Una sinistra che non si occupa dei dannati della terra, che sinistra è?

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Lo smarrimento nella sinistra italiana è grande. Non si ha la minima percezione di cosa sia il disagio sociale e culturale in cui si trova la gran parte della popolazione che ormai sta guardando decisamente a destra.

Lo smarrimento nella sinistra italiana è grande. Lentamente, un po’ come quando uno subisce un incidente per strada e dopo la botta cerca di rialzarsi chiedendosi cosa sia accaduto, molti cominciano a farsi delle domande. I segni di una crisi c’erano già da tempo, ma ora il principio di realtà è arrivato con la forza devastante di un treno in corsa. Quanto tempo ci vorrà per comprendere fino in fondo i danni che sono stati fatti? Si parla tanto di sovranismo, populismo, razzismo, ma è difficile farne la critica e opporvisi se in gran parte della sinistra non si ha la minima percezione di cosa sia il disagio sociale e culturale in cui si trova la gran parte della popolazione che ormai sta guardando decisamente a destra. Il razzismo, questa volta contro il migrante. Inoltre, scarso appare lo sforzo per capire come il rapporto tra capitalismo e democrazia si stia scollando in tutto l’occidente.

E’ sintomatico: quasi tutta la sinistra italiana ha smesso di usare la parola capitalismo. Un tempo perfino i più pallidi socialdemocratici chiamavano capitalismo il capitalismo. Oggi, proprio in omaggio alla definitiva eternizzazione di questo sistema resa famosa dallo slogan della signora Tatcher: “There is no alternative” (“non c’è alternativa”. Acronimo: TINA), non lo si nomina più quasi come un dio che non tollera altro al di fuori di sé e di cui non si deve fare il nome. Un dio che ha inaugurato il neoliberismo ed è stato recepito, assorbito, fatto proprio da Blair fino a Renzi. Vi era l’illusione basata sull’idea che capitalismo neoliberista e democrazia si potevano conciliare e che l’aggressività selvaggia dell’individualismo, ormai diventato cultura egemone, potesse essere addomesticato da una lotta democratica per i diritti, non quelli sociali, ma quelli individuali.

L’illusione svanì quando nel 2008 il capitalismo conobbe una delle inevitabili e cicliche crisi economiche che disvelò crudamente come negli ultimi trent’anni le diseguaglianze sociali erano aumentate enormemente così come l’insicurezza individuale e collettiva per quel che riguarda il lavoro ormai diffusamente precarizzato.

Alfonso Maurizio Iacono

Si cominciarono a vedere gli stranieri come potenziali nemici che avrebbero rubato il lavoro ai cittadini e a guardare di sottecchi il collega, il compagno di banco, il vicino come possibili nemici nella lotta per la concorrenza e nell’ossessivo sogno del successo individuale. Fu così che tutti credettero alla favola del “diventa imprenditore di te stesso”, slogan in cui la libertà e l’autonomia si conciliano con l’individualismo, ma a danno di ogni senso di comunità, di cooperazione, dello stare insieme. Si socializzò attraverso facebook, ma spesso si confuse la condivisione del proprio narcisismo individualistico con il senso dello stare insieme.

Quando la crisi arrivò vi fu bisogno di trovare un colpevole, un capro espiatorio. E fu trovato nel migrante. La sinistra, da parte sua, cominciò a vedere il mondo solo con gli occhi delle imprenditrici e degli imprenditori, delle professioniste e dei professionisti, dei manager, dei dirigenti, delle donne e degli uomini di successo, e divenne cieca di fronte alle lavoratrici e ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati, ai migranti, ai dannati della terra. Ma una sinistra che non si occupa più delle lavoratrici e dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, dei migranti, dei dannati della terra, che sinistra è?

La tarda scoperta della fine del sistema della grande industria a seguito della rivoluzione tecnologica e sociale del capitalismo, invece di diventare uno stimolo per capire come sono cambiati i modi dello sfruttamento e le forme delle diseguaglianze, divenne il modo più comodo per coltivare online la stupidità culturale e mentale. Per dirla in gergo calcistico, bisogna ripartire dai fondamentali.

Foto da Internet

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