Se Telefonando

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Storia di voci sincopate e oscure tra mille uguali e mal capitate. I racconti di Annamaria Tedesco

altPerché tormentarsi?
Stamattina è cominciata con le cose “duci”, l’abbraccio tra me e i miei figli, la piccola mano di Luciana tra i capelli al risveglio e adesso le tante cose da fare; il fatto è che mi stanco facilmente, allo specchio sono un po’ ingrassata però abbronzata, le mestruazioni strane, mai avuto flussi lunghi e copiosi, adesso invece, ma non credo di essere malata, solo più vecchia.
Dovrei darmi da fare, preparare il pranzo e chiamare Carmen. Certo è che dopo il pistolotto di ieri per via della mia indolenza chi la sopporta più, pur di non sentirla , farò tutto io, come al solito. Appena viste è partita con l’arringa
Vuoi guadagnare ? O puoi vivere di rendita? Dì, come potrai permetterti il tuo bel tailleur e tutto il resto? Devi partire tu, col tuo faccino e il tuo corpo atletico li stendi tutti, vedrai la delibera verrà firmata subito, otterremo l’incarico.
Sono stanca
Non si vede

Va bene, bisogna che si faccia, a tutti i costi. Il lavoro ha la priorità, sì, preparo il trolley.
Mi sposto in camera da letto, è fresca, dalla finestra entra una luce rosata, apro l’armadio guardo e ho un attimo d’esitazione, è meglio che faccia una lista come al solito, sennò rischio di dimenticare qualcosa.
Penso che al mio ritorno non troverò più i ragazzi, ma tant’è, devo andare io, lei la socia, non prende gli aerei e poi l’idea di incontrare Federico mi intriga. Dove avrò messo il biglietto? Frugo nella cartella documenti poggiata sulla sedia rossa di velluto, ah eccolo, lo metto in borsa.
Ho mal di pancia, vuoi vedere che le mestruazioni mi verranno in viaggio?
Non devo pensarci, se arrivano bene lo stesso, ci sono i tamponi.
Bastassero quelli a fermare il sangue. M’affretto, ormai sono brava e veloce a fare e disfare le valigie, abituata. Prima i documenti e il biglietto poi il beauty-case che è già pronto. Camicia da notte. Tre quattro tubini stessa variazione di colore dal grigio al nero, per via delle scarpe . Una sciarpa, un golfino, gli accessori da giorno, per la sera prendo gli orecchini di mia madre e il solitario.
Vado a fare una doccia. La luce del bagno artificiale quasi m’acceca, bianca fortissima, non sopporto le lampadine a basso consumo. Sotto l’acqua non penso, ci starei ore, l’ultimo getto freddissimo mi riporta in me.
Passo l’olio, quello neutro e sento salire alle narici il mio odore naturale, mi piace il mio odore, lo stesso che sempre m’annuncia, da quando ho undici anni divenuta donna, sa di mandorle amare e gelsomino. Indosso la camicia, quella bianca. Di nuovo il telefono, mannaggia ! Insiste non vuol capire, corro in cucina, è tardi . Forse sono i ragazzi, la norma è due squilli e poi li richiamo .
Ho un filo d’apprensione, deglutisco. Risuona di nuovo
Pronto?
Dall’altra parte del filo silenzio, poi in crescendo, dal pianissimo al piano una musica, mi sembra di riconoscere “Breathe me” dei Pink Floid, aguzzo le orecchie e con un ‘esplosione arriva quell’ansimare rotto sincopato.
Chiudo di botto, come se la cornetta scottasse e metto una mano sul cuore al galoppo a calmarlo. E’ il telefono di casa .Quasi nessuno ha questo numero ,cosa sta succedendo? Lo stacco?
Non posso, con i ragazzi fuori, devo stare calma, magari è solo lo scherzo di un innocuo onanista che ha fatto un numero a caso. Sento però che non è così e m’inquieto. Calma devo star calma. E’ già passato, non è successo niente.
Vado in camera da letto accendo la luce e scelgo un libro:”Il porto dei sogni incrociati” di B. Larsson che parla di mari, di porti e di sogni venduti, io ladra di sogni, guardo il telefono con sospetto e di nuovo trilla. So già, lo sollevo timorosa e ancora arriva la musica e quell’ansimare osceno. Si va avanti così per 20 min. Io buttata sul letto, come in ipnosi una mano sul telefono, ad ogni squillo alzo la cornetta e la richiudo automaticamente. Poi il silenzio. E’ già l’una, maledetto! Finalmente ha finito.
E’ tardissimo, domani sarò rimbambita, devo addormentarmi ho messo la sveglia alle quattro l’aereo partirà alle sei e quindici. Di nuovo mi dico che forse è semplicemente uno scherzo, basta non pensarci, cerco di concentrarmi su domani e i ragazzi, Luciana e Marco. Pensieri puliti .

