Scoperta la tomba del pittore Pietro D’Asaro. Un mistero lungo quattro secoli





ESCLUSIVO Un antico documento, una cripta, un antico convento. I resti del Monocolo sepolti a Racalmuto, nella chiesa di Santa Maria di Gesù. Malgrado tutto ricostruisce un giallo storico

Risolto il giallo sulla sepoltura del Monoculus Racalmutensis Pietro D’Asaro. La cripta della chiesa di Santa Maria. Nel riquadro l'autoritratto di Pietro D'AsaroPer 367 anni non si era mai saputo con precisione dove fosse sepolto il grande pittore del Seicento. A Palermo? A Racalmuto? Ma dove, con esattezza? La tomba dell’artista era un mistero storico. Adesso, secondo un importante documento d’archivio, diventa chiaro che i resti del pittore racalmutese sono custoditi nell’antica chiesa di Santa Maria di Gesù, all’interno del cimitero comunale di Racalmuto.
L’intrigante vicenda su dove riposano le spoglie del valente pittore siciliano sono messe a nudo da un atto del 1603 conservato nell’archivio della Matrice di Racalmuto, il paese natale del pittore e dove si conservano importanti opere soprattutto all’interno delle chiese. Un documento che abbiamo potuto leggere e che porta alla cripta della chiesa, un tempo convento, alle porte del centro abitato.

Il 16 settembre del 1603, tre confratelli del convento di Santa Maria, autorizzati dalla confraternita, concedevano al ventiquattrenne Pietro D’Asaro la concessione perpetua di una cappella gentilizia presso la chiesa, da destinare a sepoltura per sè e per i suoi familiari. D’Asaro ha corrisposto ai frati “dieci onze pagate in dieci anni”: …Petro de Asaro pictori… pro se et suis heredibus in perpetuum quondam capellam fondata in dicta venerabili ecclesia Sancti Stephani.
Il documento spiega bene qual è l’altare. Il secondo nella navata sinistra, accanto la sepoltura di Giovanni Grillo e di fronte al fonte battesimale. In quell’altare, probabilmente non a caso, si conservava, fino al 1866, un dipinto dello stesso D’Asaro: era il quadro della Lapidazione di Santo Stefano che – secondo lo storico Giovanni Di Falco che a breve pubblicherà un volume sulla vicenda del D’Asaro e su altre inedite storie di Racalmuto – si trova ora custodito al Palazzo Abatellis, a Palermo.Chiesa di Santa Maria. In fondo l'altare con la cappela dei D'Asaro
I resti del “virtuoso disegnatore“, come lo definì nel 1788 Padre Fedele da San Biagio, si trovano dunque nel sottosuolo della chiesa conventuale del cimitero, chiusa al culto dopo la famosa legge del 1866 sulla soppressione delle corporazioni e congregazioni religiose e trasferimento dei beni ecclesiastici ai Comuni.

Di questo grande pittore, nato nel 1579, si conoscono oggi poche notizie relative alla sua vita. Si sa che da ragazzo si formò lontano dalla Sicilia, probabilmente sostenuto economicamente dai Del Carretto, signori di Racalmuto. In seguito decise di vivere e operare nel suo paese. Tante le opere lasciate in molti centri dell’isola e molti firmati “Monocolo di Racalmuto“, perché orbo di un occhio: così appare ancor oggi il suo volto, in quell’autoritratto, bellissimo ed ironico, conservato in Matrice. Niente si conosce, a parte qualche particolare sulle sue proprietà, di sua moglie e dei suoi figli, della sua bottega racalmutese e delle sue frequentazioni.

Pietro D'Asaro, autoritratto. Olio su telaSappiamo però che Pietro D’Asaro morì all’età di 68 anni, l’11 giugno del 1647. Uomo assai colto – sensibile sicuramente agli avvenimenti culturali del tempo – il pittore era abbastanza ricco e vicino ai potentati dell’epoca. E in quella chiesa che lui stesso ha scelto come suo ultimo indirizzo, venivano sepolti, oltre a influenti uomini di chiesa, nobili e borghesi d’alto rango.

Più di cinquant’anni dopo la morte di D’Asaro, e precisamente nel 1701, nella cappella dedicata alla Madonna (“sul cui altare è l’immagine lignea che nei giorni della sua festività si porta solennemente in processione per tutto il paese”, scrive Giuseppe Nalbone) viene tumulata la salma di Donna Melchiorra Lanza, moglie del conte Girolamo Del Carretto.

Degli altari principali della chiesa rimane poco. Ma resta intatta la cripta (come documentato dalle immagini di Alessandro Giudice Jyoti, inedite, qui pubblicate per la prima volta), anche se durante i restauri molti resti umani sono stati trasferiti nel vicino ossario.Racalmuto, Chiesa di Santa Maria

I custodi del cimitero raccontano che l’arciprete Alfonso Puma, dopo i restauri della struttura, aveva intenzione di svelare il mistero e rendere pubblica la notizia. Ma la morte non gli consentì di dare la notizia che aggiunge un tassello importante nella biografia del pittore racalmutese.

Dopo quasi quattro secoli, dunque, pare risolversi un enigma storico. E se davvero i resti del Monoculus riposano ancora in quella chiesa, le prossime amministrazioni comunali di Racalmuto, la Provincia e la Regione dovrebbero fare in modo di riaprire quella chiesa e rendere visitabile il luogo dove è sepolto quel misterioso artista racalmutese che con un solo occhio dipinse decine e decine di tele e pale d’altare. Quel pittore che ancor oggi incanta tutti non solo per il valore delle opere, ma, appunto, per il velo di mistero che ruota attorno alla sua vita. E alla sua morte.

Salvatore Picone

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *