Sciaccamare c’è, anche se non è più il tempo delle orche grasse

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Il problema dei servizi e il sogno svanito della Città delle Terme che mirava a diventare il terzo polo turistico della Sicilia

SciaccamareOttocento camere spalmate su quattro alberghi quattro stelle a loro volta dislocati su ottanta ettari di terreno. Trecentodieci persone al lavoro. Previsioni di flussi per il 2013: circa trecentomila ospiti. Benvenuti a Sciaccamare. Una stagione, quella del 2013, che sconta un calo del mercato turistico. Soprattutto di quello italiano. Ma Aeroviaggi, il tour operator di Antonio Mangia che dal 1993 (prima come locatario, poi come proprietario) gestisce questi hotel sta lavorando con sempre maggiore intensità sul mercato internazionale.

E gli ospiti tra gli hotel Lipari, Alicudi, Cala Regina e Torre del Barone parlano lingue diverse: il francese, l’inglese, il finnico. Sempre più spesso da queste parti si parla anche il russo. E chi pensasse che i turisti che alloggiano a Sciacca sono solo quelli della terza età, si sbaglia di grosso. Antonio Mangia continua a credere negli hotel di Sciaccamare. Lo dimostra il fatto che negli ultimi anni ha effettuato investimenti specifici per migliorare la qualità dell’offerta turistica. Cinque milioni di euro è l’importo dell’ultimo investimento. Soldi utilizzati per la ristrutturazione di ben 175 camere. L’idea è quella di rendere questo impianto al passo con i tempi. Perché il mercato del turismo non è più quello di un tempo. Il cliente oggi è sempre più esigente. E poi ci sono i forum su Internet. Quelli nei quali chi ha vissuto un’esperienza in una struttura ricettiva ci tiene a far conoscere il suo giudizio agli altri. Dando anche il voto. E allora è necessario fare in modo che il giudizio su Sciaccamare sia sempre più alto. Strutture più aperte alla città. Anche se sui servizi al turista occorre fare qualcosina in più. Spiaggia privata, ristoranti, bar. E poi il trenino. Il mitico trenino di altAbano Sciacca che quando si sperava che di alberghi ne nascessero nove aveva illuso un po’ tutti: politici e imprenditori, fornitori e forza lavoro reale e potenziale. Piangere sul latte versato non ha più senso. Oggi Sciaccamare c’è. Non è più il tempo delle orche grasse. Le orche allevate in Norvegia in attesa di essere trasferite a Sciaccamare, per fungere da attrazione per gli ospiti degli alberghi. Tempi megalomani. Dove si ipotizzava che Sciacca diventasse il terzo polo turistico della Sicilia. Dopo Taormina. Dopo Cefalù. Le cose non hanno preso la piega che si sperava. E nel primo trimestre del 2013 Sciaccamare ha già dovuto versare nelle casse del comune 9 mila euro. Sono i soldi dell’imposta di soggiorno calcolata sulle presenze. Costo di ogni camera: un euro e cinquanta a persona. “Speriamo in un miglioramento generale dei servizi a disposizione dei turisti”, ha detto Calogero Napoli, direttore degli alberghi di Sciaccamare. Lo sperano davvero tutti.

Massimo D’Antoni

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