Questura Di Palermo

Sono davanti alla questura e inspiro lentamente, per farmi coraggio, l’aria ottobrina è dolce e consola; mi fa sempre un brutto effetto entrare qui, penso allora a mio nonno, in fondo sono la nipote di uno sbirro e poi c’è Federico.
La forza di questa storia se storia sarà, è nei cento Km. che ci separano e nelle mille emozioni che oggi ci uniscono. Entro.

Divisione anticrimine
Ufficio denunce
Oggetto: Verbale di denuncia di molestia resa nella forma orale da Giulia Tagliavia
Nata a Palermo il 30 Novembre 1966 residente in via XX Settembre, identificata con patente di guida n. rilascia dalla mctc di Palermo in data 17 /11 / 86 Professione Attrice tel 33xxx
L’anno2010 del mese di ottobre alle ore 12, nell’ufficio denunce della questura di Palermo innanzi al sottoscritto Ufficiale di P. G. , ispettore capo della Polizia di stato Giuseppe Barone, appartenente all’ intestato ufficio, è presente la persona in oggetto generalizzata, la quale per ogni effetto e corso di legge consapevole delle responsabilità civili e penali assunte con le dichiarazioni rese, dichiara quanto segue:

IL DENUNCIANTE L’UFFICIALE DI P. G

Finalmente fuori, anche questa è fatta. Non ho detto tutto, mi chiedo perché. Io un sospetto ce l’ho e non è per quel mentecatto di Robertino, un musicista psicopatico invaghito di me. Le mie amiche sono convinte che sia lui, sente le voci, le voci gli dicono che io sono la sua donna, dice di amarmi e che io lo amo, è pazzo, ma so, sento che non viene da lui. Io un sospetto ce l’ho … è il professore, il mio amico professore universitario, quello di Napoli, Economic History Professor presso Seconda Università degli Studi di Napoli, la sua frase di tempo fa mi rimbomba nella testa continuamente,
– Perchè fai il geloso? Non mi possiedi, non mi hai, come si può essere gelosi di qualcosa che non si ha?
-Io ti ho tutte le volte che ti sento! Io ti ho tutte le volte che ti sento ! Io ti ho tutte le volte che ti sento!
Maledetto! E’ lui! Ripenso a tutte le volte che mi chiedeva di leggere i suoi articoli , per le bozze diceva, per correggere al meglio e a quando paragonava la mia risata a quella delle donne andaluse.
Mi raccontò pure di quella volta che un tassista gli spiegò cos’è che avevano di speciale le donne di Siviglia, era la voce, la voce che durante l’orgasmo assumeva colorazioni uniche.
Maledetto!
-Giulia rileggimi quell’articolo, dai, lasciami penetrare dai suoni gutturali del tuo arcano gaditano. Leggi leggi ancora .Leggimi la tua scrittura
-Ma non ti annoi ? Sei gentile, sei sicuro di voler continuare?
-Lo sai che mi piace aiutarti e che tu aiuti me, poi gli errori così sono più visibili .
Ma è mai possibile che io fossi così scema?
Devo provarlo però,non basta un’intuizione, devo ricostruire questa vicenda, ricordare gli incontri, tutte le telefonate . Vuoto, non mi viene in mente nulla, sento freddo.
Non riesco a capire, perché faccio resistenza? Io non sono mai stata capace di rimuovere o di accantonare pensieri scabrosi. Sono fuori l’atrio, in strada.
L’aria fresca mi alleggerisce, affretto il passo verso casa e comincio a snebbiarmi .
Devo essere sincera con me e non aver paura, così non posso più continuare.
Scacco matto!
Ricordo la scena, ci sono dentro: eravamo sull’ isola vicina a Palermo, comoda da raggiungere poichè da Napoli il traghetto è diretto.
Tempo di vacanze e amici, una sera siamo rimasti soli , i baci sempre più insinuanti ed io incapace di reagire e di respingerlo con fermezza,muta, piegata, solo i miei occhi non si abbassavano come laghi oscuri conficcati nei suoi lascivi. In cucina lui alto m’afferrò e si chinò di nuovo di nuovo su di me per baciarmi le labbra il collo, allora girai il viso di scatto.
