'zza Trisinè... Stanotti un chiusi occhiu, tra li sudura e me maritu ca paria a serra di mastru Nicuzzu, 'u falignami".

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Archeologia mondelliana
di
Ettore Zanca

altSedersi, si era seduto, questo se lo ricordava. Sapeva di essere sulla spiaggia di Mondello e che era inverno. L'amico che lo ospitava in quella breve vacanza scavata per ritrovare sé stesso, lo aveva lasciato lì, andando a fare una passeggiata. "so quanto ti piace stare solo a guardare il mare fuori stagione", gli aveva detto con una dolcezza imprevista, quasi protettiva. Aveva tirato fuori il suo foglietto, si ricordava anche questo, quel pezzo di carta, nonostante il vento giaceva contorcendosi vicino a lui. Non era fuggito, non lui. Guardò quella improvvisata lista di "cose da fare". Due erano già spuntate a penna: 1-far pace con la tua città dopo anni di lontananza e non accusarla più ingiustamente di non averti voluto; 2-andare a Mondello.

 

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Alice
di
Brigida Bellomo

altIl tramonto sul mare regalava sempre nuove emozioni. Il sole, lentamente, si immergeva e, come re Mida, trasformava l'acqua in oro. I suoi bagliori dorati sembravano mani protese che accarezzavano coloro che ne ammiravano lo splendore. Cielo e mare erano un tutt'uno.
Un ragazzo camminava velocemente, incurante, di quella meraviglia del creato. Attraversato il lungomare e raggiunto il porticciolo si sedette su di un pontile. Lo sguardo perso nell'orizzonte. Aspettava.

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