Sciacca, quel glorioso teatro demolito dalle pulci

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Il Politeama “Mariano Rossi” era un vero e proprio Tempio della Cultura nella Città delle Terme. I saccensi non hanno mai perdonato la sua demolizione. Naturalmente le pulci non c’entravano niente.

Il Teatro Mariano Rossi

Il Teatro Mariano Rossi

Era drammaticamente infestato di pulci il Politeama Mariano Rossi di Sciacca. Almeno così si disse all’epoca. Fu quello il motivo buono (sic!) per tirarlo giù. Era la metà degli anni ’50. La città, costretta da allora ad inseguire un riscatto culturale mai più completato, un teatro ce l’aveva. Un cine-teatro, per l’esattezza. In tempi precedenti ne era stato amministratore perfino il grande sindacalista Accursio Miraglia. «’U raggiuneri», come tutti lo chiamavano si occupava di tutto: dei conti, del borderò, anche delle scelte artistiche. Capiva di cultura Miraglia. Di arte, di spettacolo, di teatro. E d’altra parte sua moglie Tatiana Klimenko l’aveva conosciuta in un teatro. Lei era stata una ballerina russa, di famiglia discendente dagli zar. Al Rossi si erano esibite orchestre, si erano rappresentate operette, ne avevano calcato le tavole cantanti e attori importanti. Lucio Ardenzi, Michele Abruzzo. Anche Nino Martoglio.

C’era anche il cinematografo. Poi, improvvisamente, il nulla. Un teatro da trecento posti demolito. Perché c’erano le pulci? O perché i palchi erano tarlati? No, non è possibile uccidere la cultura per così poco. Normalmente la cultura viene uccisa dal denaro. Fu così anche quella volta.

Potremmo immaginare il destino del Teatro Rossi attagliandolo alla demolizione del “Nuovo cinema paradiso”. Quando il popolo di Giancaldo (nome inventato da Peppuccio Tornatore) guarda basito all’implosione del luogo dei sogni. La fine di un’era. E la fine di un’era fu anche la demolizione del Teatro Rossi. Un teatro importante, a forma di tempio, con le colonne all’ingresso. Tirarlo giù:perché? Perché i proprietari di quella zona avevano deciso di farci una più redditizia stazione degli autobus. E perché tanto loro avevano deciso di investire nella costruzione di almeno altri due cinema. Uno da ricavare in un edificio storico, il complesso di Santa Margherita, l’altro da costruire ex novo.

Il Teatro Rossi era diventato dunque un ingombro. E fu demolito. Senza tanti complimenti. Una demolizione simbolica del degrado culturale, un episodio ormai lontano nel tempo ma mai del tutto perdonato dalla gente di Sciacca.Una ferita aperta alla quale nel 1974 si tenterà di rimediare con la megalomania. Il progetto di un grande edificio moderno da costruire alle Terme. Nasce il teatro Samonà. O meglio: nasce il cemento del Samonà. Spettacoli: zero. Perché i lavori qui sono ancora in corso. E nel frattempo le esigenze culturali hanno lasciato spazio a quelle cementizie.

La gente di Sciacca, anche chi è nato dopo la sua demolizione, ha continuato a rimpiangere il Cine Teatro Rossi. Non ha mai perdonato chi decise di demolirlo. Compreso chi, dai piani alti del Comune (sindaco allora era il sen. Molinari) autorizzò quello scempio. Perché di scempio si trattò. Di offesa alla cultura si tratta ancora oggi. “Meno male che non avevamo un teatro greco, sennò l’avrebbero coperto di cemento perché ritenuto troppo vecchio”, dice oggi un vecchio professore di beni culturali in pensione, gran camminatore in città. Chi lo conosce sa che quando lui passa davanti al luogo dove si trovava il Rossi, si ferma si guarda intorno e rassegnato scuote la testa.

E le pulci? Non fu per colpa delle pulci che il teatro fu demolito? Se quella fosse stata la verità, una buona dose di DDT avrebbe risolto il problema. Tenendo in piedi un tempio della cultura. Ma questa città da sempre si vuole male. E lo dimostrò anche a quell’epoca.

 

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