No, non voglio, lasciami andare
Dormi con me
Non è questo che vuoi, lasciami
E, non so se ebbe pietà o se temeva per sé, mi lasciò andare. Andò in camera sua che era di fronte la mia, lasciando la porta socchiusa , perché io vedessi , ma non guardai, i muri però erano sottili. Rannicchiata su me stessa con il lenzuolo tirato su fino a coprirmi la testa, mi bastò sentire, come un rantolo di morte, poi i suoi passi verso il bagno, lo sciacquone.
Invece al mattino continuavo a ripetermi:
-E’ un gentiluomo, poteva prendermi e non l’ha fatto, è un gentiluomo.
Dove c’è ingenuità non c’è colpa, ma quando c’è coscienza sì. Me la sono cercata.
Mi fa male il petto, accelero ancora il passo, comincio a sudare, mantengo l’andatura , ma la testa comincia a dolere e vedo tutto ammantato di giallo e fluttuante. Gli occhi mi lacrimano,due spade dentro.
Infilo tremante e sudata la chiave nella toppa, l’ascensore, presto in bagno, ho la febbre prendo un’aspirina, tra qualche ora devo essere pronta . Il telefono. È Carmen
– Fra un’ora passo a prenderti
– Ok
Le ombre si sciolgono non appena sfioro la realtà, è bastata la voce imperiosa di Carmen a distogliermi e a sollevarmi il cuore, va bene, vado al lavoro, ma avverto pesantezza alle gambe.
Va tutto bene mi ripeto, va tutto bene, è successo qualcosa, ma va tutto bene. Dico di sì e mi tuffo in questo tempo riempito. Mi preparo per la mostra con un look da urlo in nero.
Carmen è puntuale, arriviamo, ci sono tutti i notabili della città . Mi sento inadeguata, come sempre, osservata, mi raddrizzo e sfodero il mio broncio . Le donne puttane la plastificazione di tutto. Sì. è proprio una mostra di un’umanità terminale e sciagurata, che non è più capace di autenticità, un acquitrino maleodorante. Mi si avvicina l’assessore alla cultura, è una donna, chiacchieriamo per un po’, sembra molto disponibile, ha visto alcuni nostri lavori, mi chiede un biglietto da visita o il numero di telefono, ho un sussulto, faccio la tonta sbadata, rido .
– Sa com’è ? Il proprio numero non lo si ricorda.
Carmen s’avvicina, ha intuito il mio disagio, dà il suo numero e quello dello studio.
Mi chiede se sto bene .
-Sì sì sto bene, ma voglio andar via
-Resta ancora un po’
– No, non ce la faccio più, vado
– Allora a piedi, io non t’accompagno.
Sono già partita.
Di nuovo verso casa. Questa cosa non va, ho cambiato tutti i numeri di telefono, solo i miei figli e la mia socia amica , persino gli amici più cari non li hanno.
Mi sento ammorbata, sento puzza d’inganno dappertutto, la mia vita sembra un frigorifero con una scatolina con del cibo avariato dentro, ci sono tante cose belle, dolci piccanti amare, ma quella puzza ammorba tutto, persino i miei rapporti quarantennali come quello con Francesco, neanche lui ha più il mio numero. Nessun parente né amico, però Federico sì, lui è arrivato dopo, non può avere a che fare con tutto ciò.
Devo venirne fuori, mi è già tutto così pesante, ci mancava pure il maniaco e le oscenità nella conduttura del bidet telefonico. Mi sento spiata. Mi conosce. E se non fosse il professore , ma una persona che amo a me vicina?
Ho paura, sto sempre in atteggiamento di difesa , questa cosa pesa anche sulla mia professione, e dire che sono sempre stata molto attenta prudente, distante.
Occhio Giulia occhio!
Succede che sto andando fuori, non vedo l’ora di essere a casa al riparo. Ma è davvero un riparo?

