Sciacca, scuole nel caos e genitori sul piede di guerra

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La vigilia dell’inizio dell’anno scolastico tormentata da diversi problemi. Ecco alcuni esempi

Scuola Sant'AgostinoCari presidi, con la presente vi auguro buon anno scolastico. Ne approfitto per pregarvi di non scomodarvi a chiedere soldi, ché in cassa non c’è un centesimo. Così, più o meno, il commissario straordinario della provincia di Agrigento Benito Infurnari, si è rivolto di recente ai dirigenti scolastici delle scuole superiori agrigentine. Le scuole di competenza della “fu” provincia regionale. E mentre licei, istituti tecnici e professionali si industriano per capire con quali risorse dovranno pagare le bollette della luce e del telefono (tanto per citare il fabbisogno basilare), la scuola pubblica subisce l’ennesimo durissimo attacco. Genitori sul piede di guerra. Anche a Sciacca dove, durante i consigli d’istituto ripetutamente convocati nelle sedi scolastiche per fare il punto della situazione, volano parole grosse.

Il punto è che soluzioni non ce ne sono. Anzi, una c’è. Ma è la solita: chiedere ai genitori di mettere mano al portafogli. Ed è così che ci si trova costretti ad invocare il famoso obolo utile a creare un fondo cassa. Necessario, come impone ormai da anni una certa triste tradizione, a comprare la carta igienica o le risme per le fotocopie.

Insomma: il diritto allo studio è sempre più penalizzato. Ma nella città delle Terme non succede mica solo questo. Ci si mettono perfino i vizi delle virtù a produrre problemi su problemi. Viene fuori così che il comune, pur avendo intercettato una raffica di finanziamenti per ammodernare, ristrutturare, rendere più sicure le scuole materne, elementari e medie, sta affrontando una crisi senza precedenti. L’ottima notizia dell’arrivo del finanziamento diventa secondaria rispetto ad una burocrazia che talvolta dimentica il calendario. Che il primo giorno di scuola dovesse essere lunedì 16 settembre non è certo notizia di questi giorni. Eppure, tra disponibilità dei finanziamenti, accreditamenti, gare d’appalto, aggiudicazioni e (immancabili) ricorsi delle ditte escluse, gli interventi sulle scuole sono partiti in nettissimo ritardo. Costringendo oggi una scuola, l’elementare Sant’Agostino di viale della Vittoria tanto per dirne una, a far slittare di due giorni l’inizio dell’anno scolastico. I bambini potranno prendere posto tra i banchi soltanto mercoledì 18. Non prima.

Ma l’emergenza non finisce qui. Alla Sant’Agostino, edificio vecchio più di quarant’anni, occorrono interventi strutturali piuttosto complessi, dall’impiantistica al rifacimento degli stessi intonaci. Perché la sicurezza è tutto, e non è necessario scomodare le tragedie degli anni scorsi. Ed è così che il Comune è stato costretto a prendere in affitto un edificio privato, dove poter allocare una decina di classi. Sobbarcandosi un bell’impegno finanziario per pagare l’affitto all’incredulo e felice proprietario.

Situazione simile ad un istituto comprensivo, quello intitolato ad Ignazio Scaturro. Qui l’edificio è vecchio e inagibile. Le classi della media dovranno essere spostate. Ma in questo caso, per fortuna, il Comune non pagherà alcun affitto, avendo individuato alcune stanze di un antico convento, l’istituto Sant’Anna, recentemente rimesso a nuovo. Condizione oltremodo complicata anche per il comprensivo Mariano Rossi, situato nella popolosa area periferica della Perriera, che per i lavori di ammodernamento (e anche di allargamento, vista l’escalation di nuovi iscritti) dovrà iniziare l’anno scolastico con l’odioso meccanismo dei doppi turni. Non c’è alternativa. La mattina al lavoro la scuola materna ed elementare, il pomeriggio (nelle stesse classi) la scuola media. Il preside Luigi Abbene garantisce che si tratta di un disagio limitato: “Durerà al massimo trenta giorni”, si affanna a dire ai perplessi genitori.

In tutto questo bailamme a Sciacca è in piedi anche un’altra questione. Dieci classi di scuola elementare sono state sistemate, ormai tre anni fa, all’interno del convento dei frati Cappuccini, in locali attigui alla omonima parrocchia. Sono finite lì dopo un’incredibile vicenda che ha visto il comune sottoscrivere (e recentemente risolvere) un contratto d’affitto per locali rivelatisi piccoli e inadeguati, nell’ambito di una vicenda finita perfino sotto la lente d’ingrandimento della procura della repubblica, che indaga su funzionari comunali, tecnici, un ex assessore e i proprietari della struttura. Per due anni i Cappuccini si sono accontentati di un rimborso spese. Ma da quest’anno è entrato in scena il Fec (Fondo per gli edifici di culto), che opera presso il ministero dell’Interno. E che, da quest’anno, ha rivendicato pretese economiche ben più consistenti. Mettendo nei guai l’amministrazione, che ha dovuto reperire i fondi necessari tra le pieghe di un bilancio tutt’altro che florido. Col rischio di dover rinunciare a questi locali. Ipotesi che ha preoccupato e non poco le trecento famiglie interessate, che avevano dato vita a forti manifestazioni di protesta poi per fortuna rientrata.

Massimo D’Antoni

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