Si chiama Renzi, ma in Francia lo chiamano Renzì

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I proclami e le iniezioni di ottimismo del premier. Ma lo stato reale del Paese resta fortemente preoccupante.

Matteo Renzi

Matteo Renzi

Uno spettro si aggira per l’Europa, si chiama Matteo Renzi. In Francia lo chiamano Renzì, con l’accento sulla i e con incredibile inversione di tendenza, rispetto alla spocchia francese, ora l’opinione pubblica, i giornali, la rive gauche, dicono e scrivono: bisogna fare come Renzì, guardate Renzì, alla Francia serve una politica alla Renzì. Insomma il guascone fiorentino è diventato l’esempio da seguire e non solo Oltr’Alpe.

La sua energia, quel suo fare strafottente, ma determinato, attraggono fuori dai confini forse più di quanto non seducano nel nostro Paese. La sua energia giovane sta diventando contagiosa, di certo un esempio da seguire. Nessuno sa per ora quanta sostanza vi sia per davvero dietro l’apparenza dell’ex sindaco. I passi compiuti, per quanto risoluti nei gesti, sono ancora timidi nella concretezza. Lo stato reale del Paese resta fortemente preoccupante. I posti di lavoro non si creano con i proclami e neppure con le iniezioni d’ottimismo. Certo la fiducia serve e pure la fortuna che aiuta sempre gli audaci. E Renzi che certamente audace è, potrebbe anche essere molto fortunato, lo è stato dal punto di vista personale finora centrando tutti i bersagli che ha puntato con sfrontata benevolenza della dea bendata.

Potrebbe adesso inforcare anche una bella ripresina, o ripresona dell’economia, saltarci su e navigare con il vento se non proprio in poppa comunque a favore. La prima sfida da vincere resta comunque quella delle elezioni europee. Si profila un testa a testa Renzi-Grillo con tutti gli altri a fare da comprimari ed una grande incognita. Se Forza Italia frana se ne gioveranno i Cinque Stelle? Di sicuro se Renzi riuscirà a star ben sopra il 30 per cento potrà programmare una sontuosa campagna d’autunno, se andrà oltre il 35 spazzerà via ogni esitazione. La sua è la battaglia se non finale, decisiva. Appuntamento a fine maggio per stabilire di chi sarà l’Italia che verrà.

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