Sonno elefante. Mi sveglio , mi alzo sono le 8. Fa freddo, mai sentito questo freddo a dicembre, accendo i termosifoni. Il nuovo lavoro accettato m’impone un’ulteriore disciplina, non posso poltrire come vorrei, preparo la colazione, faccio una spremuta con le brasiliane, sono dolci da sé, poi le abluzioni, sfaccendo, ogni tanto mi fermo e mentalmente organizzo la mia giornata. Devo passare dall’Aci per ritirare la carta verde quindi via libera, il bollo lo pagherò dopo, non ho i soldi, poi benzina, un po’ di spesa e infine da Carmen per le prove. Devo leggere il copione, mi piace, parla di donne estreme e favole, tra storie e cantastorie, siamo in quattro, oggi la prima prova, quella di lettura. A me hanno affidato due parti : la prima quella della vecchia puttana settantenne, ‘altra della giovane donna affetta da hiv. Mi incentro sulla prima,è così triste, devo caratterizzarla col dialetto poi. Dovrei godere di questi giorni che non torneranno più, maledetto denaro! Improvvisamente non saranno nemmeno le 10 il telefono squilla, rispondo distratta.
– Pronto
Puttana!
Lo sbatto per terra, riprende a squillare. Vado nell’altra stanza inquieta, col magone addosso.Il telefono tace. Lo stacco appena in tempo, ma squilla il cellulare. Numero anonimo. Lo spengo.
Vado in soggiorno. I burattini sono lì allineati, prendo la mia piccola Cappuccetto e la animo, divento lei, il collo mi fa male , non ho più l’età per certe cose , ma va meglio. Prima di tornare al copione faccio un caffè e ascolto musica” Le chemins de l ‘amour” nell’interpretazione di Jessye Norman, la canticchio e m’abbandono.
Le chemis de l’amour

Les chemins qui vont a la mer
Ont garde de notre passage
Des fleurs effeuillees et l’echo sous leurs arbres
de nos deux rires clairs
Helas, des jours de bonheur
Radieuses joies envolees
Je vais sans retrouver traces dans mon coeur

Ancora seguo la divina voce cantando, mentalmente divento lei…

Chemins de mon amour
Je vous cherche toujours
Chemins perdus, vous n’etes plus
Et vos echos sont sourds
Chemins du desespoir
Chemins du souvenir.

Gli applausi registrati mi riportano alla realtà, ma la mia voce estranea risuona, ancora ritorna insistente e con lei l’immagine del professore. Apro il computer vado alla mia casella di posta , posta in arrivo, cerca da Napoli, trovo scorro e rileggo sue vecchie e mail, in una si dichiarava geloso e alla mia domanda come si può essere gelosi di qualcosa che non si ha, la sua risposta:
Io ti ho tutte le volte che ti sento. Io ti ho tutte le volte che ti sento .
Ricordavo bene, l’ha pure scritto
Cosa vuol dire , ma davvero può essere lui , ma se mi vuole bene , se gli sono amica , se mi chiede consigli? Oddio! Di nuovo ripenso a tutte le volte che prima di presentare un articolo o capitoli di libri, mi chiedeva di leggerglieli, dicendomi che così era più facile individuare gli errori, una volta sull’isoletta lo chiese pure alla mia amica , ma il suo timbro lo infastidì, non era carezzevole.Una mattina appena svegliata lo salutai.
Buongiorno
Ripetilo
Buongiorno
Ancora
Ma cos’hai?
La tua voce
Sì dev’essere terribile , scusa sto dormendo
No no   la tua voce  mi piace, è molto morbida, accogliente, non la definirei “dolce” . piuttosto, morbida, morbidissima e serena come di chi sa cosa cerca e cosa sta ascoltando
Tu dici?
E mi sembra continuasse così…
-La tua voce smussa gli angoli, è una strada sinuosa, inventa le parole nell’istante in cui l’onda carezza il mio timpano , percorre e asseconda il profilo del corpo senza mai curvare bruscamente, senza soluzioni di continuità, senza staccarsi, lo risale e raggiunge come luce e suono ogni cellula, vibra in sintonia di frequenza e si somma e si amplifica riempiendomi
-Ma ti sei svegliato poeta? , ma dai, è ancora presto, stai sognando? Vuoi un caffè?
Era eccitato , lo ricordo bene e io imbarazzata. Devo rimanere lucida, forse mi sbaglio.

