Se i governanti parlano “latinorum”, chi ci capisce è bravo

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Analisi semiseria delle risposte del Comune alle dieci domande di Malgrado tutto sulla Tarsu di Racalmuto

FaldoniSi dice: chi ha lingua passa il mare. Ma oltre alla lingua, cioè l’abilità a saper comunicare, esiste anche l’antilingua. La definizione è stata coniata da Italo Calvino: “Caratteristica principale dell’antilingua è quello che definirei il ‘terrore semantico’, cioè la fuga di fronte ad ogni vocabolo che abbia, di per sé un significato”. Bisogna partire da qui per tentare di capire come parlano – più spesso, come scrivono – gli uffici pubblici, i funzionari, i dirigenti. In altre parole, l’antilingua è la lingua del potere. Alessandro Manzoni, maestro di scrittura, affidava a Renzo il suo fastidio per il “latinorum”. Ora, leggendo le risposte che gli uffici comunali e la Commissione straordinaria hanno dato alle dieci domande di Malgrado tutto sulla Tarsu di Racalmuto, viene spontanea un’altra domanda: ma che vogliono dire?

 

Va dato atto alla Commissione straordinaria di avere risposto con grande cortesia agli interrogativi di questo giornale. Risposte però un po’ troppo sibilline. Risposte piene di locuzioni come queste: “contestualmente”, “il predetto piano”, “tese a armonizzare”, “al fine di”, “ivi compresi”, “lo scrivente ufficio”.

Diciamolo: frasi per certi versi incomprensibili. E’ invece comprensibile la difficoltà del tema, la complessità delle norme e dei regolamenti, la necessità di fare ricorso a termini tecnici, ma, suvvia, forse si poteva fare un piccolo sforzo per trovare una lingua meno burocratica, meno misteriosa. Specialmente se uno deve spiegare a una popolazione abbastanza inferocita perché e per come deve pagare una tassa raddoppiata in due anni.

La chiarezza a volte risolve i conflitti. Ma in questo caso la chiarezza è rimasta nascosta tra le righe. E per capirci qualcosa ci vuole il traduttore simultaneo dall’officialese. Prendiamo una frase come questa: “Lo scrivente ufficio non ha dati attendibili da comunicare”. Tradotto in italiano corrente: “Non abbiamo notizie certe”. Più semplice, no?

I commissari forse avrebbero fatto meglio, come altre volte, a rilasciare un’intervista a voce chiedendo, come avviene in tutti i giornali del mondo, di controllare il testo prima della pubblicazione. I lettori avrebbero perduto alcuni riferimenti giuridici, ma avrebbero capito qualcosa di più sul motivo per cui la Tarsu a Racalmuto costa quasi 8 euro a metro quadrato.

Compito dei giornalisti è proprio quello di esemplificare (banalizzare, se si vuole) i linguaggi tecnici. I giornalisti non sanno niente, ma spiegano tutto, si diceva un tempo. Un grande direttore come Arrigo Benedetti, fondatore del settimanale L’Espresso, stracciava gli articoli dei suoi redattori se trovava la frase “il presidente si è recato presso la sua abitazione”. E diceva: si scrive come si parla e si parla come si mangia. Il presidente non si reca, ma va a casa, come tutte le persone normali.

Noi non vogliamo nemmeno pensare che le risposte siano state date in puro burocratese per non farsi capire – il burocratese, ha scritto la studiosa Federica Pellegrino, è “un linguaggio a basso valore comunicativo, asimmetrico, che si disinteressa della comprensibilità del proprio interlocutore, anzi, a volte, tende proprio a generare l’effetto opposto, e cioè evitare di far capire”.

Pensiamo invece che la fretta, la complessità degli argomenti, l’abitudine a consultare delibere e codici, abbiano fatto dimenticare che quando si scrive a un giornale è meglio parlare chiaro ed evitare il burocratese che ricorda molto il “nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero” su cui fantasticava il dottor Ciccio Ingravallo nel Pasticciaccio brutto de via Merulana.

E per questo ci permettiamo di dare un consiglio: i commissari nelle prossime settimane dovranno andare all’Assemblea regionale siciliana per rispondere a queste stesse dieci domande che sono state fatte proprie dal deputato regionale Matteo Mangiacavallo del M5S. Ecco, quando saranno lì, davanti ai componenti della Commissione territorio e ambiente, si portino i loro documenti, le carte d’appoggio, le note, le delibere, le relazioni, le istanze e le disposizioni, ma evitino in tutti i modi di ripetere frasi come questa:

“Successivamente la Regione con Circolare 19-Sett-2013 – LINEE GUIDA A.R.O. “Linee guida per la redazione dei piani di intervento in attuazione dell’art. 5, comma 2 – ter della l.r. n. 9/2010 e ss.mm.ii. Nelle more dell’adozione dei piani d’ambito” tra le altre introduceva ulteriori disposizioni tese ad armonizzare il servizio di r.s.u. giudicando antieconomico costituire l’A.R.O. (Area di raccolta ottimale) in forma singola, ma auspicando la costituzione di ARO in forma associata per abbattere i costi di gestione”.

Questa non è una frase, infatti, ma un rebus della “Settimana Enigmistica”.


Colpi di Spillo

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