Sciacca, tra aspettative e dubbi si anima il dibattito sul centro commerciale

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Un investimento da 35 milioni di euro che fa gola ad un Comune che sta attraversando una delle crisi finanziarie più difficili degli ultimi trent’anni

 

Sciacca«Al punto in cui siamo è preferibile che anche Sciacca abbia il suo centrocommerciale».Questa dichiarazione ha sorpreso un po’ tutti. Sì, perché a farla è stato Toni Siragusa, battagliero esponente di Confcommercio, che da anni si batte contro le medie e grandi strutture di vendita. «Stanno uccidendo le piccole attività», diceva. Ha cambiato idea? In realtà no. Più che altro si è rassegnato alla dura realtà. Perché, più che altro, ha preso atto che la liberalizzazione sul campo commerciale è ormai irrefrenabile e senza soluzione di continuità.

Tanto più che la gente di Sciacca nei centri commerciali ci va. Eccome se ci va. A frotte le famiglie fuggono a Castelvetrano, ad Agrigento, a Palermo. “I soldi dei saccensi finiscono altrove. Meglio, a questo punto, che quanto meno rimangano qui». Il ragionamento (a denti stretti) di Siragusa in effetti sembra filare.

È solo una parte di un dibattito ampio. Da mesi a Sciacca si parla solo di centro commerciale. Sorgerà nei pressi dell’ospedale, in un appezzamento di terreno da 30 mila metri quadrati (26 mila dei quali destinata all’edificazione, il resto alla creazione di un parcheggio da 1.500 postiauto). Trenta negozi, trecento posti di lavoro. Numeri da capogiro, che stuzzicano appetiti diversi. La ditta che vuole costruirlo è la Collegno Srl. Il suo presidente si chiama Franco Cardinali. È la società che ha costruito il centro commerciale Forum di Palermo, nella zona di Brancaccio. Occorre, però, una variante urbanistica. La zona è a destinazione agricola. Nel nuovo piano regolatore sarà commerciale. Ma quello in vigore non è il nuovo piano. Il consiglio comunale sarà chiamato a breve a dare il via libera a questo progetto.

Un investimento da 35 milioni di euro, più altri 3,5 milioni di oneri di urbanizzazione. Soldi che fanno gola al Comune di Sciacca, che sta attraversando una delle crisi finanziarie più difficili degli ultimi trent’anni. Non mancano i dubbi, però. Soprattutto per il destino delle piccole attività commerciali del centro. Dove molti negozi sono costretti ad abbassare la saracinesca e a dichiarare fallimento. Sono andati in fumo negli ultimi anni milioni di euro. Quelli accumulati da tanti genitori che, dilapidando le liquidazioni raccolte in anni di lavoro, hanno aperto un negozio ai figli per scongiurarne l’emigrazione. In qualche caso è andata bene. In molti altri casi è andata male. E l’emigrazione è diventata inevitabile. “Senza una programmazione sui bisogni del territorio è inevitabile che vada a finire così”, ha detto l’economista Gaetano Di Noto. Aggiungendo che dal punto di vista commerciale Sciacca ragiona come si ragionava nel 1913, mentre dovrebbe ragionare come se si fosse nel 2113.

Ma è tempo per nuovi centri commerciali? Il mercato non è saturo? Alla domanda risponde lo stesso Cardinali, promotore dell’investimento di Sciacca: «Invito la comunità a non diffidare del nostro progetto, perché non trascurerà gli interessi del territorio. Un centro commerciale a Sciacca è strategico – aggiunge – perché gli stessi impianti che si trovano vicino sono piccoli centri, mentre il nostro sarà più grande e riteniamo ovviamente che sarà un investimento produttivo, sulla scia del centro Forum di Palermo che abbiamo costruito proprio noi». Rischi per i negozi del centro storico? «Abbiamo fornito la massima disponibilità ad ospitare le imprese locali nel nostro centro commerciale.Non rappresentiamo un problema per i piccoli negozi. Certo, ce ne sono che dovrebbero attrezzarsi per essere più competitivi, ma questo a prescindere dalla nostra nascita.». Per la stessa costruzione del centro commerciale saranno utilizzate maestranze di Sciacca. «Lo abbiamo previsto nell’ ambito dello stesso protocollo d’intesa già sancito col Comune», ha aggiunto Cardinali. Dopo l’approvazione in Consiglio comunale della variante il punto tornerà alla conferenza di servizi presso l’assessorato allo sviluppo economico, per avere l’autorizzazione commerciale. Dalla posa della prima pietra in poi il centro potrebbe essere edificato in 12-14 mesi.

Massimo D’Antoni

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