Sono passati mesi c’è una nuova presenza nella mia vita, una nuova casa e il tormento di sempre, il molestatore non demorde e io mi sento ammorbata, ho ricevuto appena adesso in questo febbraio che sa di primavera alle 14.11 una chiamata anonima:
–Puttana, troia!
Non rispondo,
ormai ho la segreteria permanente , che è meglio di un salvavita, ascolto l’ultimo messaggio di Federico
-Chiama
Più la registrazione di due messaggi di lavoro , ma al terzo eccolo di nuovo lì Il bastardo. Ecco in una giornata come questa mancava solo lui. Sto per chiamare Federico, ma lo squillo m’anticipa, non alzo il ricevitore,lo so, è lui. Squilla tre volte.
Cancello senza ascoltare, poi m’arrabbio con me, la polizia ha suggerito di registrare tutto, ma sono stata impulsiva, m’è pure passata la voglia di telefonare a Federico, intanto oggi è il suo compleanno, ma non me la sento. Torno ai miei compiti: pulisco il bagno, raccolgo i panni sporchi li trasferisco in lavatrice, avvio il programma. Non riesco a distrarmi,vorrei scrivergli qualcosa, ma lui è già qui, un messaggio. Adesso basta , devo affrontarlo, è troppo, lo chiamerò io, che senso ha prolungare questa tortura.
-Ciao
-Ciao, cos’è questa vocetta?
-Sono triste, vengo adesso dal commissariato, sei tu, sei tu che telefoni e mi tormenti, ho riconosciuto il tuo numero.
Silenzio.
-Una telefonata può partire
-Ma che dici, perché? ( E’ lui ,ne ho la certezza, sta tremando, l’ho stanato!)
-Cosa hai raccontato loro?( c’è più di un filo d’apprensione nel suo tono, è paura .)
-Non ti ho denunciato, se è questo che temi, non al momento. Perché mi hai fatto questo?
-Giulia, calma,non piangere, non sono io che…
-Zitto, non puoi mentire, era il tuo numero. Perché ? Perché se ti sono amica? Avrei potuto capire la tua debolezza, perché invadermi di nascosto, ma chi sei?
-Baby Giù, io ti voglio bene, è la tua voce che…
Metto giù, altro non c’èDai primi giorni di settembre vivo in casa da sola, dato che, i miei due figli Luciana e Marco, per motivi di studio, vivono fuori sede, da quel momento sono iniziate ad arrivarmi presso l’utenza telefonica di casa avente N. 091/272213delle telefonate anonime con cadenza saltuaria e anche in orari notturni.
Il 26 9 2010, nella nottata , all’incirca verso le ore 2.oo, arrivava una telefonata sull’utenza di casa, che tra l’altro non compare tra gli abbonati telecom, in elenco, con la quale l’ignoto interlocutore , con musica di sottofondo, ansima.
Le telefonate si sono susseguite nella nottata, per circa venti minuti, ogni qualvolta telefonava, io ripetutamente staccavo il collegamento e nella speranza che desistesse, nell’ultima chiamata gli dicevo che il mio telefono risultava sotto controllo.
Per quanto sopra non ho sospetti alcuno. Arrivano successivamente altre telefonate, tanto da costringermi a tenere l’utenza telefonica staccata e contestualmente chiedere alla telecom l’emissione di un altro contratto con altro numero telefonico.
Mi arrivano altre telefonate sull’altra utenza n 339xxxx a me intestata, il 29 e il 30 9 duemila e dieci e cosa stranissima l’interlocutore mi ha chiamato con il nomignolo Babygiù , conosciuto e usato solo da poche e intime persone.

AA. D. r: non ho sospetti alcuno, non ho altro da aggiungere e confermo quanto già dichiarato.
Letto confermato e sottoscritto, significando che copia viene rilasciata al denunciante e per gli usi consentiti dalla legge…

Annamaria Tedesco

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